Trio a Modo – Sul palco della memoria (RadiciMusic Records, 2026)

Formati al magistero musicale, di ricerca, di “coscienza critica” e, quindi, di vita politica di Giovanna Marini, Patrizia Rotonda (responsabile di arrangiamenti e adattamenti), Flaviana Rossi e Michele Manca sono un trio che ha come strumento la voce o, per meglio dire, l’insieme delle voci e delle individualità nei loro variegati colori timbrici. Hanno acquisito nel metodo e nella pratica il funzionamento “altro” dei canti di tradizione orale, dando valore a fluttuazioni, a passaggi in cui prevalgono intervalli inusitati, ad espressività fuori dai canoni accademici o popular. Nato ufficialmente nel 2022, Trio a Modo, come detto, raccoglie anni di esperienza trentennale con la musicista e compositrice romana, con la quale hanno partecipato a molti progetti in Italia e all’estero, in diverse formazioni. Patrizia Rotonda racconta come tutto è iniziato: “Trio a Modo è un nome che fa riferimento ai modi musicali e con un piccolo gioco di parole evoca un'idea di correttezza e precisione. Si è manifestato in forma molto spontanea sicuramente dovuta ai tanti anni di lavoro sui “modi del canto contadinoed infatti ha convinto immediatamente anche gli altri componenti del gruppo. L’idea di questo cd nasce per un’occasione fortuita, ma fin da subito è emersa chiara la volontà di rendere omaggio a Giovanna Marini, figura fondamentale per la nostra formazione musicale. Una scelta che è stata una naturale conseguenza dei trent'anni di collaborazione, che hanno indubbiamente generato in noi un forte legame di riconoscenza. Per questo nella selezione dei brani non potevano mancare le composizioni di Giovanna Marini, affiancate a brani della tradizione popolare. Il repertorio è stato in parte creato appositamente per questo progetto, in parte attinto dal nostro repertorio. ‘Sul palco della memoria’ vuole essere la testimonianza di una trama della memoria, preziosa come un filo di seta, con le nostre voci, nei canti della tradizione orale e nelle composizioni originali di Giovanna Marini. Vuol tessere un intreccio della memoria fatta di incontri di voci, di luoghi, avvenimenti, riti e persone che hanno nutrito la nostra storia collettiva, supporta la restituzione di personali riflessioni. Attraverso i canti di tradizione è come se si compisse un riscatto della memoria rappresentata, una testimonianza che, oltre ad avere la funzione di riconsegnare emozioni che altri hanno vissuto prima di noi, ha anche quella di accompagnare verso quel mondo sospeso tra visibile e invisibile che è alla radice della cultura popolare. Dunque, i canti ci fanno viaggiare dal punto dove sono stati creati andando oltre. Questo piccolo rituale che si compie sul palcoscenico, inteso come luogo d’arte, diventa grande perché rimane l’unico territorio laico in cui sia possibile la rappresentazione del rito”. Con in copertina “Vascello”, bel disegno di Paola Ricci, “Sul palco della memoria” è un attraversamento delle Penisola, mediato da una pluralità di espressioni, di repertori, di immaginari di vita, di differenti stati d’animo ripensati dai tre musicisti, che rivelano un rapporto fertile tra tradizione orale e colta. È un album che, per di più, rende omaggio a generazioni di studiosi che hanno operato sul campo. Si avvertono “eleganza, passione e sapienza” nel ricomporre i repertori, per diro con le parole di Sandro Portelli che verga una delle due presentazioni, la seconda è di Antonella Talamonti la quale, da parte sua, sottolinea come per il Trio a Modo si può parlare di “invenzione” nel riproporre espressioni di tradizione orale perché la rielaborazione “ricama con i timbri, con le personalità vocali e le qualità emozionali di ogni singola voce”, quando compone sequenze, accosta e sovrappone materiali arrangiati con “voci luminose”, proprio come quelle del trio di cantanti. Il repertorio proposto si snoda tra profano e sacro, orale e scritto. Parliamo di tre voci che tessono con notevole grana timbrica e con differenti combinazioni e procedure vocali, attraversando l’Italia da Nord a Sud e alle isole con uno sconfinamento in Corsica. Diamo la parola ancora a Patrizia Rotonda: “Sono presenti diverse imprecisioni, rispetto a canoni di comunicazione musicale, che sono frutto di una scelta consapevole: quella di preservare l’autenticità di una modalità espressiva appresa dalla tradizione orale. Uno dei nostri obiettivi primari è infatti il raggiungimento di un’organicità d’insieme mantenendo una interazione libera e spontanea, senza frasi metronomiche, con eterofonie che determinano possibili asimmetrie o attacchi non sincroni. A questo si aggiungono anche altre forme estetiche della tradizione, che intervengono in alcuni brani ed in altri meno, e si alternano consapevolmente all’utilizzo di modelli espressivi di matrice ‘accademica’ e più consueta”. Scorrendo la tracklist di “Sul palco della memoria” incontriamo subito la formidabile polivocalità di ‘Loj loj vasha valle’ (Danza Danza Ragazza la Valle), un canto del rituale di nozze in arbëreshë proveniente da Pallagòrio, nel crotonese, raccolto nel 1954 da Diego Carpitella ed Ernesto de Martino. In forma di frammento il brano ritorna più volte nella scaletta come sorta di interludio, di refrain volto a “interrompere momenti di particolare intensità tematica o sonora”, precisa Rotonda. La seconda traccia, “Correvano i carri / E adesso” è un omaggio alla Marini compositrice di “ballate” che raccontano la dimensione urbana e l’ipocrita universo borghese degli anni ’70, rivolgendo pure lo sguardo all'oppressione della classe operaia saldato alla riflessione poetica e politica di Pasolini. Il brano si fonde con un estratto di “E adesso”, “introdotto da un intermezzo rielaborato, dedicato a Falcone e Borsellino, vittime della mafia, che denuncia uno stato debole coi forti e forte con i deboli”, osserva ancora Rotonda. Le condizioni di sfruttamento e precarietà dei lavoratori sono al centro anche del tradizionale “Accordo (Caro padrone)”, un canto a distesa per la raccolta delle olive proveniente dal frusinate, frutto delle ricerche di Luigi Colacicchi in cui splende la polifonia delle voci. Se “Amòur me amòur” è un’altra composizione di Marini sul testo poetico di Pasolini, “Trasi Trasi” ci conduce questa volta nel siracusano; si tratta di un canto di trebbiatura che fu raccolto da Antonino Uccello, con la voce solista di Manca. Il trio di voci ritorna nel celebre canto griko salentino “Òriamu pisulina ce kalanta”, altro vertice dell’album. Si raggiunge, quindi, la Sardegna con “Iandimmironnai”, un muttettu della Trexenta. Dalle ricerche di Salvatore Villani a Ischitella (FG) ecco affacciarsi il canto narrativo “Nu jornë më në jë”: trionfo di incastri vocali. Immancabile, il caposaldo “Passione di Giulianello”, reso magnificamente, che si combina con un altro canto del venerdì santo, “Chiamatimi Giuseppe”, originario del cosentino. “Attraverso le due Passioni si vuole restituire quell’umanità negata ai migranti e che a noi è vietato esercitare”, chiosa Rotonda. In contrasto con questa sezione “drammatica”, il Trio propone due ninne nanne passando ancora dal frusinate (“Fatte la ninna”, dalle storiche ricerche di Giorgio Nataletti, brano rielaborato da Patrizia Rotonda) e dalla Gallura (“A baddà”). Seguendo le “vie dei canti” si raggiunge un’altra isola, la Corsica, con “Eramu in campu”, motivo dalla ricca trama sonora di ornamenti e vocalizzi. Il brano è definito come “madrigale di Tagliu” ma rispecchia la forma del canto a Paghjella. Ancora, dal repertorio per quartetto vocale di Marini c’è “Passa un giorno”, “composizione di coscienza civile che invita a diventare protagonisti e a non farsi sopraffare dalla paura. Questo brano monodico scritto originariamente per voce e chitarra – credo che sia stato un azzardo, da parte mia, volerla eseguire a cappella – è ricco di modulazioni complesse che, in una versione per sola voce, risultano più difficili da apprezzare a causa dell'assenza della parte armonica”, spiega ancora Patrizia. Ritorna il Pasolini poeta in “Il Vint”. Poi di nuovo in Salento con “All’alba all’alba”, cui segue il canto di mietitura di area ternana “Menz’a lo mare ci sta ‘na ripetta”, omaggio all’indagine sul campo di Valentino Paparelli. Il congedo avviene con un secondo medley mariniano comprendente un discanto introduttivo che ci porta a “Miezz’ a lu mare/ La vita per il pane/Da Tripoli” (quest’ultima composta sulla melodia de “Il Sirio”), in cui si riprende il tema della migrazione, di chi lascia il proprio luogo natio e rischia la vita per aspirare a una vita che non sia di stenti. “Sul palco della memoria” è il compimento di un percorso sempre in movimento di passione, conoscenza interpretativa profonda e di consapevole elaborazione. Quelle del Trio a Modo sono “voci spiegate” il cui ascolto ci ripaga di molte nefandezze canore che ci circondano. 


Ciro De Rosa

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