Trio Pêr Vari Kervarec – Barzaz Breizh, La Mémoire d'un Peuple (Autoprodotto, 2025)

“La lingua di un popolo è la pelle della sua anima” 
(Pêr Vari Kervarek)
Il trio si forma ufficialmente a inizio 2020 nonostante già durante l’anno precedente effettuasse concerti con Pêr Vari Kervarek (bombarda e canto), Tony Dudognol (organo) e Fañch Le Goff (biniou). La sostituzione di quest’ultimo con Eliaz Le Bot (anche sassofono) porta nel 2022 alla registrazione del pregevole "Kan an Anaon” (Il Canto dei Trapassati). Le Bot, a sua volta, lascia il posto a Brieuc Colleter (flauto basso, cornamusa scozzese e biniou) figlio d’arte di Xavier, compianto cornamusista della storica Bagad Kemper. Ed è ospitando Caroline Faget 1 al pianoforte e René Gonidec al secondo biniou, che il combo bretone presenta questo “La Mémoire d’un Peuple” dove vengono selezionate alcune riletture dal Barzaz Breiz. L’idea prende origine dagli Archivi Dipartimentali del Finistère dopo l’esibizione in concerto ad una mostra nel 2022 presso il Museo di Quimper, incentrata appunto sul tema del Barzaz Breiz. Vennero invitati a rivisitare quel repertorio come in precedenza aveva fatto Yann-Fañch Kemener assieme ai componenti della Scuola Corale di Sainte-Anne-d'Auray. Ma mentre quest’ultimo aveva scelto quale punto di partenza, la storicità della Rivoluzione Francese, il trio preferì porre l’attenzione su significato identitario e ricerca di collegamenti tra druidi, cristiani e difensori in genere della cultura locale. La registrazione avviene in una notte di novembre del 2023 presso la Cattedrale di Saint Samson a Dol-de-Bretagne (dipartimento Ille-et-Vilaine), la più piccola diocesi bretone (VI secolo), consacrata al vescovo gallese Sansone di Dol, uno dei sette fondatori di Bretagna. L’uscita sul mercato del cd è stata invece celebrata con un prestigioso concerto nella Chiesa de La Madeleine nell'VIII arrondissement parigino. Le mitologie passano ma i miti rimangono, a nessuno basta essere unicamente se stesso e così l’essere umano di ogni epoca è divorato dalle simbologie eterne, anche se quasi sempre destinate a finire tragicamente. Tranne qualche caso, come quello di Pigmalione uscito dalla mirabile penna di Ovidio (43 a. C. - 17 o 18 d.C.), talmente innamorato della sua statua d’avorio adagiata sul letto che infine la dea Afrodite le donerà vita. Pure i miti bretoni, seppur in maniera minore di quelli greci, hanno continuato a valorizzarsi fuori Regione e un contributo decisivo è giunto dal recupero sul filo di lana, della sua affascinante lingua che in epoca moderna è rinata anche attraverso canti sempre più diffusi. Le riprese dal Barzaz Breiz sono più volte diventate celebri canzoni grazie ad eccelsi cantori del recente passato musicale e dischi-omaggio collettivi (Barzaz Breiz C'hoazh Hag Adarre, 1989), singoli (Andrea Ar Gouilh, 1989), corali (Ensemble Du Bout Du Monde, 1994) o strumentali (Bernard Benoit, 1996). Questo libro, epopea dei gwerz bretoni, è stato pubblicato nella sua veste iniziale il 24 agosto del 1839 grazie al titolare Théodore Claude Henri, Visconte Hersart de la Villemarqué, all’epoca ventiquattrenne. 

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