Moreno “Il Biondo” & E-Wired Empathy – The Circle - Folk Songs (Live)(Arvmusic, 2026)

"The Circle - Folk Songs (Live)" è secondo capitolo del progetto "LIVE Viaggio nella Musica Popolare" firmato da Moreno "Il Biondo" Conficconi e dal collettivo E-Wired Empathy. Un disco che non guarda alla tradizione come un insieme di repertori musealizzati da custodire, ma come materia viva da reinventare, pronta a cambiare pelle senza perdere l’anima ma soprattutto a proiettarsi verso il futuro. Per capire il peso di questo lavoro bisogna partire dalla esemplare vicenda artistica del clarinettista e sassofonista, Moreno Conficconi, in arte "Il Biondo" che lo ha visto protagonista di formazioni come "Moreno C Gruppo Italia", l'"Orchestra Franco Bergamini Classico Internazionale", ma soprattutto dell’orchestra di Raoul Casadei e dell’Orchestra Grande Evento dedicata alla musica di Secondo Casadei. Negli anni successivi è stato tra i protagonisti della riscoperta del liscio con gli Extraliscio e del progetto "Romagna 2.0 - Viaggio nella musica popolare italiana" con la complicità del produttore e polistrumentista Giovanni Amighetti. Il sodalizio con quest’ultimo ha radici lontane nel tempo come ci racconta il sassofonista romagnolo: "Conoscevo Giovanni da un lavoro che avevamo fatto sulla musica di Secondo Casadei degli anni '30, filologico e registrato in una vecchia balera in Romagna con Vince Vallicelli e Fiorenzo Tassinari ad inizio anni 2000. Quando ho terminato il mio percorso con gli Extraliscio ho pensato a lui per mantenere un percorso di folk contemporaneo, che potesse portare ad evoluzioni anche internazionali". Amighetti, dal suo punto di vista, arriva da un percorso internazionale legato all'universo Real World e a collaborazioni tra Asia, Africa, Stati Uniti ed Europa, interrotto dal Covid: "Con l'arrivo del Covid mi sono però trovato costretto a interrompere gran parte dell'attività internazionale e a concentrarmi maggiormente sull'Italia. In quel periodo collaboravo già con Daniele Durante, allora direttore artistico della Notte della Taranta, e quindi ero in contatto con molti musicisti salentini. Da lì ho iniziato ad allargare la rete anche all'Emilia e a musicisti legati al CPM di Milano, la scuola fondata da Franco Mussida, dando vita a un gruppo di ricerca e produzione musicale dedicato alla rilettura e allo sviluppo delle tradizioni musicali italiane: gli E-Wired Empathy. Con Moreno la prima collaborazione risale proprio al periodo della pandemia. A Correggio, a porte chiuse, partecipammo alla registrazione di un video-concerto commissionato dalla Cina per celebrare i rapporti tra Italia e Cina. L'esperienza funzionò molto bene e, quando successivamente Moreno lasciò gli Extraliscio, mi contattò per sviluppare qualcosa di nuovo. Io avevo già il gruppo pronto, gli E-Wired Empathy: da quell'incontro è nato il progetto che portiamo avanti oggi". Il disco raccoglie undici brani registrati dal vivo e conserva integra l’energia dei loro concerti. Laddove, il primo capitolo, "The Circle", uscito a fine 2025, immaginava una forma sonora aperta tra folk, elettronica, improvvisazione e world music, "Folk Songs" rappresenta il ritorno alle origini, un'immersione nelle radici della tradizione italiana ed europea letta con sguardo contemporaneo. Lo spiega Moreno stesso: "L'album è la seconda metà di una scaletta che abbiamo via via affinato e porta al suo interno sia i brani folk, popolari e di liscio di partenza, sia contaminazioni world sia una musica in qualche modo progressiva di difficile catalogazione. Mentre nella prima parte, 'The Circle', uscita a fine 2025, ci siamo concentrati su questa evoluzione e su brani che troveremmo inaspettati in concerti di folk o di liscio in questa seconda, 'Folk songs', abbiamo inserito soprattutto canzoni. Mie, di Riccardo Tesi, di David Rhodes e diverse musiche popolari salentine tra cui Beddha ci Dormi e La Pizzica di San Vito riviste con gli occhi romagnoli e internazionali. Pur mantenendo un nucleo autentico al suo interno grazie alla presenza di Stefania Morciano, Giulio Bianco e Valerio Combass. Questi brani rappresentano quindi la parte se vogliamo più semplice di un concerto di due ore che include anche materiale innovativo, si cerca un bilanciamento". Dietro la coerenza di un disco costruito assemblando concerti diversi, in sale con acustiche e anime differenti, c'è il lavoro produttivo di Amighetti insieme al co-produttore Alessandro Marcantoni. "Gran parte del merito va al co-produttore Alessandro Marcantoni dello Studio Metropolis di Milano, che è riuscito a dare una forte coerenza sonora all'intero progetto in fase di mixaggio. Un risultato reso possibile anche dal fatto che, pur nelle diverse combinazioni e situazioni dal vivo, il linguaggio musicale e il suono dei musicisti mantenevano una notevole continuità. Da parte mia ho cercato di costruire una scaletta che, pur raccogliendo brani provenienti da concerti e momenti differenti, conservasse una propria coerenza emotiva e al tempo stesso mettesse in luce le diverse sfaccettature del progetto. L'idea si ispira in qualche modo alla struttura delle sinfonie e dei concerti della tradizione classica: accompagnare l'ascoltatore in un percorso attraverso atmosfere, colori e paesaggi sonori differenti, creando un viaggio emozionale progressivo. In questa prospettiva, la varietà dei materiali non rappresenta un limite ma un valore aggiunto. Le differenze tra i brani diventano parte integrante della narrazione musicale e contribuiscono a trasformare l'eterogeneità in ricchezza espressiva". 
Sul palco, l'ensemble che ha realizzato entrambi i capitoli di "The Circle" è composto da Moreno Il Biondo (voce e clarinetto), Stefania Morciano (voce e tamburello), David Rhodes (chitarra elettrica), Luca Nobis (chitarra acustica), Peter Tickell (violino), Giovanni Amighetti (sintetizzatori analogici), Giulio Bianco (zampogna e flauti), Roberto Gualdi (batteria), Fabio Barbero (sax e fisarmonica) e Felicity Lucchesi (cori), con Valerio "Combass" Bruno e Giulio Molteni alternati al basso nelle diverse esibizioni; tra gli ospiti presenti nei concerti registrati figurano anche Roberto Chiga al tamburello e Riccardo Tesi all'organetto diatonico. Un ensemble che, come racconta Amighetti, incrocia anche presenze come Trilok Gurtu, condiviso da Moreno sul palco nel 2025, e collaborazioni parallele come l'EP con la cantante congolese Gasandji o la partecipazione al concept album "The Fermi Paradox" di David Rhodes. Su come si tenga insieme un gruppo di questo calibro senza che la tradizione venga sovrastata dai singoli virtuosismi, Amighetti spiega: "Qui sta il cuore del progetto E-Wired Empathy: la convinzione che l'empatia tra i musicisti sia l'elemento fondamentale per creare qualcosa di autentico. L'obiettivo non è mettere in evidenza il singolo o il virtuosismo individuale, ma costruire sul palco un dialogo armonico in cui ogni musicista ascolta gli altri e contribuisce a un risultato collettivo. È questa energia che viene trasmessa al pubblico. Le 'regole' del progetto sono poche e molto semplici: spontaneità, creatività, ascolto reciproco e, per quanto possibile, niente prove. Cerchiamo infatti di preservare la freschezza dell'incontro musicale, evitando che la musica diventi un esercizio programmato o prevedibile. In questo senso si può parlare quasi di un'abrogazione delle regole tradizionali del fare musica d'insieme: al centro non c'è il controllo, ma la fiducia reciproca. Forse questa visione deriva anche dal mio passato di allenatore di calcio, pur a livello dilettantistico". Sul piano tecnico, la scelta di privilegiare la presa diretta anche in studio - filosofia che qui si estende naturalmente al live - è un elemento chiave dell'identità sonora di E-Wired Empathy. Amighetti chiarisce: "Visto l'approccio di E-Wired Empathy, le differenze tra studio e live non sono particolarmente marcate. Anche in studio, infatti, lavoriamo spesso in presa diretta, privilegiando il 'buona la prima'. Il primo album del 2021 era stato realizzato interamente con questa filosofia: i brani venivano creati e registrati nello stesso momento, accompagnati anche dalla realizzazione dei video, quindi non era possibile sgarrare, un vero e proprio live in studio. Anche dal vivo manteniamo lo stesso approccio: non utilizziamo basi, né click, né elementi elettronici pre-programmati. Questo contribuisce a mantenere un rapporto diretto, fisico e immediato con la musica. Di conseguenza anche le correzioni in fase di produzione sono minime. Un ruolo fondamentale in questo equilibrio lo ha il batterista Roberto Gualdi, che anche senza click o riferimenti esterni rappresenta una base solida, precisa e al tempo stesso creativa, su cui si costruisce l'intero impianto musicale nei concerti". Sul criterio di scelta del repertorio, così eterogeneo e insieme organico, Amighetti aggiunge: "Ogni musicista ha contribuito al progetto in due modi: da un lato integrando il proprio linguaggio musicale nei nuovi brani creati collettivamente, dall'altro portando le proprie composizioni, le proprie influenze e le tradizioni culturali da cui proviene. È proprio da questo processo che nasce l'eterogeneità del repertorio. Non si tratta quindi di riproporre fedelmente una tradizione, ma di metterla in dialogo con altre esperienze e altri linguaggi. Ognuno porta con sé il proprio modo di interpretare la musica popolare e, nel confronto con gli altri, contribuisce alla nascita di una nuova identità sonora. In questo senso il progetto è allo stesso tempo radicato nella tradizione e orientato verso il futuro: un luogo in cui culture musicali diverse si incontrano, si contaminano e si trasformano reciprocamente". Moreno completa il quadro: "Ci sono diverse canzoni mie che avevo composto sia da solo sia con gli E-Wired, quindi la partenza è assolutamente romagnola. Poi andiamo verso il Salento ma anche verso i lavori scandinavi di Giovanni, che ha lavorato tanti anni con Mari Boine, e le proposte di Peter Tickell e David Rhodes. Direi quindi che il repertorio live dipende dalla presenza e proposta dei musicisti stessi, è un progetto molto democratico nella sostanza". Il legame con la terra d'origine resta, nonostante l'ambizione globale del progetto, un baricentro dichiarato. Moreno lo racconta con affetto quasi civico: "La Romagna è molto attiva, molto creativa, è una regione del fare in modo comune, sociale. Si mettono da parte gli individualismi per un risultato comune condiviso. È quasi una Germania come impostazione organizzativa, ma con la creatività e l'estro italiano. Quindi sì è un punto di partenza ma credo sinceramente che il mondo abbia bisogno di più Romagna, di questa capacità di fare insieme le cose e farle bene, e grazie a questo progetto tanti musicisti internazionali stanno scoprendo ora la musica romagnola. Era un percorso che avevo già iniziato con l'orchestra di Raoul Casadei negli anni '90 e si sta finalmente riportando al centro dell'attenzione. Tra l'altro la Regione sta supportando la candidatura del Liscio come patrimonio immateriale UNESCO e anche questa è un'ottima cosa. Io sono molto grato alla Music Commission per aver compreso e sostenuto questo progetto, che ha l'obiettivo di portare da una parte la Romagna nel mondo e dall'altra di creare sinergie importanti sul nostro territorio". Il progetto, del resto, nasce con il supporto della Music Commission della Regione Emilia-Romagna, con l'obiettivo di valorizzare la musica popolare come linguaggio contemporaneo e favorire collaborazioni internazionali. Guardando avanti, Moreno non sembra affatto arrivato a un punto
fermo, ma piuttosto in mezzo a un percorso che continua ad allargarsi: "È una ricerca costante, e non credo che la ricerca finirà mai. O smetto di divertirmi e ne risentirebbe la musica. Però in questo 2026 sono stati gli E-Wired a venirmi incontro. Nell'ultimo inno ad esempio, 'Oh Romagna', composto insieme a Giovanni Amighetti, agli E-Wired Empathy e a Peter Tickell, si percepisce come questo percorso abbia arricchito la musica romagnola, portandola verso territori nuovi senza farle perdere la propria identità. Credo che oggi abbia acquisito qualità e sfumature ulteriori rispetto al passato. Fino a qualche anno fa era impensabile che l'inno della Romagna fosse suonato da Peter Tickell, violinista di Sting, o da Roberto Gualdi!". L'ascolto si apre con "L'Autón e Mèr", canto in dialetto romagnolo che trasforma una passeggiata autunnale sul mare in una metafora intima del tempo e della memoria: le prime note sospendono l'orecchio in un'atmosfera quasi cinematografica, come se il disco stesso stesse cercando la sua bussola prima di aprirsi al mondo. È un ingresso morbido, quasi sussurrato, che prepara il terreno a "Pizzica di San Vito", dove il viaggio si sposta in Salento e il ritmo ossessivo del tamburello evoca il rito ancestrale della pizzica, tra trance e liberazione, con la voce di Stefania Morciano che restituisce tutta la forza espressiva della tradizione tarantata. Da lì l'album prende una piega più narrativa con "La Ragazza col Pallone", che porta la musica popolare in una dimensione contemporanea raccontando l'emancipazione femminile attraverso un immaginario poetico e visivo, quasi un piccolo cortometraggio sonoro. Il momento più audace arriva con "Alien a Milan", dove il liscio romagnolo viene catapultato in un paesaggio urbano e futuristico: una polka sospesa che si dissolve in elettronica e suggestioni cosmiche. Moreno racconta la genesi di questo collage sonoro con evidente divertimento: "Questo brano in particolare contiene un tema che Amighetti aveva composto per un lavoro con il suonatore di oud Adel Salameh, un tema di un progetto alpino, la mia polka e un bridge derivato dall'esperienza nelle colonne sonore! Sono fortunato che il pubblico del liscio è paziente e più aperto di quanto possa sembrare; infatti, sto portando molti di questi brani anche nei miei spettacoli con l'orchestra di liscio, l'Orchestra Grande Evento, con ottimi riscontri di apprezzamento. 'Salirà' in particolare fa ormai parte di ogni mio repertorio ma anche 'Oh Romagna', che è un brano nuovo non ancora presente quindi in questo live, sta piacendo tanto a tutti". E aggiunge, sul senso profondo di questa tensione creativa: "La musica nasce da queste tensioni, dagli apparenti contrasti e dal creare qualcosa con elementi che apparentemente non c'entrano nulla tra loro". Con "La Voce del Mondo" il disco apre un respiro globale, intrecciando influenze nordiche e mediterranee in un dialogo tra culture musicali distanti che qui trovano un punto di contatto inatteso. "Maggio" e "Mokarta" riportano invece al cuore della tradizione italiana, rispettivamente toscana e siciliana, dimostrando come il patrimonio popolare possa essere reinterpretato senza perdere autenticità, quasi due parentesi filologiche che respirano tra le sperimentazioni più ardite del disco. Il dialogo internazionale prosegue poi con "Positive Atmosphere", brano firmato da David Rhodes che qui diventa un incontro tra rock, ambient e folk, con il clarinetto di Moreno protagonista assoluto. Amighetti ne spiega la presenza: "Ci faceva piacere inserire un brano che fosse 'di' David, e dove comunque il clarinetto di Moreno è protagonista. È inoltre un richiamo al primo album 'The Circle' dove spingevamo di più sulla sperimentazione e ci sono 4-5 brani di questo tipo". "Beddha ci dormi" riporta l'ascolto nel cuore del Salento con un canto d'amore che assume qui una dimensione emotiva intensa e partecipativa, quasi corale, mentre "Salirà" si conferma uno dei momenti più coinvolgenti del live, fondendo folk, ska e sensibilità cantautorale in un crescendo che nei concerti dal vivo si trasforma in vero rito collettivo. A chiudere il cerchio, letteralmente, arriva "Tramonto", rilettura di un classico di Secondo Casadei che diventa manifesto del progetto, ponte tra tradizione e sperimentazione. Moreno ne parla con una commozione palpabile: "Io vengo da quella musica, avrò suonato le composizioni di Secondo Casadei centinaia di migliaia se non milioni di volte. Sono il cuore musicale della Romagna, anche oggi quando esci dall'autostrada verso Savignano sul Rubicone o Gatteo la prima cosa che incontri sono i versi di 'Romagna mia'. Tramonto è una delle composizioni più belle del Maestro, è un brano degli anni '30 eseguito in genere con il sax e interpretato spesso, prima con l'Orchestra Casadei e oggi con l'Orchestra Grande Evento, dal talento di un'icona della musica da ballo: Fiorenzo Tassinari. Qui partiamo io e Luca Nobis per una versione inedita per chitarra acustica e clarinetto in do, poi salgono gli E-Wired fino a trasformarla in un brano quasi fusion. Per poi chiudere naturalmente sulle note di Romagna mia!". “The Circle - Folk Songs (Live)” è un album che si ascolta come un concerto vero, con tutte le imperfezioni e l'energia del palco, dimostrando che si può approcciare la tradizione con intelligenza e un pizzico di sana leggerezza. 


Salvatore Esposito

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