Yiddish Glory – The Silenced Songs of World War II (Six Degrees Records, 2026)

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"The Silenced Songs of World War II" è il secondo capitolo di un'operazione musicale e storica che non ha eguali nel panorama della world music contemporanea: un disco che restituisce voce a chi la voce l'aveva persa per sempre, riportando alla luce canti scritti da soldati ebrei dell'Armata Rossa, sopravvissuti ai ghetti e rifugiati tra Ucraina, Moldova e Polonia durante la Seconda guerra mondiale. Tutto nasce dal lavoro dell'etnomusicologo Moisei Beregovsky, che tra il 1944 e il 1945 raccolse oltre 400 testi yiddish da profughi e superstiti dei ghetti, prima di essere arrestato dal regime sovietico nel 1950 con l'accusa di "nazionalismo ebraico" e deportato per sei anni nel gulag di Ozerlag. Quella collezione, che l'etnomusicologo credeva perduta per sempre, è stata ritrovata negli anni Novanta in scatole senza etichetta nella Biblioteca Vernadsky di Kiev dalla storica Anna Shternshis, docente all'Università di Toronto e anima del progetto Yiddish Glory da oltre quattordici anni. Dopo il debutto del 2018, "The Lost Songs of World War II" - candidato al Grammy - realizzato insieme a Psoy Korolenko, il violinista rom Sergei Erdenko, la cantante jazz Sophie Milman e il produttore Dan Rosenberg, questo nuovo lavoro scava più a fondo, portando alla luce quindici testimonianze inedite tra canti di campo, ninne nanne, elegie e satire feroci. Come racconta la stessa Shternshis: “Ogni canzone di questo disco è controversa: alcune raccontano storie di attraversamenti illegali di confine, altre condannano prigionieri del ghetto corrotti, altre ancora svelano tradimenti di ex amici e vicini diventati guardie carcerarie invece che compagni”. Prodotto ancora una volta da Dan Rosenberg, il disco riunisce quasi venti musicisti tra Toronto e Londra, secondo il conteggio della stessa
Shternshis. Le voci principali sono affidate a Psoy Korolenko, che canta nei brani "Bin ikh mir a tifus loyz", "A priest was murdered in Kalisz", "Karlovke"-adiacenti e "A lid tsu yomkiper", componendo lui stesso melodie originali dove la partitura non era sopravvissuta; alla britannica Alice Zawadzki, al suo primo approccio al canto in yiddish dopo aver presentato un documentario di BBC Radio 3 dedicato al primo album, qui anche violinista e arrangiatrice di diversi brani; al cantore torontino Simon Spiro, voce liturgica in "Af Yidishn beysoylem" e nel brano d'apertura; e al giovane Isaac Rosenberg, figlio di Shternshis e del produttore, che presta la voce a "A lid fun Pechera lager". Sul fronte strumentale, Drew Jurecka firma buona parte degli arrangiamenti e suona violino, bandoneón, viola e clarinetto in numerosi brani, componendo insieme a Korolenko la musica di "A lid tsu yomkiper". Il compianto Robert Horvath è al pianoforte in sei tracce, mentre Bruno Heinen lo affianca nei brani arrangiati da Zawadzki. Beth Silver firma gli arrangiamenti per archi e suona il violoncello in tre tracce, accompagnata dai violini di Emily Kruspe e Yolanda Bruno e dalla viola di Catherine Gray. Rebekah Wolkstein è presente come violinista in praticamente metà del disco e canta in "Viglid", dove suona anche la chitarra. Completano l'organico Michael Herring e Joseph Phillips al contrabbasso, Misha Mullov-Abbado al contrabbasso nei brani arrangiati da Zawadzki, Alice Purton al violoncello, Eric Abramovitz al clarinetto, e Steve Briggs, coautore dell'arrangiamento di "Viglid" insieme a Jurecka. L'album si apre con "In Obodivker Lager" ("In
Obodivke Camp"), dove violini che fizzano in terze sopra un pianoforte quasi da oompah riprendono la melodia della celebre "Hey Jankoe", già nota ai Klezmatics, per raccontare invece un carro che raccoglie cadaveri nel ghetto di Bershad. Segue "Fun a troyerikn lager" ("The Sad Camp"), dove Zawadzki trasforma la nostalgica "Bublichki" in un veicolo di odio puro: “Anche se non capisci le parole, senti comunque la passione originale del cantautore”, osserva Shternshis. Tra i momenti più sorprendenti c'è "Bin ikh mir a tifus loyz" ("I Am a Typhus Louse"), scritta dall'insegnante Reli Blay su musica di David Beigelman, morto ad Auschwitz: un pidocchio antifascista che salta di casa in casa per contagiare i nazisti, cantato con un umorismo scabroso che Shternshis definisce “humour da bagno, Hitler travestito da donna”. Korolenko presta poi la voce a "A priest was murdered in Kalisz", brano che racconta l'omicidio di un prete cattolico a Kalisz nel 1939, sostenuto dagli archi di Silver, Abramovitz, Kruspe, Bruno e Gray. Zawadzki torna con voce e violino in "Kinder yorn" ("Childhood Years"), riscrittura del brano di Mordechai Gebirtig fatta da Ida Rozhanskaya dopo la morte del figlio a Stalingrado, e in "Di mame" ("Dear Mama"), accompagnata da delicati arpeggi di pianoforte e contrabbasso pizzicato, descritta da Shternshis come “una fantasia di morte dignitosa, nata in condizioni di violenza estrema e insopportabile”. Simon Spiro intesse krekhts e frammenti di nusakh in "Af Yidishn beysoylem" ("At the Jewish
Cemetery"), lamento sul silenzio divino, mentre "A seyfer-toyre un a hakn-kreyts" ("Torah and Swastika") racconta su tinte klezmeriane la profanazione della Torah a Kalisz. Chiude l'opera "A lid tsu yomkiper" ("Yom Kippur Without Fascists"), satira scritta ad Almaty nel 1945 che immagina Hitler come capro sacrificale del Kippur, con musica di Korolenko e Jurecka su base liturgica ebraica. Quello che " The Silenced Songs of World War II" restituisce non è solo un documento etnomusicologico, ma un atto di resistenza sonora: ogni frase cantata, ogni melodia recuperata o ricomposta ex novo da Korolenko e Jurecka, diventa – nelle parole di Shternshis – “una lapide per chi non ne ha mai avuta una”. È un disco che chiede di essere ascoltato non come reperto storico, ma come testimonianza viva, capace ancora oggi, come dimostra la recente tournée asiatica dell'ensemble, di far commuovere pubblici lontanissimi da quella memoria. www.yiddishglory.com - yiddishglory.bandcamp.com/album/the-silenced-songs-of-world-war-ii


Salvatore Esposito

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