Canto in digitale: è nata una App dedicata al Canto a tenore

Per avviare una prima conoscenza, ma anche un approfondimento sul canto a tenore, abbiamo a disposizione da tempo alcuni importanti strumenti. Oltre alle fondamentali pubblicazioni degli anni Novanta dello studioso Andrea Deplano, l’allestimento del museo dedicato a questa particolare espressione del ricco ambito etnomusicale della Sardegna. È ospitato a Bitti, uno dei paesi fulcro di questo patrimonio, all’interno del museo della civiltà pastorale e contadina e si avvale dell’apporto di moderni supporti tecnologici, come totem audiovisuali che consentono una suggestiva esperienza immersiva. Oggi è possibile ricorrere ad un altro importante strumento promosso dalla provincia di Nuoro, con l’apporto dell’assessorato alla cultura della regione Sardegna, ideato anche con l’obiettivo di celebrare il ventesimo anniversario dell’inserimento, nel 2005, del canto a tenore della Sardegna nel Patrimonio Immateriale dell’Umanità dell’Unesco. Vale la pena ricordare che fu proprio l’amministrazione provinciale nuorese a promuovere l’iter di quel percorso di salvaguardia e valorizzazione che culminò nel 2005 con la dichiarazione del canto a tenore sardo “Capolavoro del Patrimonio Orale e Immateriale dell'Umanità” e, quindi, nel 2008 con il definitivo riconoscimento come “Patrimonio Culturale Immateriale dell'Umanità”, sottolineando così l'unicità di questa forma polifonica e l'importanza di preservarla per le generazioni future. In quello stesso periodo venne costituita l’Associazione Tenores Sardegna cui aderirono oltre un centinaio di tenores (intesi come gruppi di canto) provenienti da tutta l’area di diffusione di questa particolare e unica
espressione del patrimonio etnomusicale isolano. Tra le altre iniziative la Provincia ha anche promosso un bando per la realizzazione di un docu-film di etnomusicologia visiva sul canto a tenore. Ora l’istituzione si è fatta dunque fatta promotrice della realizzazione di una applicazione denominata “Tenores” grazie all’apporto tecnico di Pierluigi Manca, della ditta Mousikè di Nuoro, e la consulenza di personalità che sono profonde conoscitrici dell’argomento come gli etnomusicologi Diego Pani e Bustiano Pilosu, che fu uno dei promotori della costituzione dell’Associazione Tenores Sardegna ora presieduta da Gian Mario Cossu. L’applicazione è quindi il risultato di un impegno storico dell’amministrazione provinciale come ha ricordato in sede di presentazione del progetto il coordinatore della programmazione e delle relazioni esterne dell’ente Roberto Cadeddu. “L’ente provincia – ha detto – crede fortemente in questo progetto, che unisce studio, tutela e valorizzazione di una tradizione da conservare e trasmettere nel tempo, nel pieno rispetto della sua autenticità”. Ha poi descritto il canto come “l’essenza dell’identità sarda capace di unire l’intera isola attraverso il ballo e la ritualità religiosa”. L’obiettivo non è però quello di “congelare” questa tradizione ma salvaguardarla perché resti una pratica viva e spontanea. Concetti cari anche alla consigliera provinciale con delega alla Cultura Sonia Mele. “La nostra Provincia – ha rimarcato – custodisce un patrimonio unico al mondo. Vogliamo offrire a cittadini e turisti una porta digitale, un ponte tra cultura, territorio e innovazione, capace di rafforzare l’identità della comunità e di far conoscere il canto a tenore in ogni angolo del pianeta”. Un progetto in definitiva destinato a un ampio spettro di fruitori, dai musicisti agli appassionati di cultura, da studenti e insegnanti a turisti. Uno strumento, insomma, non solo da ascoltare, ma che ambisce a diventare un’esperienza da esplorare. L’applicazione offre una esperienza interattiva estremamente completa. Mette a disposizione una mappa con la
geolocalizzazione dei comuni dove la pratica del canto a tenore è storicamente documentata; attraverso sensori virtuali l’utente può ricevere notifiche informative e ascolti suggeriti quando si trova in prossimità di paesi che sono legati a specifiche modalità dei canti. Un player evoluto permette l’ascolto dei cinque stili più rappresentativi di questo canto con la possibilità di poter isolare le singole quattro voci che lo animano comprendendone così anche la struttura tecnica. Si può anche “giocare” con il tenore in virtù della possibilità di poter accedere a una particolare sezione (“Gioca col tenore”) che propone quiz e percorsi di diverso livello di difficoltà (da “curioso” a “appassionato”) che permettono un migliore apprendimento delle competenze tecniche. L’app è anche dotata di un archivio aperto dove i gruppi non ancora censiti possono iscriversi autonomamente inserendo anche foto e file audio per arricchire ulteriormente il data base. Il progetto complessivo dell’app, disponibile sul web e scaricabile dagli store Google e Apple, prevede anche una ulteriore integrazione con un calendario curato da Pierluigi Manca che segnala le feste spontanee e le manifestazioni religiose dove sarò possibile ascoltare i tenores dal vivo, superando così la logica del classico concerto e restituendo al canto il suo contesto più naturale e spontaneo. L’app “Tenores” si avvarrà anche di una presentazione a livello nazionale a Milano, a marzo, in occasione della “Fiera del consumo critico e degli stili di vita sostenibili”. 

Giacomo Serreli

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