Laura Targett – The Road To Tpot (737273 Records DK, 2025)

"… la storia suggerisce che lo spirito umano vaga più lontano nelle ore silenziose tra mezzanotte e l'alba, ore buie e feconde i cui fiori segreti generano pace e guerra, amore e odio…"  
Lady Joan Lindsay
La cittadina australiana di Bellingen, sulla costa centro-settentrionale del Nuovo Galles del Sud, si trova nella Waterfall Way, il primo europeo che giunse qui nel 1840 era un mandriano di nome William Myles, che cercava nuove valli per le sue bestie a nord di Kempsey. In passato da queste terre lontane sono al contrario, giunti in Europa musicisti visionari (Daevid Allen), oscuri (Nick Cave), ancestrali (Lisa Gerrard), world (Mara!), folk (Trevor Lucas), da questa zona proviene anche Laura Targett, violinista e cantautrice, che si racconta così: “Quand’ero bambina mio padre suonava nella banda della scuola. Ricordo di essermi addormentata sotto un tavolo ascoltando la musica con i ballerini che ballavano e volteggiavano. Mi sembrava una magia, da bambina. Decisi in quel momento che un giorno avrei voluto diventare violinista! Ho iniziato un paio d'anni dopo e non mi sono più voltata indietro. Durante l'adolescenza, la musica è stata per me un'oasi nei momenti difficili, quando mia madre ebbe il cancro fu il posto sicuro dove poter esprimermi appieno. La musica è ancora questo per me! E il violino, nel corso degli anni, è diventato semplicemente un’estensione della mia capacità di esprimermi attraverso la musica. Ho avuto la fortuna di crescere in una famiglia che amava la musica: mio padre suonava il violino e la chitarra, mia madre il flauto. Ascoltavamo molto folk in vinile. Ho avuto pure alcuni insegnanti nella vita che hanno incoraggiato la mia passione per quella popolare. Da adolescente mi sono interessata più specificamente alla tradizione irlandese soprattutto suonando e trascorrendo del tempo con il mio amico e grande musicista Tim Edey. E la mia maestra di violino e mentore dell'epoca Saskia Tomkins, mi ha introdotto al mondo musicale dell'Europa orientale di cui mi sono innamorata. Da allora ho avuto l'onore di incontrare, suonare e imparare da molti grandi musicisti, Nikola (Parov, ndr) suonerà in una traccia del cd e sono particolarmente felice di averlo come ospite”. In questa breve conversazione con Laura Targett si inquadra la genesi di un disco dalla robusta ossatura acustica tradizional-irlandese (“Knocknagow”, “Five Pairs Of Hands”, “Witches In Britches”, “What Shall We Play?” e “The Road To Tpot”) che non disdegna l’intreccio con melodie appartenenti ad altri corpi sonori quali valzer (“A Waltz For Anna Maria” e “Maybe”) o musica dell’Europa orientale (“Butterfly Man”, “The Children Of War” e “Parfum De Gitane”). L’Irlanda è Paese dalle tradizioni ben custodite che, anche grazie alla propria musica, ha ereditato un fortissimo carattere di sacralità, gli eroi del suo passato oggi sono diventati santi senza perdere facoltà magiche e valori simbolici. A sublimare la remota mistica irlandese ci ha pensato l’arte e, nel suo piccolo, contribuisce oggi anche questo “The Road To Tpot” reincarnandola in molte sue tracce. La leggendarietà della metempsicosi ha sempre permesso stupefacenti o terrificanti apparizioni e scudi di difesa in grado di avvisare dei pericoli. Lo afferma chi testimonia d’aver vissuto molte vite sotto forme differenti, qualcuno fu vento sul mare, qualcun altro onda, chi uccello da scogliera, raggio di sole, abile navigatore, cinghiale, lago o parola. Anche i cristiani professavano la Resurrezione nel Giorno del Giudizio, sempre in forma umana e a patto che il corpo del defunto fosse rivolto a est, ovvero verso Dio. Solamente che i concetti di “peccato” o “inferno” erano del tutto sconosciuti ai Celti e il regno del Sidh è un mondo di felicità parallelo a quello umano che non è contemplato nella mitologia cristiana (e neppure greco-romana). L’amore celtico è un torrente impetuoso per chi ha saputo rivelare le età della luna e nella tradizione c’è sempre stato in ogni epoca, chi possedeva voce dolce da ammaliare ogni leggiadro cuore. La musica irlandese sgorgata nei secoli da questo fecondo terreno di miti, si è trasformata in un’orchestra millenaria e universale, in un libro dal pentagramma contemporaneamente sacro e pagano. Anche i musicisti di questo disco, provenienti da Australia, Irlanda, Scozia, Armenia e Bulgaria, attraverso ogni accordo, veicolano simbologie e il loro insieme forma melodie che rapiscono l’ascoltatore verso risvegli ricchi di meraviglia. Laura trasferisce tutto l’infinito amore che nutre per il suo strumento, nel tessere interpretazioni e composizioni con la cura che gli antichi offrivano nel realizzare pozioni magiche. Nelle isole britanniche non sempre il violino è stato un cavaliere dell’archetto, alla testa di balli, cortei o matrimoni, in passato è apparso anche agghindato peggio di un povero pellegrino, miserabilmente alla ricerca di un qualche boccale di birra. Nonostante per teologi ed intellettuali religiosi medievali la musica rappresentasse un donum Dei, un’ars divina, al contrario quella popolare era sovente creduta manifestazione demoniaca. Al violino, principe degli strumenti, in un gran numero di fiabe europee si attribuiscono virtù magiche o valenze orfiche, solo sfiorando la sua corda di “sol” si possono far impazzire esseri umani o mandarli in estasi, far loro chiudere gli occhi di piacere, gioia o follia. E accarezzando quella di “la” si può farli tornare in sé. Prima del Cristianesimo, i Druidi consideravano le tre foglioline dello shamrock, il trifoglio, simbolo sacro dai poteri mistici, in grado di tener lontano gli spiriti maligni, oggi San Patrizio probabilmente se la ride di tutto questo e lo utilizza per spiegare la Santissima Trinità. Pure la riforma dei pastori calvinisti non fu certo tenera con la musica e di conseguenza anche verso i violinisti, in Irlanda questo strumento è rimasto comunque (assieme alle uilleann-pipes) il veicolo privilegiato per la tradizione, anello ideale tra persone e natura. Una tradizione indissolubilmente legata al proprio selvaggio territorio di brughiere e luoghi di frontiera, il suo humus culturale è un’odissea di forti individualismi, identità e ideali misti al mosaico formato dalle drammatiche scogliere atlantiche. "The Road to Tpot" è il primo album di violino di Laura Targett dopo quasi trent’anni di immersioni musicali, il titolo origina dal lungo viaggio di concerti e luoghi differenti che le sono serviti ad arrivare infine allo studio scozzese Tpot dove l’attendeva da tempo il suo 30% di eredità genetica scozzese. Ha precedentemente collaborato con Tim Edey (Gran Bretagna), Seamus Begley & Jim Murray (Irlanda), Kev Carmody, James Ross (Australia), Delhi 2 Dublin (Canada/India), Nano Stern (Cile). Sull’approccio al repertorio tradizionale e sulla sua scrittura Targatt spiega: “ho trascorso molti anni a imparare e suonare centinaia (forse migliaia) di brani della tradizione irlandese. Nutro un profondo rispetto per la musica tradizionale di tutto il mondo, per il ruolo che svolge nel mantenere la cultura, i legami e la comunità, per l'incredibile espressione che esprime dello spirito, dell'identità e della patria di un popolo. Le mie composizioni originali sono state sicuramente ispirate dal mio background musicale tradizionale. Si possono anche sentire alcuni riferimenti alla musica varia che ascoltavo da bambina, ai tanti musicisti da cui ho imparato e da cui sono stata ispirata da tutto il mondo e forse anche al mio primo flauto dolce barocco classico!” Nel disco sei sono i brani originali: “Scrivo canzoni nelle fessure tra piatti e cena, scarabocchio su tovaglioli, canto in telefoni rotti...la musica mi mantiene sana di mente, mi rende umana” tra cui “The Children Of War” dove spicca la partecipazione di Nikola Parov al flauto kaval. Nonostante lontananze stilistiche, il celebre polistrumentista bulgaro iniziò a interessarsi della musica irlandese negli anni ’80 del secolo scorso grazie all’amico Andy Irvine, unendo suoni balcanici e celtici, rovesciando quindi l’equazione inizialmente proposta dai Planxty, per raggiungere identico risultato finale. “Parfum De Gitane” è invece composizione dalle note lunghe del celebre suonatore tunisino di oud Anouar Brahem. Presente inizialmente nel suo esordio ECM del 1991, “Barzakh”, suonato con i connazionali Bechir Selmi al violino e Lassad Hosni a bendir e darbouka, una decina di anni dopo il brano verrà nuovamente inciso (con alcune minime differenze) ospitando il clarinetto del turco Barbaros Erköse al posto del violino (“Astrakan Café”, ECM, 2000). La musica tradizionale irlandese è diventata baluardo internazionale di quella popolare, fonte occulta a cui ciclicamente si torna ad abbeverarsi un po’ ovunque. Anche in Australia, parecchio lontano dai paesi all’ombra del Sidh, dove si continua a ballare in compagnia degli eroi che credevano di trascorrervi qualche ora e sono rimasti lì per diversi secoli. 

Flavio Poltronieri

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