Enten Eller & Gianluigi Trovesi – Ελπίδα (Elpida)(Dodicilune/I.R.D., 2026)

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Elpida è un nome, piuttosto comune in Grecia, che deriva da “elpidis”, termine il cui significato è “speranza” o “attesa”. Un nome che riporta a concetti e atteggiamenti di ottimismo e positività, e che nella cultura greca è spesso associato a figure mitologiche e storiche incarnanti tali valori. Tra queste sicuramente c’è Odisseo, l’uomo che, mentre naviga con l’obiettivo e la speranza di tornare a Itaca, sente l’insopprimibile desiderio di conoscere gli esseri, i popoli e le terre che incontra, e le loro culture, con le quali si confronta e che in parte assimila. Ebbene, anche l’album “Elpida” è un viaggio. Un viaggio in otto tracce che il quartetto Enten Eller ha realizzato insieme a Gianluigi Trovesi, e che porta l’ascoltatore verso luoghi, regioni e paesaggi che nella loro generalità sono riconoscibili -perché parte dell’immaginario comune- ma si dettagliano secondo il vissuto e la visione culturale di ognuno di noi, generando mappe estremamente personali. Prima tappa di questo affascinate itinerario è la delicatissima e sognante “Boule de Suif”, che ci immerge in un paesaggio marino illuminato dalla luna in una notte d’estate, grazie al dialogo intessuto da Maurizio Brunod (chitarra) e Alberto Mandarini (tromba e flicorno), a cui si aggiunge il sax di Trovesi per dare vita a un brano che potrebbe durare ore senza annoiare. “7/13” è invece una lunga traversata di un deserto, con le note dei fiati e della chitarra come raggi di sole cocenti e affilati e le percussioni di Massimo Barbiero che sembrano pietre poste a segnare il cammino verso un’oasi che appare all’orizzonte, ma sembra sfuggire, allontanarsi, a tratti sparire, e che si raggiunge solo all’ultima nota. In “Enten Eller” il passo del viaggiatore si fa crepuscolare: la tromba di Mandarini e il sassofono di Trovesi si muovono lungo un sentiero al margine di un oliveto, in un dialogo intimo che si arricchisce quando il filo del discorso passa al contrabbasso di Giovanni Maier, e tutti e cinque i musicisti proseguono verso il tramonto. È un ambiente metropolitano invece quello in cui siamo proiettati con “Alcides Mood”. Qui i fiati si esprimono in forme spezzate, costruite su una base ritmica solida e strutturata, cosicché si riconoscono i legami che il pezzo ha con un certo jazz urbano. L’ingresso delle chitarre arricchisce il brano di suoni africani, poi la musica si fa rarefatta, a meno di alcuni inserti dinamici spiazzanti, fino a quando ritrova le atmosfere d’inizio traccia. In “Noparietto” la ricerca si fa estrema: il suono fluisce come acqua di un torrente di montagna, cascate di note, zone di calma, gorghi e rapide si susseguono, e se si comprende la direzione verso cui il brano si dirige, è facile e bello perdersi dietro le singole note/gocce. L’inizio di “Non lo so” è un assolo di contrabbasso, poi arriva una sospensione, un vuoto che viene però ben presto riempito dai fiati e dalla chitarra. SI innesca un dialogo a più voci, come se ognuno degli strumenti fosse in un angolo di una piazza in un pomeriggio di tarda primavera, fino a che la nota finale, che è un sussurro, arriva ad acquietare gli animi e riportare il silenzio. “Acquarius” è un messaggio che viene dal cosmo, di cui prima afferriamo i singoli frammenti e in seguito intuiamo il senso, ed è qualcosa che non inquieta, ma riconcilia con un’altra dimensione. Infine “Sud”, che ci porta sull’altra sponda del Mediterraneo e ci fa assaporare quei giochi di luce e ombre, di suoni e voci che incontriamo tra le medine e i suk di una città del Nord Africa. Registrato dal vivo a dicembre dello scorso anno a Saint Vincent (AO), con una qualità di suono molto elevata, “Elpida” è un album intrigante, esplorativo e ricco di sorprese, che dimostra il perfetto accordo tra lo stile degli Enten Eller e quello del loro ospite Gianluigi Trovesi, e che si distingue per originalità, profondità di ricerca e innovazione. 


Marco G. La Viola

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