Kiya Tabassian ~ Ablaye Cissoko ~ Patrick Graham | Constantinople – Estuaire (Ma Case, 2026)

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Le onde dell’estuario solleticano i nostri timpani fin battute iniziali della prima delle undice tracce, sollecitate dal sétar persiano di Kiya Tabassian e dalla kora mandinga di Kimintang Mahamadou Cissoko, per tutti Ablaye Cissoko, assecondati dalle dinamiche percussive di Patrick Graham. Tabassian e Graham sono il nucleo fondante di un ensemble a geometria variabile, con all’attivo già 23 album e numerosi riconoscimenti (Premio Juno per il miglior album nel 2024 per “Il ponte di Leonardo”; miglior album 2025 ai Czech Angels Awards per “Pilgrimage”). Con “MaaLong”, il secondo brano, entra in gioco anche la voce e la vena lirico-narrativa di Ablaye Cissoko, magistrale nel far interagire le tradizioni dell’Africa occidentale con i timbri e gli sviluppi ritmico-melodici dei due compagni di viaggio. Dall’estuario che caratterizza il territorio di Saint-Louis (Senegal), dove ha la sua base, Cissoko riesce a trovare regolarmente il tempo per interagire con Constantinople, in Canada e in giro per il mondo, rinnovando di volta in volta una collaborazione cominciata nel 2012 e che li ha visti co-protagonisti di altri due album: “Jardins Migrateurs” (Ma Case, 2015), ‘Traversées’ (Ma Case, 2019), con brani incisi nelle memorie collettive, come “Maryama”. Nella seconda parte di “MaaLong” Kiya Tabassian risponde anche con il canto alle strofe proposte da Sissoko, due flussi complementari così come nell’estuario l'acqua dolce sa incontrare l'acqua salata: le corde e i canti che si incontrano sanno far tesoro di queste metafore acquatiche evocando i momenti di transizione, la capacità di rinnovamento, l’incontro che genera fertilità e trasformazione, capacità di dar luogo a
nuove e inattese possibilità. Un po’ come quest’album: raccoglie brani inediti, composizioni collettive che già suonano come classici. Ogni brano tiene in tensione i diversi apporti del trio fondendo affetto reciproco e creatività: anche compositivamente, ogni brano è firmato collettivamente da tutti e tre I musicisti. Il primo momento autenticamente solista vede protagonista i caldi timbri percussivi di Patrick Graham nella parte finale di “Hivernage”, il brano più esteso (otto minuti), seguito, nella seconda parte di “Envol” dalle accorate strofe offerte a piena voce da Kiya Tabassian. Magistrale è poi l’apporto dinamico di Patrick Graham nel caratterizzare l’alternanza di “Marée Haute - Marée Basse”. A metà scaletta il trio ha collocato l’incalzante “Amadou”, dedicata all’astro che collega il mondo, il sole che sorge e tramonta per tutti, offrendo luce e calore senza distinzioni. In sintonia con quest’idea di luce, anche canto e corde offrono i loro toni e le loro cadenze adatte a toccare e riscaldare cuori, a far tesoro della metafora della luce e del calore quando divengono funzionali a creare ponti tra solitudini. È proprio la dimensione della condivisione a divenire paradigmatica, a farsi “respiro” comune, modo accogliente di stare al mondo, così come l’armonia vocale a capella che chiude il brano: “Queste musiche sono i nostri estuari: spazi di incontro tra le nostre tradizioni e le emozioni universali, tra i racconti di qui e i cuori di ogni luogo. È la nostra missione di griot e musicisti tramandatori che ci porta a trasmettere la bellezza, a raccontare quelle qualità umane che meritano di essere conosciute e riconosciute, a mettere in prospettiva quelle luci che illuminano il nostro cammino comune". 


Alessio Surian

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