L’etichetta toscana Radici Music ha dato alle stampe tre dischi che, con linguaggi distanti, sono accomunati dalla medesima tensione ovvero quella di fare della canzone uno strumento di resistenza, memoria e attraversamento.
Parliamo di “Graffio Libero” dei Mandalamarra, “D’altro canto” degli Impopolari e “Sang et Cendre” dei DePookan. Tre percorsi, tre geografie sonore, una stessa necessità di dire.
I Mandalamarra arrivano a “Graffio Libero” con la certezza di chi ha già trovato il proprio idioma e ora lo radicalizza senza paura. Il disco - scritto da Stefano Belardi e Domenico Pesci, che ne firmano rispettivamente musiche e testi - è folk-rock d’impegno civile che respira con i polmoni dell’Irlanda e dell’Europa del Nord, e parla lingue e dialetti del Mediterraneo. C’è un amore dichiarato per la tradizione nordeuropea, quella delle ballate a corde aperte, degli accordi che pesano come pietre e delle melodie che si aprono lentamente come cancelli arrugginiti, ma a muovere tutto è un’urgenza tutta italiana - quella di fare della musica uno specchio della società. “Fune del rito” apre il disco come un rito appunto, con una tensione ritmica che trascina senza fretta, quasi un avvertimento prima del fuoco. “Rossa visione” incalza con una vena più elettrica, quasi il momento in cui la denuncia diventa grido. “Fiumi d’assenzio” scivola invece in acque più interiori, con un arrangiamento che lascia spazio al silenzio tra una nota e l’altra. “Disarmo totale” porta la tensione civile al suo culmine, mentre “Quarto tempo” - con la partecipazione di Nicola Brugnami - ritrova una misura più riflessiva, quasi un respiro dopo la tempesta. “Via dell’orologio”, “Sono planato fin qua” e “Ubriaca melodia” completano un quadro dove ogni pezzo è una tessera necessaria. Non c’è nulla di superfluo in questo disco: gli arrangiamenti sono ponderati, puliti, mai ridondanti.
Tags:
Toscana
