Souad Massi – Zagate (BackingTrack Production/Sony, 2026)

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Il titolo dell’album riprende il suono di un modo francofono (ça se gâte) di indicare qualcosa che sta andando male: esplicita la dimensione politica di questo lavoro, la rabbia per come va il mondo, le distanze che si approfondiscono, ogni persona assorbita dai suoi schermi, all’interno di società frammentate dove “non ci vediamo più. Volevo trasformare questa rabbia e questa paura in qualcos’altro, in musica. Ho comprato un sacco di quaderni, ho scritto tutto quello che mi veniva in mente e l’ho trasformato in canzoni”. Così Souad Massi ha riassunto la genesi dell’album e ha aggiunto, in un’intervista a “Télérama”: “L'estate scorsa mi sono fatta le trecce africane e le ho tenute per diversi mesi. Abbastanza a lungo da rendermi conto che le persone non mi guardavano più allo stesso modo. Sono franco-algerina, la mia identità è cabila, ma quando non sei nera, la gente dimentica che vieni dal continente africano. Con le trecce, ho ricevuto sguardi ostili. Alla fine le ho tolte; mi causavano emicranie, ma l’esperienza mi ha segnato profondamente. Ho la pelle bianca e mi sento meticcia. Sono figlia dell'Algeria e della Francia, due paesi che sono come una vecchia coppia sposata: perché avvelenarci a vicenda quando invecchieremo insieme? Siamo figli del Mediterraneo, condividiamo una storia comune. Ho fiducia in tutti questi giovani, da entrambe le parti, orgogliosi della loro doppia cultura, che parlano inglese e stanno imparando l'arabo”.
Lei ci ha messo la voce e la faccia, fin dal singolo che apre l’album, “Samt”: “Questo volto che è mio, carico di vecchie strade, ferite domate e una luce che nessuna turbolenza può spegnere. Con questo abito che proviene da un luogo che porto dentro di me, un luogo senza confini dove la memoria incontra l'immaginario, sto in piedi, dritta, lucida, determinata. La linea sul mio viso è una linea interiore, un filo tra il silenzio e la verità”. Al lavoro con lei come produttore, chitarrista e percussionista è di nuovo (dopo “Sequana” nel 2022) Justin Adams: sì, il “fratello” di Mauro Durante. Per l’occasione si è fatto accompagnare da John Baggott (Massive Attack) alle tastiere e da Billy Fuller al basso (in tre tracce): sì, i Sensational Space Shifters già al lavoro con Robert Plant (dopo “Samt” riascoltate “Kashmir” dei Led Zeppelin e trovate le affinità). Completano la formazione il basso di Guy Nsangue, la batteria di Howey Gill, i fiati di Sylvain Barou. E ha voluto dialogare con altre voci della diaspora, due rapper che parlano allo stesso tempo al cuore e allo stomaco: il franco-burundese Gaël Faye in “D’ici, de là-bas” e il franco-congolese Youssoupha in “Congo Connection”, dedicata ai ai bambini che vengono uccisi ogni giorno in
Congo (La terra è triste/Non è più terra, è una miniera/Non cerco applausi, cerco la pace/Sogno ancora che tutto andrà bene/un futuro trasparente/Che un giorno avrò 20 anni/Che un giorno avrò 40 anni/Che avrò talento/Per rivedere i miei genitori vivi/Niente più massacri in città). “Siamo arrivati al punto – sottolinea Souad Massi – che dobbiamo ricordare che abbiamo diritto alla vita e alla dignità”. “Zagate” sa fondere perfettamente riff rock incalzanti e timbri e melodie della sponda meridionale del Mediterraneo, cifra che lega, con diverse intensità, la maggior parte degli undici brani. Non mancano i contropesi in chiave acustica. Il primo arriva con gli archi in evidenza in “L’equation”, brano in due parti dove riparte da Averroè: “L’ignoranza porta alla paura, la paura all’odio e l’odio alla violenza: ecco l’equazione”. Il secondo è, come sempre, la magia della sua voce abbinata alla chitarra acustica in “Sawt” e “Tiri”, arrangiate per stare a pieno titolo fra le splendide ballate acustiche che hanno reso indispensabili i suoi primi lavori d’inizio anni 2000, “Raoui” e “Deb”. La chiusura è pura energia elettrica: con “Chibani” che affronta i dolori di chi ha attraversato una vita divisa fra due territori e con “6 heures du matin” a mettere in guardia rispetto alle retoriche di guerra dominanti: “Sotto elezioni saremo sommersi di fiori dai balconi mentre altri lanceranno bombe contro i bambini”. Come tenere insieme questo vortice di poetiche e sonorità? Lei ci riesce a meraviglia, anche dal vivo, ascoltare per credere il concerto tenuto a Parigi il 9 marzo scorso al Cabaret Sauvage. 


Alessio Surian

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