Geografie del Suono: Le Nuove Rotte di Alfa Music

Un itinerario sonoro attraverso otto recenti uscite discografiche dell’etichetta romana 

Nella costanza con cui Alfa Music continua a costruire il proprio catalogo c’è qualcosa di eroico e insieme coraggioso. Non è un'etichetta che insegue tendenze né una che si rinchiude in un'ortodossia stilistica: piuttosto un laboratorio che accetta il rischio di pubblicare dischi profondamente diversi tra loro, tenuti insieme da un'unica necessità condivisa — quella di fare musica che abbia qualcosa da dire. Gli otto titoli che in questo periodo transitano tra le sue pubblicazioni disegnano una mappa sonora ampia e variegata che attraversa stili e generi differenti. Elena Lodovici arriva al suo terzo album con "Bad and Good Times" portando con sé una storia formativa che comincia al Conservatorio "G. Rossini" di Pesaro e si affina nel jazz, nel bebop, nell'R&B e nelle tessiture minimaliste che percorrono l'intero disco. Registrato nell'estate del 2024 presso gli AlfaMusic Studio di Roma, il lavoro è interamente composto e arrangiato da lei: brani originali che non scelgono mai la facilità dell'abbellimento ma cercano la verità di una voce che ragiona e sente insieme. La Lodovici costruisce un'architettura sonora essenziale ma emotivamente densissima, in cui il pianoforte diventa voce narrante delle umane oscillazioni; le ispirazioni spaziano dal post-bop nordeuropeo al minimalismo cameristico, con arrangiamenti acustici che lasciano respirare ogni singola nota. Il pianoforte di Lodovici non accompagna: dialoga, contiene e, con estrema naturalezza, si lascia andare alle brezze dell'improvvisazione jazzistica contemporanea. Affiancata da musicisti di profonda sensibilità come il contrabbassista Eros Rambaldi e il batterista Giacomo Bartolucci, la pianista sviscera composizioni magistrali come l’iniziale “All that Remains”, dove un incedere armonico malinconico si dissolve improvvisamente in aperture melodiche luminose, e la poetica "Rebirth", caratterizzata da un lirismo struggente e mai didascalico. 
Altrettanto profondo e riflessivo è "Made in RA (First Period)" del GB Project, progetto di Gilberto Mazzotti frutto di un decennio di intenso lavoro. Il pianista romagnolo guida una eccellente formazione composta da Alessandro Scala al sax soprano, Adriano Rugiadi al basso, Stefano Calvano alla batteria e Maria Francesca Melloni, voce nel solo brano cantato "Nuova Vita", a comporre un collettivo in cui nessuno primeggia e tutti contribuiscono al nucleo gravitazionale dell'idea centrale. Il titolo del disco evoca Ravenna, città dell'autore, ma anche un'idea di origine, di humus creativo, di radice da cui tutto si irradia. L’ascolto rivela otto composizioni originali che, nel loro insieme, compongono un affresco sonoro nel quale si susseguono atmosfere e sonorità differenti dal modern jazz all’improvvisazione, dalla musica africana al blues, passando per momenti di introspezione e atmosfere cosmopolite. Già dalla prima traccia, "Barsil" — dedicata al Bar Silvano dove un tempo si svolgevano le prime esplorazioni musicali insieme agli amici — il progetto rivela la sua natura: memoria che diventa suono, geografie affettive che diventano melodia. Il vertice del disco va rintracciato in "Volo" che mette in luce un interplay serrato e telepatico, in cui i fraseggi torrenziali dei fiati si intrecciano con i comping ritmici del pianoforte in un caleidoscopio di suoni vibranti, sostenuti da arrangiamenti dinamici e mai banali. 

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