#FoolkSessions: Marichka & Daughters of Donbas – Songs of Stolen Children

La questione dei minori ucraini trasferiti in Russia dalle aree della contesa regione del Donbas rappresenta uno dei nodi critici del conflitto iniziato perlomeno nel 2014 e inaspritosi drammaticamente con l’invasione russa del 2022. Le accuse di deportazione forzata mosse da Kyiv, ONU e Corte Penale Internazionale si scontrano con la tesi di Mosca, che giustifica tali spostamenti come evacuazioni umanitarie necessarie per sottrarre i civili ai pericoli della guerra. Il trasferimento porterebbe ad adozioni di famiglie russe, pratica favorita da procedure facilitate soprattutto per gli orfani. Il contesto è ulteriormente complicato dalle tensioni pregresse nella regione. Dal 2019, le riforme legislative ucraine che impongono l’uso esclusivo della lingua nazionale nell’istruzione e nella pubblica amministrazione sono state percepite da ampie fette della popolazione locale come una forma di emarginazione culturale della minoranza. Su questo solco si inserisce la controversia sul presunto genocidio dei russofoni, denunciato dalla Russia per legittimare l’intervento militare, ma mai confermato dalla Corte Internazionale di Giustizia. In questo scenario, il tema dei bambini sottratti diventa inevitabilmente anche terreno di scontro propagandistico, anche attraverso informazioni e fake news che passano attraverso i media e i social. Ciò detto, va osservato che, se da un lato il diritto internazionale proibisce esplicitamente il trasferimento forzato di civili, inclusi i minori, dai territori occupati, dall’altro si riconosce la vulnerabilità dei minori in zone di guerra che può sollevare dubbi sulle reali capacità di protezione offerte dalle istituzioni ucraine in contesti di emergenza.
Di certo, molti analisti leggono in queste manovre un tentativo di “russificazione” forzata delle nuove generazioni, volto a recidere i legami identitari e familiari dei minori per consolidare il controllo politico sui territori acquisiti. Diversamente, la narrazione russa presenta tali azioni come un salvataggio di massa di profughi messi al sicuro dallo stato di abbandono. Insomma, il confine tra tutela umanitaria e appropriazione coercitiva appare dunque estremamente sottile. Per una comprensione autentica del fenomeno, occorre dunque superare le retoriche nazionalistiche, affidandosi a una metodologia trasparente che metta al centro il superiore interesse del fanciullo e il rispetto delle norme internazionali. In sintesi, mentre la Russia parla di centinaia di migliaia di profughi messi al sicuro, l’Ucraina li reclama denunciando la deportazione se non addirittura il rapimento e un sistema di indottrinamento volto a trasformare piccoli ucraini in cittadini russi. Quanto ai numeri le cifre sono fortemente contraddittorie in termini di quanto riportato a lungo da organi di stampa e di quanto richiesto ufficialmente dalle stesse autorità ucraine.
Il caso dei bambini ucraini “trasferiti” è al centro del progetto Daughters of Donbas - Songs of Stolen Children, ideato da Marichka, quarantatreenne musicista ucraina naturalizzata canadese, artista con una formazione etnomusicologica. È stata la vocalist dei Lemon Bucket Orkestra di Toronto e dei Balaklava Blues. Si definisce “attivista musicale, volontaria, combattente, giornalista e madre di quattro bambini meravigliosi”. Il progetto è stato avviato dopo che la musicista si è unita alle forze armate ucraine nel 2023 come medico volontario in prima linea e come giornalista “embedded” nella regione del Donbas.
Da quell’esperienza nasce Daughters of Donbas - Songs of Stolen Children, ideato in collaborazione con il produttore musicale e giornalista canadese Daniel Rosenberg con l’obiettivo specifico di dare voce alle storie di minori trasferiti forzatamente in Russia. Il concerto “Songs of Stolen Children” ha debuttato lo scorso luglio allo Scarborough Folk Festival di Toronto. Da quest’anno negli più recenti sviluppi live è centrale il ruolo di Liza, una ragazza oggi diciannovenne, trasferita in Russia dopo la caduta della sua città, Mariupol, che è riuscita a scappare e a stabilirsi in Germania. Liza condivide i suoi diari e la sua voce nel concerto, perché la sua storia incarna perfettamente il dramma dei minori coinvolti nel conflitto. 
La #FoolkSession ospita Marichka, incontrata al WOMEX di Tampere, dove l’artista ha partecipato a una registrazione per la programmazione dell’EBU. Daughters of Donbas è in tour nel Regno Unito, dalla fine di gennaio 2025 fino a febbraio; nel mese di marzo Daughters of Donbas sarà in scena al WOMADelaide in Australia, ad aprile in Estonia alla Tallinn Music Week.
Da anni vivi a Toronto: come percepisci la tua identità ucraina? Cosa è cambiato da quando è iniziato il conflitto?
Sono nata a Kyiv, dove ho vissuto in una famiglia di lingua russa. Parliamo tutti russo. Penso che sia la maggioranza nella capitale, per ovvie ragioni. L’idea era che non sei abbastanza intelligente se parli in ucraino: così era percepita la lingua. (segue a pagina 2)

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