A volte è indispensabile uno sguardo “esterno” per cogliere trama e ricchezza dei patrimoni locali. Nei quattro decenni conclusivi del ‘900, questo sguardo, anzi, questo orecchio, l’ha offerto a Venezia e dintorni Luisa Ronchini. Le sue ricerche e registrazioni di racconti e canzoni, soprattutto di donne, sfociarono nel disco "Nineta cara" (1965) e, a fine 1964, nella formazione del Canzoniere Popolare Veneto con cui dette vita allo spettacolo “Tera e aqua” (1966) e al disco che lo documentò, "Addio Venezia addio" (1968). Sono oltre 600 i canti narrativi, di lavoro, di lotta, le ninne nanne, le serenate che ha documentato, in piccola parte raccolti nel 1990 in “Sentime bona zente” e da lei cantanti anche in “Semo tute impiraresse” (1975).
Il suo ultimo concerto fu nel 1993, per le celebrazioni del centenario della Camera del Lavoro di Venezia. Se ne andò una giornata di luglio di 25 anni fa. L’anno dopo, Nota pubblicò un libro-cd, “Una voce unica e sola” che ne testimonia il lavoro e si apre proprio con la registrazione della sua voce durante un’intervista.
Giuseppina Casarin le è stata accanto e ha saputo coltivarne l’intreccio fra repertori popolari e impegno sociale, realizzando nel
2022 con la rivista ApAPARTe un cd con sette brani tradizionali e una ninna nanna composta e cantata da Luisa Ronchini nel 1993.
L’anno scorso la Radio della Svizzera Italiana, in collaborazione con Chiara Ferrari, le ha dedicato due puntate del programma Grand Bazaar.
Domenica 19 luglio, a 25 anni dalla sua scomparsa, un sentito ricordo è stato organizzato da Ca’ Luisa, la Casa del Popolo dei Marghera che, dal 2020, ha preso il nome proprio da lei. Appuntamento alle 19.00 nello spazio all’aperto, gremito già prima dell’ora stabilita e microfono nelle mani capaci di Daniele Diliberto che con semplicità e sensibilità l’ha passato a diversi musicisti e gruppi locali e che hanno proposto un ampio ventaglio di reinterpretazioni di brani di musica popolare raccolti da Luisa Ronchini.
“Semo giunti rivai”, eseguito a cappella dalla regista teatrale, attrice e cantante Sandra Mangini, ha avuto l’effetto di fermare il tempo e far percepire il profondo legame emozionale che nasce da un brano che sa coinvolgere e rendere partecipe chi ascolta mentre celebra un rituale collettivo.
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