Keyvan Chemirani & Vari Artisti, “La Nuit Bleue Orientale”, La Cité Bleue, Ginevra, 4 - 5 luglio 2026

Dalle 19.00 di sabato 4 luglio alle 4 del mattino di domenica 5 luglio il percussionista e direttore artistico Keyvan Chemirani ha messo in fila otto concerti e un documentario: la “Nuit Bleue Orientale”. La maratona musicale ha riunito artisti e pratiche musicali da India, Iran, Palestina e Mediterraneo che hanno generato dialoghi e improvvisazioni sospinti dalle percussioni persiane e indiane, dando vita a diverse cornici musicali, dai versi popolari o mistici alla contemplazione. Per il concerto di apertura, “L’alchimia del ritmo”, sul palco della sala principale de La Cité Bleue, Keyvan Chemirani, insieme al fratello percussionista Bijan, ha proposto una versione rinnovata di un’alchimia che sviluppa da molti anni.  Questa volta ha invitato le tabla di Prabhu Edouard e i tamburi di Pierre-Alain Tocanier a unirsi ai loro zarb, daf e udu (ma anche al santur e al saz) e ad incontrare il violoncello di Vincent Ségal, la lira cretese di Sokratis Sinopoulos e il clarino basso di Julien Stella. Insieme hanno esplorato melodie e versi che
vanno dalle poesie persiane del XII e XIII secolo, cantate da Aida Nosrat, al beatbox di Julien Stella. Per permettere ai concerti di tenersi uno di seguito all’altro, è stata allestita una seconda sala da concerto, nell’edificio D de de La Cité Bleue, con una pedana bassa per i musicisti e un’atmosfera più intima. Qui si è presentata da sola, poco dopo le 20.00 Christine Zayed con il programma “Kama Kantu”, un'esplorazione profondamente personale che parte dalla Palestina e trae ispirazione dalla musica araba classica, in particolare dal maqām e dall’improvvisazione modale rivolgendosi alla poesia palestinese contemporanea, ma anche a canti tradizionali levantini fondendo influenze diverse. Sia per accompagnare il canto, sia come strumento solista, Christine Zayed suona il qanun, la cetra pizzicata dai plettri applicati agli indici delle mani che produce sequenze di note calde e dinamiche, offrendo un ricco amalgama sonoro a contatto con le tecniche vocali della musica araba, ideali per la profondità espressiva del repertorio. 

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