Magistralmente introdotto da Giovanni De Zorzi, il concerto del Miras Silk Road Collective ha concluso il primo ciclo di concerti del festival “Incroci in musica”: sette appuntamenti fra Venezia e Mestre, da ottobre 2025 a febbraio 2026, collegati alla nuova edizione di “Incroci di civiltà”, Festival Internazionale di Letteratura. Lo ha fatto nel migliore dei modi, presentando per la prima volta in Italia la versione in quintetto di un ensemble che dedica attenzione alla connessione fra musica e testi e che si prende cura di introdurre i versi e il senso poetico di ciascun brano prima di eseguirlo.
Figlio della diaspora uigura, con base a Londra, il Miras Silk Road Collective si dedica a documentare e far conoscere le tradizioni musicali uigure, mettendole in relazione con musiche e musicisti lungo la Via della Seta. Il nucleo del repertorio Miras è costituito dalla musica d’arte modale, i maqām che nella lingua turcofona uigura sono chiamati muqam, cui affiancano canti delle tradizioni popolari. Gli uiguri sono presenti nell’Asia Centro-Orientale, soprattutto nella regione autonoma dello Xinjiang nella Cina settentrionale-occidentale. La geografia cui fanno riferimento I principali repertori è quella della regione dell’Altishahr, le sei “città-oasi”: Khotan, Kashgar, Maralbashi
/ Bachu, Aqsu / Kargilik / Yecheng, Kuqa (già chiamata Yengisar), Yarkant / Shache.
Al centro del collettivo spicca la voce raffinata ed espressiva di Rahima Mahmut, nata a Ghuja, in seno a una famiglia che coltiva il ricco patrimonio musicale uiguro. Nel suo esilio nel Regno Unito, come compositrice e cantante, ha saputo mettere in musica e dar voce alle poesie di scrittori uiguri perseguitati. Li Cheong, maestro della ghijek, la viella a puntale tipica della tradizione uigura, si è trasferito a Londra dopo un periplo che dalla natia Macao l’ha portato a Hong Kong e ha conseguire un dottorato in Composizione musicale all’Università di York. Gli altri due cordofoni sono suonati da Ahmet Ozan Baysal e Kamil Abbas. Quest’ultimo suona il tambur e vari strumenti tradizionali uiguri fin dall’infanzia. Ha lavorato per molti anni come musicista professionista per la compagnia teatrale Uyghur Opera Arts prima di stabilirsi nei Paesi Bassi. Ha fondato, con Gulendem Abbas, il gruppo uiguro Meshrep ed è membro dell’European Uyghur Ensemble.
Ahmet Ozan Baysal, compositore, cantante e suonatore turco del liuto a manico lungo bağlama, è conosciuto per la perizia nella tecnica şelpe ed ha prodotto di recente un ottimo album di debutto “Tel ve Ten” (Corda e pelle) in cui vena
le tradizioni anatoliche a partire da altre matrici improvvisative. Anche a Venezia, accanto alle parti al bağlama, ha avuto modo di farsi ascoltare come cantante solista, molto accurato e coinvolgente nel proporre tradizioni vocali “popolari” che tracciano il legame fra Asia Centrale e “Medio Oriente”. Altrettanto efficace come cantante, in un registro più acuto è Dilzat Turdi con residenza a Londra dove ha studiato Music, Sound, and Technology alla City University di Londra, a suo agio sia dando voce a brani della tradizione popolare, sia come percussionista (al tamburo a cornice dap) acompagnando i muqam, tratti dal vasto repertorio dei Dodici Muqam (On Ikki Muqam).
L’interzione reciproca, l’intensità vocale e strumentale e la capacità di esplorare un’ampia paletta affettiva è ben sintetizzata da Rahima Mahmut quando ricorda che la musica uigura sa trasformare il dolore in suono, che la musica accompagna gli uiguri ovunque vadano e ovunque arrivino sanno piantare un suono e farlo germogliare.
Alessio Surian
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