Musicista specializzato in corno francese, flauti e cornamuse del Nord Italia. Diplomato al Conservatorio di Novara, Daniele Bicego (Milano, 1975) ha collaborato con prestigiose istituzioni come il Teatro alla Scala e l’Orchestra della RAI. Parallelamente alla carriera classica, ha iniziato a suonare in gruppi di musica antica e tradizionale collaborando con artisti italiani e irlandesi e suonando in una quarantina di dischi, spaiando dal folk al prog, dal rock al jazz e blues. Si è affermato come studioso e costruttore di strumenti popolari quali la müsa appenninica delle Quattro Province, la piva e il baghèt. Coniuga la ricerca storica e organologica con l'attività concertistica internazionale, contribuendo attivamente alla riscoperta e al perfezionamento tecnico delle tradizioni degli aerofoni a sacco di area padana. Nel 2024 ha pubblicato il volume “Cantami, O Müsa. La cornamusa delle Quattro Province” per l’Associazione Culturale Baraban (pp.224, Euro 25,00). Lo abbiamo raggiunto per entrare nel mondo della müsa.
Per iniziare: cosa è la müsa?
È una cornamusa dalla struttura piuttosto semplice, con un chanter e un solo bordone. Caratteristica della zona della Quattro Province, la canna della melodia è intonata su un taglio piuttosto acuto, in Do, con sette fori digitali e nessun foro posteriore per il pollice; la sua specificità riguarda il bordone, che è intonato sulla dominante, è montato lateralmente e presenta dei fori nella parte terminale, di numero variabile negli strumenti ritrovati, ma sempre presenti.
Bisogna premettere che in Liguria “musa” è il termine generico per indicare la cornamusa, percui anche se troviamo molte attestazioni del termine nei secoli passati, spesso non dello strumento specifico che conosciamo oggi e che si suona in coppia con il piffero. Per il tipo che ci interessa, come l’ho descritto sopra, non abbiamo purtroppo notizie certe riguardo alla sua origine. Non ci aiuta l'iconografia, dato che non è mai stata trovata alcuna raffigurazione di uno strumento con queste caratteristiche; anche per questo, ritengo che sia comparso in epoca piuttosto recente, agli inizi dell’800.
Che diffusione aveva?
Non molto vasta; nel periodo di massima diffusione a parte le valli Curone, Borbera, Staffora, Trebbia, era presente sul versante ligure (dove in seguito è scomparsa) arrivando forse fino alle località costiere.
Ci sono registrazioni, notazioni storiche o ancora testimonianze che ci fanno capire come era suonata?
Sfortunatamente no. Questo è il principale problema che abbiamo. C'è giusto qualche vaga testimonianza, non sufficientemente precisa e circostanziata da permetterci di ricostruire la prassi esecutiva.
Venendo alla tua formazione: come ti sei avvicinato a questo strumento?
Il mio approccio con il mondo delle cornamuse è avvenuto suonando musica irlandese. Ho poi casualmente ascoltato dei dischi di musica delle Quattro Province, che mi sono piaciuti e informandomi ho trovato che esisteva un tipo di cornamusa suonata in zona; imparare a suonarla è stata una scelta abbastanza conseguente. Il primo strumento me lo ha fatto Ettore Losini “Bani”, fondatore dello storico gruppo de I Müsetta.

