Insieme ai familiari, l’intera comunità di Maranola e i tanti amici musicisti hanno salutato nella Chiesa dell’Annunziata, lunedì 26 gennaio, Erasmo Treglia, scomparso due giorni prima a soli 64 anni per un male incurabile, che si era manifestato meno di un anno fa. La sua scomparsa impoverisce gravemente il mondo internazionale delle musiche trad & folk. Erasmo te ne sei andato in punta di piedi con quella discrezione che era parte di una personalità che sapeva pur essere esuberante (ma senza mai eccedere) sul palco e nelle session. Erasmo sapevi abitare la complessità della cultura musicale internazionale senza vanità, senza mai indossare la maschera della “personalità”, con un’ironia sottile sempre pronta, con un aneddoto raccolto sul campo da qualche parte nel mondo delle musiche di tradizione orale. Ci siamo conosciuti sul finire degli anni Ottanta: erano i tempi di Sud Nord e delle registrazioni sul campo a Cuba nell’Africa urbana, ma anche il tempo di quel capo d’opera che è stato “Il Paese con le Ali”, esordio del tuo fraterno compagno di viaggio, Ambrogio Sparagna. Eravamo parte dello stesso circuito, tu con il passo d’artista, del polistrumentista alle prese con corde, fiati e attrezzi sonori, del ricercatore cresciuto al magistero di Diego Carpitella, sintonizzato sulle frequenze sonore del mondo, animato da un’insaziabile curiosità, ma anche di agitatore culturale che si sporca le mani con l’organizzazione a tutto campo, ed io – tuo coetaneo – che entravo da cultore delle musiche world. La tua professionalità era un dato di fatto, solida come il legno dei tuoi strumenti, ma ciò che ti rendeva unico era quella schiettezza disarmante, tipica di chi non ha bisogno di compiacere nessuno per essere autorevole. Una formazione musicale la tua, costruita soprattutto al di fuori dell’accademia, nelle piazze, nei campi Rom, nelle osterie, nei casolari, intorni ai fuochi dell’Est Europa, mediata dall’ascolto diretto dei testimoni della cultura orale. Per te la musica tradizionale non è mai stata un reperto da museo ma linguaggio vivo, dinamico. La tua perizia si traduce nelle scorribande sonore di Acquaragia Drom,
combo che con molteplici fisionomie sonore ha portato sul palco e nelle feste la sua visione della “musica dalle Province Zingare d'Italia”,
attraversando con una ricca discografia decenni di nuova folk music. Si produce nel suono intimo e pure vibrante di Famiglia Maraviglia, con Clara e Giordano
e, naturalmente, nell’Orchestra Popolare Italiana con Ambrogio e altri magnifici musicisti, eri sempre pronto a promuovere e ad avviare tanti altri progetti.
Sei stato in prima fila nella gestione di network di festival europei e italiani, nel condurre di rassegne in luoghi che contano, curate con tenacia ma anche con la naturalezza con cui si beve intorno a un tavolo, facendo viaggiare la tua anima nomade ma sempre radicata nella tua Maranola. La tua schiettezza era capace di disinnescare ogni tensione, eri profondo senza essere pesante. Da fondatore e colonna portante della casa discografica Finisterre hai contribuito a dare lustro alla nuova musica trad & folk in Italia, per non dire dell’impegno con le stagioni concertistiche dell’Auditorium Parco della Musica-Ennio Morricone.
Abbiamo condiviso in parte anche la stagione editoriale di World Music Magazine, guidati dal gran timoniere Pietro Carfì, per te un vero fratello e per me pure, e poi gli anni del Festival La Zampogna, nella tua Maranola (evento che è stato tra i fautori del rinnovato interesse verso gli aerofoni a sacco), a lottare caparbiamente contro l’inevitabile bufera climatica che paradossalmente si abbatteva sul tuo paese in occasione del raduno, la lotta contro la burocrazia, il confronto con la politica cieca, perfino oppositiva e brutale nei tuoi confronti, nei confronti di chi fa cultura dal basso.
Negli ultimi anni talvolta abbiamo condiviso il palco di presentazione a Maranola, ci siamo ritrovati al Premio Loano conversando con te, premiato in quell’occasione dei “molti progetti di Erasmo Treglia e della sua Finisterre, etichetta e agenzia che ha fatto (e fa) la storia del folk italiano”, come recitava la motivazione del Premio alla Realtà Culturale attribuitoti dalla direzione artistica della manifestazione.
Ancora, hai onorato noi di Blogfoolk, raccontando di te e delle tue peregrinazioni musicali. Ed avevi tanto ancora da raccontarci dei festival ai quali partecipavi e che tante cose si potevano ancora costruire con la nostra testata. Ci mancheranno la tua capacità di guardare oltre la superficie delle cose, le tue critiche a noi e a questo ambiente musicale non privo delle sue contraddizioni. Ci mancherà la tua bussola: “ascoltavi i suoni antichi”, ha detto e scritto qualcuno, ma tu, Erasmo, eri anche consapevole e puntavi al cambiamento, pronto a riconoscere e ad accogliere le nuove spinte, il nuovo immaginario urban di giovani musicisti nuovi italiani. Grazie, Erasmo, il sentiero che hai tracciato resta vivido. E poi tu rimani con noi.
Ciro De Rosa
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