Dal 19 al 23 agosto, il Masters of Tradition tornerà con un programma che porterà nei diversi luoghi della cittadina interpreti di fama, concerti segreti e incontri dedicati alla musica.
Per chi volesse raggiungere Bantry, il Masters of Tradition si svolgerà tra il Maritime Hotel, Bantry House, la Marino Church e alcune sedi meno consuete nei dintorni della cittadina della contea di Corl.
Ad aprire il festival sarà Martin Hayes, violinista della contea di Clare e direttore artistico della manifestazione, affiancato dal chitarrista Kyle Sanna, dalla bouzoukista Libby McCrohan, dal concertinista Liam O’Brien e dalla violinista Ciara Ní Bhriain. Il programma attraversa diverse generazioni della musica irlandese: Charlie Piggott, fondatore dei De Dannan, suonerà con il figlio Rowan, mentre The Weaving riunisce Méabh Ní Bheaglaoich, Cáit Ní Riain e Owen Spafford tra organetto, pianoforte, canto e violino. Ciarán Ó Gealbháin porterà il canto sean nós e Louise Mulcahy le uilleann pipes; Máirín Fahy e Patsy Broderick saranno accompagnati dall’arpista Eimear Coughlan e dalla polistrumentista Yvonne Fahy. Sabato il violino di Ryan Young dialogherà con la chitarra di Stuart McCallum, presente anche in The Breath accanto alla voce di Ríoghnach Connolly, mentre la violoncellista Clíodhna Ní Aodáin offrirà un’ulteriore apertura verso il linguaggio cameristico. Tra gli appuntamenti notturni figurano il chitarrista portoghese Tiago Matias, specialista di strumenti storici, e la cantautrice Méav Ní Mhaolchatha. La chiusura di domenica sera sarà affidata a Martin Hayes e ai suoi ospiti.
Al cartellone principale si affiancano i concerti segreti, gli incontri pomeridiani della serie Cainteanna e gli appuntamenti a lume di candela. Due concerti segreti si terranno su Whiddy Island, raggiungibile in traghetto dal molo di Bantry, mentre quello di sabato avrà luogo presso Future Forests a Kealkil. Il programma completo e i biglietti sono disponibili sul sito di
West Cork Music; è inoltre possibile rivolgersi alla biglietteria al numero +353 (0)27 52788, scrivere a info@westcorkmusic.ie oppure recarsi negli uffici di 13 Glengarriff Road, Bantry.
Tra gli appuntamenti in programma uno in particolare ha una portata che supera i confini dell’edizione di quest’anno: la prima esecuzione assoluta di una composizione di Selena O’Neill, musicista la cui opera è rimasta inascoltata per oltre un secolo. A guidarci alla sua scoperta sono stati lo storico Richie Piggott e il compositore Seán Doherty, che in un’intervista esclusiva di presentazione del festival hanno ricostruito la vicenda di O’Neill e la storia del ritrovamento della sua musica.
Nata nel 1893, O’Neill divenne pianista all’interno della comunità musicale irlandese di Chicago. Gli studiosi la conoscono soprattutto per il legame con Francis O’Neill, l’influente raccoglitore passato alla storia come Chief O’Neill. Le sue pubblicazioni permisero di preservare un patrimonio sterminato di musica tradizionale irlandese in un’epoca in cui le migrazioni e i mutamenti sociali minacciavano la sopravvivenza di numerose melodie. Come hanno raccontato Piggott e Doherty nel corso dell’intervista, Selena ebbe un ruolo importante in questo lavoro. Francis O’Neill, non particolarmente abile nella notazione musicale, non sarebbe stato in grado di trascrivere da solo tutto il materiale raccolto, Selena venne in suo aiuto nella preparazione delle raccolte più tarde. Il suo contributo la collocò così al centro di uno dei maggiori progetti di conservazione nella storia della musica tradizionale irlandese, tuttavia la sua voce creativa rimase in gran parte nascosta. Le ricerche d’archivio di Piggott hanno finalmente consentito a questa voce di riaffiorare, riportando alla luce l’Irish Rhapsody di Selena O’Neill, un’ampia composizione per violino e pianoforte. Si tratta della prima opera a lei attribuita di cui si abbia attualmente conoscenza. Per Piggott e Doherty, la scoperta ha aperto una nuova prospettiva di ricerca su una musicista fino a oggi considerata soprattutto un’accompagnatrice e un’assistente. Il loro entusiasmo appare più che giustificato visto e considerato che O’Neill parrebbe aver mostrato sin dall’infanzia uno straordinario talento musicale: suonava il violino e il pianoforte prima ancora di iniziare la scuola. La sua familiarità con la musica tradizionale non derivava dunque dal successivo lavoro con Francis O’Neill, ma apparteneva alla sua esperienza musicale personale.
Il titolo Irish Rhapsody colloca l’opera all’interno di un genere particolarmente significativo nei primi decenni del Novecento. Queste composizioni celebravano l’identità
irlandese, trasportando melodie nazionali ben note in una dimensione concertistica. Rivestivano un importante valore culturale per le comunità irlandesi all’estero, soprattutto negli Stati Uniti, dove la musica offriva agli emigrati e ai loro discendenti un legame con l’Irlanda. La rapsodia di Selena O’Neill segue però una strada meno prevedibile. Anziché costruire il brano attorno alle grandi melodie irlandesi più celebri, attinge a temi che sembrano aver avuto per lei un interesse più personale. Alcuni potrebbero persino essere melodie originali, composte secondo il linguaggio della tradizione. Il brano supera così la semplice esposizione di emblemi musicali irlandesi e lascia intravedere un’immaginazione individuale, capace di muoversi tra la tradizione ereditata e le convenzioni della musica da concerto.
La prima esecuzione sarà affidata alla violinista Aoife Ní Bhriain e al pianista Cormac McCarthy, sabato 22 agosto a Bantry House. La scelta di Ní Bhriain appare particolarmente felice. Musicista di formazione classica, cresciuta in una famiglia profondamente radicata nella musica tradizionale irlandese, si muove con naturalezza tra le due pratiche che si incontrano nella partitura di O’Neill. Anche il lavoro di McCarthy attraversa la musica classica, il jazz e la tradizione. La loro presenza riflette un’idea più ampia, posta al centro del progetto: le tradizioni musicali non sono compartimenti stagni, incontrandosi e sviluppandosi grazie a musicisti capaci di attraversarle.
West Cork Music, che organizza sia il Masters of Tradition sia il West Cork Chamber Music Festival, offre una cornice ideale per questo scambio. L’esecuzione crea un ponte tra i due festival e mette in discussione il confine spesso tracciato tra musica “tradizionale” e musica “classica”. Alla rapsodia di O’Neill sarà affiancata una nuova composizione di Seán Doherty, concepita come risposta contemporanea alla sua opera. L’Irish Rhapsody di Doherty riunisce jig, reel, hornpipe, highland, valzer e mazurche in un canone in continua evoluzione. Nel corso del brano, le diverse forme si sovrappongono e convergono, dando vita a una nuova composizione a partire dal linguaggio musicale che O’Neill contribuì a preservare. Prima del concerto serale, Piggott e Doherty parleranno della riscoperta con il direttore artistico del Masters of Tradition, Martin Hayes, presso la Marino Church. L’incontro ripercorrerà la vita di O’Neill nella diaspora irlandese di Chicago, il contesto storico della sua musica e ciò che la partitura rivela della sua identità di compositrice. La scoperta solleva anche interrogativi più ampi. Quante donne che accompagnavano gli interpreti o collaboravano con celebri raccoglitori furono, a loro volta, creatrici? Quante opere sono andate perdute perché i loro nomi sono sopravvissuti soltanto ai margini della storia di qualcun altro?
A più di un secolo dalla composizione dell’Irish Rhapsody, la sua prima esecuzione permetterà a Selena O’Neill di uscire dall’ombra di una raccolta celebre e di essere finalmente ascoltata secondo la propria voce: custode della musica irlandese e, soprattutto, compositrice capace di darle forma.
Jacopo Dentice
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