Maria Kalaniemi & Pekko Käppi – Täreportens Pärla (Tears to Pearls)/Maria Kalaniemi &Timo Alakotila – Morgondimma (Åkerö Records, 2026)

Il “Kalevala”, l’epopea nazionale finlandese e della Carelia, il poema cantato dall’eroe saggio Väinämöinen – l’Orfeo nordico –, che si accompagnava con il kantele, la cetra (classificata anche come salterio o arpa) a corde pizzicate, metalliche di uguale spessore e diversa lunghezza. L’opera è suddivisa in 50 runi (canti), assemblati dal medico Elias Lönnrot tra il 1833 e il 1849. Narra la creazione del mondo, le gesta degli eroi sciamanici Väinämöinen e Ilmarinen, e le lotte contro la terra oscura di Pohjola per il possesso del magico mulino Sampo. In questo lavoro Maria Kalaniemi e Pekko Käppi ci restituiscono con estrema fedeltà il commovente quarantunesimo canto e con i loro arrangiamenti colgono il potere magico e taumaturgico della musica presente nel testo ma traducendolo in svedese. Secondo il mito il saggio Väinämöinen costruisce il kantele con le ossa di un luccio gigante e inizia a suonarlo. La sua melodia è talmente incantevole che tutti gli esseri viventi, gli umani, inclusi gli dèi e gli spiriti, gli animali del bosco e del mare, accorrono ad ascoltarlo e scoppiano a piangere, commossi dalla bellezza del suono. I due musicisti danno una personale ma fedele lettura: troppo scontato sarebbe stato utilizzare il kantele come strumento di accompagnamento. Preferiscono utilizzare un aerofono come la fisarmonica a bassi sciolti, di cui Kalaniemi è da molti lustri astro del firmamento musicale finnico, unita al jouhikko – lira ad arco a tre corde in cui si suonano sempre due corde contemporaneamente, una tastata e l’altra a vuoto – di Käppi, strumentista di formazione etnomusicologica, compositore, produtto e ricercatore. Si crea così una texture fatta da suoni lunghi e continui, bordoni che si sovrappongono timbricamente evocando gli spazi immensi di quel Paese e la tensione emotiva del poema. Su questo tessuto sonoro si snoda il canto dialogico della voce maschile e quella femminile, a volte accavallandosi; la melodia dorica è sempre discendente, fatta da poche note ed è basata sul peculiare ottonario runico del “Kalevala”. Il tono è quello del racconto, il verso viene ripetuto due volte allo stesso modo creando così un effetto catartico e consentendone la memorizzazione. Ne scaturisce un effetto benefico e straniante che spiega il perché ascoltando questa musica, anche distrattamente, si viene catturati da una sorta di incantamento. Inoltre, da qualsiasi luogo si ascolta, si ha immediatamente la percezione della sua provenienza geografica e si è trasportati idealmente nei laghi della Carelia o nelle spaziose architetture metropolitane di Alvar Aalto. L’impianto musicale è certamente di tipo tradizionale, in un Paese in cui la musica del popolo è da molto tempo studiata e dove la divisione tra colto e popolare non è mai stata distante, come dimostrano anche grandi compositori accademici come Jean Sibelius e Arvo Pärt, estone ma finlandese di adozione culturale. In questo lavoro musicale il canto viene sintetizzato da undici tracce che seguono una struttura narrativa e concettuale unitaria e con un crescendo che evince nei primi quattro brani dove non si riesce a resistere alla magia della musica (“Sångarstenen | Ilokivi | Mirthstone”, “Gäddans klang | Hauen kalske | Pike’s”). Con la quinta e sesta traccia (“Gråtkväde | Itku | Lament” e “Tåreporten |Kyynelpor i | Weeping Portal”), si celebra il pianto di Väinämöinen e la musica diventa così potente che lo stesso eroe inizia a piangere. Le sue lacrime cadono nel mare e si trasformano in perle blu, un'invenzione narrativa introdotta da Elias Lönnrot. Si ha poi un cambiamento affettivo-emotivo verso il tragico che culmina in un momento parossistico in “Hymn”. Nelle ultime quattro tracce (“Tårepärlan | Kyynelhelmi | Teardrop”, “Knipan | Telkkä | Goldeneye”, “Maanitus” e “Archaica”) si assiste al trionfo della musica sulla natura: gli animali della foresta, i pesci del mare e gli uccelli del cielo, insieme a tutti gli elementi naturali, si fermano estasiati. Un disco che mi ha letteralmente stregato, poetico nella sua essenzialità, mi ha regalato momenti di allontanamento dalla attanagliante canicola di questi giorni. Consiglio di ascoltarlo e viverlo intensamente. 
Con “Morgondimma” Maria Kalaniemi e il raffinatissimo pianista Timo Alakotila festeggiano il trentacinquesimo anniversario della loro collaborazione. Certo non è facile far dialogare due strumenti temperati e a tastiera, uno a corde e l’altro aerofono, organologicamente affini ma con sonorità molto diverse, senza mai cadere nello scontato. Il livello di empatia musicale raggiunto dal duo però gli consente di arrivare ad una grande espressività e complicità musicale attraverso un’intesa impercettibile a chi è fuori del loro contesto creativo. L’occasione gliela fornisce questo disco nato da un progetto sostenuto dalla Finnish Cultural Foundation e che gli ha stimolato la scelta di un repertorio quanto mai vario e vasto, dalla musica balcanica, al tango argentino a forme barocche e, naturalmente, dalla musica finlandese e svedese, identità bifronte del loro Paese. “Morgondimma”, è anche il titolo della composizione di Lasse Mårtenson (testo e musica) compresa nel lavoro, in cui la metafora del pescatore che reagisce al rumore del mondo moderno con la contemplazione mattutina del mistico e silenzioso paesaggio sonoro del mare nordico manifesta il senso profondo dell’album. Il lavoro si apre con tre brani in cui i due artisti presentano arrangiandola con originalità la musica tradizionale della loro terra, “Lyckönskan”, brano evocativo delle sterminate terre del Nord Europa, “Munsala”, una ritmica danza stilizzata e la suggestiva “Hambo vid fäbodan”. Segue “Metsäkukkia”, un valzer canonico in cui la melodia è costruita sul classico giro armonico per quarte, una sintesi tra atmosfere nordiche, una musette francese e le balere romagnole. Nell’album sono presenti anche due tanghi argentini – la passione per il tango in Finlandia e la sua sedimentazione nella cultura popolare è cosa nota – che creano un ponte intercontinentale. In “Oblivion” di Astor Piazzolla si trova una continuità emotiva tra due popoli diametralmente opposti come solo la musica può fare, e “Tango Berlin”, ottava traccia è una composizione originale che ricorda come il bandoneon, lo strumento-bandiera del tango simile alla fisarmonica, in fondo è nato in Germania. Alla sesta traccia, troviamo la già citata title track, una tranquilla e cullante barcarola in maggiore e in tempo ternario cantata dalla stessa Maria e accompagnata dal quartetto d'archi formato da Kari Olamaa, Teija Kivinen, Tiila Kangas and Jussi Seppänen; da notare la toccante uscita sulla melanconica sesta napoletana nel ritornello che collega idealmente il mare partenopeo con quello nordico. Alla settima c’è “Polska”, basata su una tipica danza tradizionale finlandese e svedese, arrangiata e introdotta dal pianoforte nel tipico tempo ternario un po’ sbilenco, che crea un ulteriore spaesamento metrico all’entrata della fisarmonica. Con l’ultima traccia, “Korali” si ritorna alla evocazione delle grandi distese della Terra dei mille laghi. Siamo alle prese con un viaggio musicale di grande intensità, accuratezza, alta espressività e maestria. 


Francesco Stumpo

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