C’era una volta un tempo, del quale alcuni lisi stereotipi perdurano ancora, in cui non fosse il dolce profumo dei fiori d’arancio, la loro candida bellezza, a stordir la sposa, quanto la promessa di un amore vero ed eterno ad illuderne il cuore, ad adescarne l’anima e la mente. Dietro la sottile rete del velo nuziale, la sua voce è prigioniera. In alcuni angoli di mondo, essa è addirittura più bianca delle virginali vesti nelle quali è costretto il suo esile corpo, quello di una bambina. Quale che sia la sfumatura della sua voce, Magalí Sare l’ha sublimata in canto. Inciso nel solco del contemporaneo movimento culturale del “Female Rage”, il nuovo album della cantante e musicista catalana, “Descasada” – traducibile come “Non sposata” o “Separata” – è un complesso e affascinante mosaico di epitalamie e racconti di donne stigmatizzate e censurate dalla storia e dalla società attraverso i quali decostruisce il concetto di matrimonio. Si tratta di un primo volume, che preannuncia un seguito a venire.
La genesi del progetto risale al 2023, quando durante una tappa del suo tour in Slovacchia rimane colpita da un canto tradizionale del luogo, in cui una sposa, alla vigilia delle proprie nozze, con tristezza dice addio alla propria famiglia e alla propria terra natale. Da allora, la Sare ha investito tutta la propria sensibilità umana e artistica nella ricerca, rielaborazione e composizione di vecchi e nuovi canti nuziali attraverso i quali, con sapiente eleganza e maturità stilistica, ha ibridato il ruvido suono dei repertori popolari di diversi paesi (Penisola Iberica, Mediterraneo, Europa e Sud America), con il raffinato equilibrio della musica classica, l’intensa solennità del canto corale e gli intriganti ritmi del jazz.
Il disco si apre con un melodioso gorgheggiare femminile che si leva su di un indistinto acciottolìo di stoviglie; ad un tratto la voce si interrompe e con umile dolcezza canta: “Temerosa i tímida, li concedeixo la meva mà…” (“Timorosa e impaurita, ti porgo la mia mano…"). La canzone è intitolata “Anunci al diari” e il suo testo intreccia un’inserzione che, quasi un secolo fa, una donna pubblicò per cercare marito, e una poesia che un’altra giovane ragazza scrisse in preghiera a Sant'Antonio, riconosciuto nei paesi ispanici come “santo casamenteiro” (protettore delle unioni matrimoniali). Ambo le voci desiderano un’unica cosa: “essere trattate bene", sottolinea la Sare. Lo scorso settembre, insieme al Coro Bruckner diretto dalla sorella Júlia Sesé Lara, l’artista ha eseguito una versione riarrangiata piuttosto toccante del brano in occasione del “Catalunya Aixeca el Teló”, di cui se ne raccomanda caldamente l’ascolto. Giocosa e ironica, con brillanti ricami di banjo e flauto traverso, è “La mal maridada”, omaggio alla tradizione popolare occitana, che racconta la storia di una donna sposata ad un uomo minuscolo “come un chicco d’avena”, il quale si imbatte in una serie di comiche disavventure che inducono la protagonista a ridere rassegnata della propria infelice condizione coniugale. Con “Sirviñaco” raggiungiamo il paesaggio culturale e musicale delle Ande, qui è diffusa l’ancestrale usanza di un periodo di convivenza “prova” per verificare la compatibilità della coppia. In netto contrasto con i valori cristiani di castità, in quelle latitudini geografiche, la donna che ha maturato un buon numero di esperienze con diversi uomini è considerata “preziosa”. “Deux perles”, in un elegante francese, inizia con un essenziale accompagnamento di chitarra per poi esplodere in un trionfale accordo d’archi che a metà brano si spegne lasciando spazio alle suggestive e profonde voci del Coro Bruckner, che ritroviamo in tutta la sua celestiale bellezza in un sorprendente dialogo con percussioni Jazz nella cover della slovacca “Oddavač še budu”. Di un classicismo raffinato e fuori dal tempo è “Mira la boca”, il cui testo è tratto da una poesia della scrittrice Josefa Contijoch. Brano dal suono più contemporaneo è “Rosalìa”, omaggio alle commoventi rime di “Decides que o matrimonio” della poetessa Rosalía de Castro. Segue un’interessante reinterpretazione di “Mädchenlied” di Johannes Brahms, che, accompagnata da una ricca chitarra Flamenca, acquisisce un’atmosfera completamente altra rispetto al lied originale. I versi, tratti da una lirica italiana tradotta in tedesco dallo scrittore Paul Heyse, dipingono una scena notturna in un filatoio, nel quale dolci fanciulle cantano mentre lavorano al corredo, pensando malinconicamente al futuro che le attende. Invocazione a Imeneo – il dio greco con la fiaccola nuziale e personificazione dell’omonimo canto corale – da una lettera del latino Catullo, “Hymen I” vede il solenne matrimonio tra voci femminili e maschili del Coro Bruckner dal quale, con acuta potenza, si solleva impetuosamente il soprano della Sare. Incorniciato da archi leggeri e brevi interventi corali, il valzer “Epitalamio” con il cantautore brasiliano Luca Argel è uno dei pezzi più teneri dell’album. Dopo la breve parentesi di “Hymen II”, l’artista intona l’intimo lamento di una sposa oltraggiata e tradita nella sua personalissima interpretazione della barocca “Sposa son disperata” del compositore italiano Geminiano Giacomelli. A stemperare tanto struggimento la gioiosa “Cravo roxo”, canzone popolare portoghese, che pur parlando dell’amore non corrisposto di una giovane sposa, ha voluto riprodurre l’aria di festa che si respira durante una cerimonia nuziale. Nella delicata ed emotiva “Non, non, non”, accompagnata dall’Orquestra de Cambra Terrassa 48, la Sare mostra nuovamente il suo sofisticato talento autorale. Al termine di questo affascinante viaggio antropomusicale giungiamo ad una polifonica cover di “The secret marriage”, bellissima ma poco conosciuta ballad di Sting. I versi della canzone, ispirati all’unione segreta del dramma shakesperiano di “Romeo e Giulietta”, svestono il matrimonio da ogni sua dimensione istituzionale, morale e festiva, restituendone l’immagine di profonda e incorrotta unione tra due anime.
Maria Claudia Leone
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