L’Armenia si trova in un affascinante punto d'incontro tra una profonda memoria storica e una scena culturale contemporanea emergente. Il festival non considera il patrimonio armeno come un archivio statico. Al contrario, tratta la tradizione come un materiale che può essere messo in discussione, riorganizzato e trasformato. In questo senso, Yerevan diventa più di un semplice luogo: diventa partecipe attiva del processo artistico. L’ispirante collaborazione tra piattaforme creative indipendenti e istituzioni consolidate, tra cui la Filarmonica di Stato Armena e la Galleria Nazionale dell'Armenia, ha dimostrato un panorama culturale in continua evoluzione, dove le istituzioni storiche possono diventare spazi di sperimentazione. Come ha osservato Artyom Naghdyan, direttore della Filarmonica di Stato Armena, la collaborazione con iniziative artistiche indipendenti permette alle istituzioni di rimanere "vive, contemporanee e connesse all’Armenia di oggi". Uno dei momenti più significativi di “Notations '26” è stato il concerto “Communitas” presso la Filarmonica di Stato Armena, curato da Ben Wheeler e Zhanna Davtyan. Il tradizionale assetto frontale del concerto è stato completamente ripensato: il pubblico non assisteva al suono, ma ne veniva avvolto. Durante l'esibizione, alcuni spettatori hanno spontaneamente iniziato una tradizionale danza circolare armena. Il confine tra artista e spettatore si è dissolto, creando un
inaspettato rituale collettivo in cui una memoria culturale secolare ha incontrato la sperimentazione sonora contemporanea. Questo momento ha catturato l'essenza della filosofia di “Notations”: il rituale non è qualcosa che si osserva da lontano, ma qualcosa che si crea attraverso la partecipazione. La manifestazione ha anche sfidato il ruolo convenzionale del festival d'arte contemporanea. Invece di concentrarsi solo sulla presentazione, ha privilegiato il processo, la sperimentazione e le comunità temporanee. Il festival si è svolto in tre sedi a Yerevan: la Filarmonica di Stato Armena, la Galleria Nazionale dell'Armenia e Hayfilm, un ex studio cinematografico trasformato in un polo creativo. All’Hayfilm, il programma è proseguito fino a notte fonda con performance che includevano un set di punta del gruppo elettronico tedesco Brandt Brauer Frick, oltre a DJ, performance di world music, sessioni ambient e opere audiovisive. Uno degli eventi conclusivi si è spostato oltre le mura istituzionali, sul tetto della Galleria Nazionale, mentre l’orchestra jazz Neo-Tribes ha portato il festival al suo momento finale all’interno della Filarmonica di Stato Armena. La sfida per molti festival interdisciplinari oggi è come creare un impatto duraturo che vada oltre gli eventi temporanei. “Notations” risponde investendo in relazioni, ricerca e infrastrutture, piuttosto che nel solo spettacolo. La sua
ambizione non è replicare i festival d’arte europei consolidati, ma sviluppare un modello diverso, radicato nel contesto culturale Armeno ma al contempo connesso a livello internazionale. Come ha osservato la curatrice principale, Lusine MLKÉ-Galstyan, l’esperienza ha rappresentato un raro senso di libertà creativa e di connessione collettiva: uno spazio in cui gli artisti potevano “ridere, piangere, toccarsi a vicenda e sperimentare un profondo senso di unione”. Questo senso di unione è forse il risultato più significativo del festival che non presenta il rituale come un oggetto storico o un tema artistico, ma come una necessità contemporanea: un modo per ricostruire i legami tra persone, luoghi e idee. A Yerevan, “Notations ‘26” ha dimostrato che il futuro dell’arte contemporanea potrebbe non risiedere solo nella creazione di nuovi oggetti, ma anche nella creazione di nuove condizioni di incontro. Qui, il patrimonio culturale non è stato conservato dietro una teca di vetro. È stato attivato, messo in discussione e trasformato, diventando un linguaggio vivo per il futuro. Informazioni: hosq.co
Lena Sme
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