Lucas Santtana – Brasiliano (Nø Førmat!, 2026)

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Con regolarità, dal 2000, il musicista e compositore bahiano Lucas Santtana ricama con cura un album ogni tre anni circa; anche questa volta ha indovinato un personale lavoro discografico con alemeno due elementi di continuità con il precedente “O Paraíso”. Il primo è la dimensione tematica che trasforma la serie di canzoni in un “concept album”: nel 2023 si era dedicato alla biosfera, ora esplora la matrice coloniale delle lingue latine e romanze. Il secondo è la prosecuzione dell’esercizio di scrittura in altre lingue, cominciato nell’album precedente con “La biosphère”, composta in francese, in cui seminava la domanda chiave per leggere anche questo nuovo album: “Dove sono i civilizzati? Dove sono i selvaggi?” La varietà linguistica attraversa le undici tracce grazie a collaborazioni nazionali e internazionali: prosegue l’esperimento in francese col canto di Piers Faccini, sostenuto dalla fisarmonica di Cosme Vieira, a materializzare l’anima vibrante di “Battre des ailes”; Tainara Takua e Oxmo Puccino danno forma in occitano a “Cocanha”; Dimartino si mostra in piena sintonia col Santtana degli inizi in “Strati di tempo”; in “Línguas Gerais” il rap di Oxmo Puccino prende di petto la colonizzazione”; “Independência” ci fa ascoltare le sonorità africane del mondo lusofono grazie alla voce di Karyna Gomes; la cantante carioca Flavia Coelho (già protagonista di “Muita Pose, Pouca Yoga” nel 2023) sa come dar corpo a “Dans le sud”. E poi, giocando in casa, ci sono quattro splendide voci nordestine: dalla Paraiba Chico César che sa intersecare penna e voce a quelle di Santtana
in “Ver meu povo se abraçar”; da João Pessoa il nomade Herbert Vianna con “Que seja um reggae” e poi il presente e la storia di Bahia: “Eu ainda te amo” con il canto di Rachel Reis e quello di Gilberto Gil nel brano manifesto dell’album, “A história da nossa língua” Proprio questa canzone è stata scelta come singolo per lanciare l’album a fine 2025: un’esplorazione del percorso della lingua brasiliana, dal latino volgare nella regione Lazio (Italia) al suo arrivo in Brasile con le caravelle portoghesi. La lingua, in fieri, nei versi prende corpo e diventa protagonista di un periplo che la porta ad incontrare le altre lingue nel viaggio verso il Brasile, trasfromando il portoghese in brasiliano: l'occitano, il celtico, il galiziano, il portoghese, il mozarabico, ma anche l’ampio ventaglio di termini indigeni del ritornello. Alla varietà e al sincretismo delle lingue fanno eco la varietà degli arrangiamenti che sposano un ampio ventaglio di stili: dal reggae del secondo singolo, cantato con Vianna alle spoglie e ipnotiche ballate, impreziosite dagli archi, con Dimartino e Rachel Reis; dal festoso e ballabile incedere di Chico César alle sfumature poetiche di Faccini, che pure in sottofondo è incalzato dal brillante lavoro percussivo di Riccardo Braga, proprio come la primavera che, anche nel testo della canzone, si fa annunciare dalle cicale. Premio spensieratezza a “Liga”, scritta e cantata con Caroline Dufau e Lila Fraysse (alias Cocanha) con il ritornello che ben sintetizza lo spirito dell’album: “ascolta la tua lingua, riconosci la tua gente, perché non si spenga, di nuovo, la nostra storia”. lucassant.bandcamp.com/album/brasiliano


Alessio Surian

Foto di José de Holanda

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