François Tusques – Tusques is now!!! (Gwiriek, 2025)

“Ho imparato a suonare per trovare la musica, non per suonare il pianoforte” 
François Tusques 
Sinceramente disperavo di risentire, in un nuovo disco a proprio nome, il pianoforte del gigante del jazz francese Francois Tusques di cui precedentemente si era accennato a proposito dei suoi richiami folk celtici   e oltretutto in concerto a Pontivy, Bretagna. Del tutto inattesa era già apparsa nel 2019 anche l’ufficializzazione di una serata dal vivo il 20 settembre 2007 a Le Triton di Les Lilas, Île-de-France, in coppia con l’antico sodale Sunny Murray, così densa di richiami a Duke Ellington, Alan Shorter, John Coltrane, Eric Dolphy e all’appena scomparso Dollar Brand/Abdullah Ibrahim. Sempre nello stesso anno, vedeva la luce pure un raro concerto inedito di fine percorso dell’Intercommunal Free Dance Music Orchestra (risalente al lontano luglio ‘84 in quello storico Teatro libertario che era il Dejazet di Boulevard du Temple, terzo arrondissement parigino) (1). Ovviamente i decenni trascorsi hanno coperto di polvere quella visionaria formazione, militante a sinistra della sinistra, fondata alla fine del ’72 con musicisti appartenenti a diverse comunità del suolo transalpino. Gruppo che nulla aveva da invidiare a ciò che in contemporanea, al di là della Manica, creava la sbalorditiva Brotherhood Of Breath sudafricana dell’altro pianista Chris McGregor. Si trattava di un’orchestra aperta in cui convivevano in perfetto equilibrio sonoro, temi folk africani, latino-americani, lunghi passaggi improvvisati, musica tradizionale kan ha diskan bretone della regione di Scrignac-Carhaix, kwela, suoni caraibici e reminiscenze della Comune di Parigi. Ma che non ci si aspettasse di ascoltare arie nostalgiche bretoni condite in salsa jazz, nessun “ritorno alle radici” o purezza idiomatica, solo desiderio d’incontro in una contemporaneità disordinata e informale. In quell’epoca “arte rivoluzionaria” non significava solo opporsi a confini culturali razzisti ma anche a rigide strutture melodiche-armoniche. Tusques come McGregor, sovvertiva il sistema accordale, la musica di entrambi rispondeva a gran voce, alla deriva nazionalista che imprigionava popoli la cui patria era una terra di nessuno. Nel funambolismo tra blues e Chopin, an-dro e Mal Waldron, orchestrazioni e improvvisazioni non hanno mai colliso né singolarmente, né collettivamente, nelle loro lunghe assemblee sonore di esplorazione. Contrasterebbero piuttosto oggi con le banalità di un'istantaneità attuale che azzera le profondità, riducendo l’esperienza a un vacuo flusso di superficie. Parigino, emigrato nella Bretagna rurale da piccolo, il padre era figura chiave della Resistenza francese, François e la sua poverissima famiglia si dovettero spostare in continuazione sia durante che dopo la fine della seconda guerra mondiale. Trascorsero due anni a Kaboul in Afghanistan e altrettanti a Dakar in Senegal, prima di rientrare in Francia: Chalons-sur-Marne, Lione, Aix-en-Provence, Nantes. Sempre col rischio di venire scoperti, il bambino non frequentava precauzionalmente, nessuna scuola francese e nonostante la madre fosse stata (prima della sua nascita) cantante lirica dell’Opéra di Parigi, solamente a diciotto anni ricevette le prime lezioni di pianoforte “…solo per una settimana, dopodiché, me la sono cavata da solo, si potrebbe dire che sono stato autodidatta, imparando a suonare soprattutto ad orecchio, in particolare ascoltando i batteristi". Ma la genialità rimane ovunque sempre un mistero insoluto e ancor oggi lo spirito dell’ottantottenne pioniere musicale europeo non ha smesso di pensare al volo degli uccelli e trasformarlo istantaneamente in melodia su tasti bianchi e neri. Da adolescente Tusques riteneva che la musica jazz in America si fosse arrestata nel 1930 e non voleva conoscere cosa fosse successo in seguito, dopo il servizio militare in Algeria durante la guerra, iniziò a suonare non per vocazione ma come gesto di rivolta contro le ingiustizie della società in cui viveva. Ha trasformato il be-bop d’importazione col proprio stile elittico, affascinato parimenti dalla poesia torturata di Charlie Parker che dal rigore celebrale di Anton Webern. Attraverso sessantacinque anni di free, ha principiato la storia del jazz in Francia, inizialmente al fianco di Alan Silva, Clifford Thornton, Colette Magny, Barney Wilen, Bernard Vitet, Anthony Braxton, Henri Texier, Beb Guérin, Sylvain Kassap, del batterista giamaicano Noël McGhie…E’ stato membro del primo combo di Don Cherry e Gato Barbieri, ospiti frequenti a metà anni ’60, de “Le Chat qui pêche” mitica cave parigina per jazzofili in Rue de la Huchette, Quartiere Latino. Grande merito di questo recente ritorno di interesse attorno alla sua figura, si deve a un polistrumentista originario di Thimert-Gâtelles, nel Centro-Valle della Loira e bretone d’adozione. Trattasi di Fabien Robbe, musicista generazionalmente posteriore a Tusques ma desideroso di individuare punti, acustici o elettronici, liberi e imprevedibili, tra improvvisazione e tradizione classica o bretone. Autore lodato in Bretagna da colleghi del calibro di Didier Squiban che ne apprezza l’eclettismo pianistico capace di passare “da Bach a Debussy, da Monk a Tusques, dalla musica bretone a Moussorgski”. Talmente azzardato da spingersi a vestire d’elettronica sperimentale (nel disco Egg Memory, 2021) i testi delle poesie del sempre compianto Youenn Gwernig. Robbe, in piena epoca di connessioni, ondate di calore, biodiversità, inerzie, software e bombe intelligenti, ha scelto di vivere a Quistinic, comune rurale del Morbihan di nemmeno 1500 abitanti, sulle rive del Blavet. Luogo che dista appena una trentina di chilometri dal Conservatorio di Musica e Danza di Pontivy, dove si è svolto l’evento che origina il disco di cui oggi trattiamo. Innamorato degli spartiti musicali che Tusques aveva composto verso metà anni ’80 per la sua Orchestra (e che per la maggior parte non erano mai stati mai utilizzati) li ha abbondantemente interpretati a più riprese con passione e maestrìa, dal vivo e in disco (2). Fortunatamente vennero conservati per questo lunghissimo periodo, da Tanguy Le Doré, bassista autodidatta ed eccellente danzatore, che François aveva incontrato nel 1977 durante la sua temporanea partecipazione al gruppo folk bretone Diaouled Ar Menez. Musicista originale che ha sviluppato uno stile d’accompagnamento con il proprio strumento, corrispondente ai passi ritmici del ballo. A questo LP oltre a Tusques, partecipano sul lato A, la batteria di Jérôme Gloaguen (ex-allievo di Dominique Molard), il sassofono tenore di Eric Lerouh, la bombarda di Claude Le Baron e la tromba di Fabien Robbe, che sul lato B duetta invece al pianoforte (in tre brani) con quello del titolare. Unica composizione non originale presente è Work che l’autore, Thelonius Monk incise nel 1954 con Sonny Rollins (1930 - 2026). Ascoltati oggi sono suoni che riescono a conservare  ancora la magia di una musica differente, inventiva, curiosa e fertile, a difesa strenua di un’idea personale. Come se ne ascoltano sempre meno perfino in Bretagna che pure è rimasta, come del resto alcune regioni africane o dell’est, uno dei rari luoghi pieni di musica popolare vivente e non testimone unicamente di un passato. In mezzo a multipli intrecci, il filo del suono si perde dentro l’anatole del jazz e la sua nozione stessa, attraversa da alchimista sia l’opera di Jelly Roll Morton, Bud Powell, Horace Silver che la tradizione bretone. Perché Tusques è un reale comunitario di musiche popolari nuove, un anti-folklorista capace di passare dal blues alla carmagnola, vestendo melodie di esitazioni e tenerezze, come di nudità, dissonanze e acidità à la John Cage, Olivier Messiaen o Cecil Taylor. Un sognatore che scolpisce con colpi di piano percussivo, i contorni dell’esplorazione di un intera geografia musicale. Negli anni la sua discografia ha goduto periodicamente, sia di ristampe che dell’aggiunta di rarità anche risalenti a un tempo di scelte radicali ardue, quando tutto intorno il rock 'n' roll si trovava in pieno fermento e le esplorazioni progressive muovevano i loro passi iniziali sulla scena europea. Una prima corposa rinascita discografica era già avvenuta nel periodo 2010-2017 grazie a una serie di nuovi dischi prodotti dall’etichetta Improvising Beings del suo fecondo archivista e antico produttore Julien Palomo. Lunga vita dunque a François Tusques che, non va dimenticato, è stato il primo nel 1965, in grado di registrare un disco di free-jazz in Francia, nato non sull’onda di quello americano ma unicamente  dalla volontà di suonare una musica completamente slegata da qualsiasi schema. Avanti di concepire un’utopica orchestra di world-music, libertaria e meticcia di danza popolare, ispirata a una parola d’ordine del Black Panthers Party, che sposasse canti regionali spagnoli con sonorità arabe, africane, blues e jazz, lotte (di Mingus) e gavotte (di Bretagna). Nei primi anni ’70 la musica africana era del tutto sconosciuta ai transalpini e il folk stava in mano ai puristi, Parigi, com’è noto, non perdeva occasione di ironizzare con supponenza, a riguardo le tradizioni regionali francofone, bretone in testa. L’Intercommunal Free Dance Music Orchestra incorporava il canto catalano di Carlos Andreu, il sassofono contralto guineano di Jo Maka (1929 - 1981), la tromba occitana di Michel Marre, il trombone togolese di Adolf “Ramadolf” Winkler, le percussioni algerine di Guem (Abdelmadjid Guemguem, 1947 - 2021) e quelle camerunensi di Samuel Ateba…Tornerebbe ad essere avanguardistica anche in questi tempi di supposta multietnicità, dove la standardizzazione del vissuto, l’omologazione generalizzata e l’azzeramento del tempo, ostacolano qualsiasi sedimentazione del pensiero. fabienrobbe.bandcamp.com/album/tusques-is-now


Flavio Poltronieri

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(1) Concerto dell’Orchestra (che all’epoca, veniamo così a sapere, incorporava pure il violinista Bruno Girard del celebre gruppo di musica zigana Bratsch) incluso nel secondo album “Robbe/Gloguen Quartet - Gardez Votre Sang Froid” che comprendeva a sua volta, dieci composizioni di Tusques con la partecipazione di Tanguy Le Doré, membro dell’originale della stessa.
(2) Numerosi sono i cd di Robbe che ne contengono, seppur in differenti contesti musicali: Etats d’Urgences (2016 - per piano e batteria), Ork’Ursus (2016 - in formazione), Anima Animus (2018 - per tastiere elettriche e percussioni), Sans Détours (2022 - per due pianoforti, assieme allo stesso François Tusques)

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