Silvana Estrada – Vendrán suaves lluvias (Autoprodotto, 2025)

Aurora di nuove speranze, “Vedran suaves illuvias” (“Verranno piogge leggere”) è il secondo album della cantautrice indiefolk messicana Silvana Estrada. Dopo un lungo periodo di sofferenze e siccità creativa, il giovane ma maturo talento di Veracruz risboccia in un florilegio di dieci nuove canzoni attraverso le quali racconta ed elabora le proprie amarezze. Il successo di “Marchita” (“Appassita”), pubblicato nel 2022 sotto la produzione di Gustavo Guerrero, dopo due interessanti EP in collaborazione con il musicista statunitense Charlie Hunter, aveva regalato all’Estrada tante soddisfazioni — tra le quali un Latin Grammy come “Best New Artist” — ma anche ambiziose aspettative sulle produzioni future. Nello stesso 2022 ritorna in studio ma la partenza è lenta e deludente; ad arrestarne completamente la scrittura un’inaspettata lesione al midollo spinale e la tragica uccisione di due cari amici. Scoraggiata e smarrita, è costretta al silenzio finché nell’autunno 2024 non riceve l’invito a partecipare a un tributo in memoria della compianta Lhasa de Sela; affascinando i musicisti dell’artista scomparsa, riceve il loro lusinghiero aiuto e nel giro di soli cinque giorni registra a Montreal le prime cinque tracce. Finalmente la linfa poetica ritorna a fluire, anche grazie al “fantasma” — utilizzando il termine da lei impiegato — del Dylan di “Blood on the tracks” (1975), del quale assorbe la leggerezza melodica e trae incoraggiamento da una vecchia intervista nella quale il menestrello del rock racconta di quando in piena crisi artistica decise di riregistrare l’iconico album alla vigilia dell’uscita. Poche altre sessioni a Barcellona, Città del Messico, Los Cabos e Skopje (Macedonia del Nord) le consentono di portare a compimento la lunga gestazione del progetto. Rinascendo dalle vive ceneri di un lutto inaccettabile, l'Estrada ne mostra orgogliosamente la ferita, lasciandovi penetrare come da una finestra il suo luminoso amore per la vita. Questo bagliore abbraccia l’ascoltatore sin dalla prima canzone intitolata “Cada dìa te extraño meno”, nella quale una brillante chitarra accompagna una voce avvolgente e profonda che espressivamente si assottiglia nel cantare “Addio”, per poi trovare respiro in una resiliente risata. “Dime” presenta un accompagnamento orchestrale sofisticato, — qualcuno l’ha definito un esempio di folk da camera — in cui l’elegante solennità di archi e fiati descrive il trionfale liberarsi da un viscoso sentimento di attaccamento. Già nota al pubblico dei fan, la teneramente nostalgica “Lila Alelí” è un omaggio al merengue del cantautore domenicano Juan Luis Guerra. In questa primavera di suoni gentili, “Flores” è una delle tracce più dolci e poeticamente più emozionanti del disco. “Good luck, Good night” è una ranchera il cui originale arrangiamento è in grado di evocare l’atmosfera fumosa di un locale notturno nel quale la voce canta con raffinata passione e grintoso umorismo l’epilogo di un amore inutile (il tema è quello del ghosting). Segue una traccia dal tono più sommesso intitolata “Tregua”, nella quale la fine della relazione è accettata con serena rassegnazione ma non atarassia, e da una silenziosa nebbia si eleva il dolce fischio di “Como un pajaro”; nata da ispirate notti di insonnia, la canzone riceve un’importante candidatura ai Latin Grammy nella categoria “Best Singer-Songwriter Song”. A commuovere per la delicata bellezza delle sue rime è “Un rayo de luz”, composta in ricordo dei due defunti amici. La cantautrice confessa che da quel traumatico evento credeva non sarebbe più riuscita a scrivere, ma un prodigioso soggiorno a Casa Chavela a Morelos l’ha salvata dal blocco creativo. Grata dell’esperienza, considera la grande Chavela Vargas coautrice del brano: suo è il potente verso “¿Cómo será de hermosa la muerte, que nadie ha vuelto de allá?” (“Come dev’essere bella la morte se nessuno è ritornato da lì?”). In questo pezzo un ipnotico pianoforte trascina un triste canto, i cui vocalizzi lentamente precipitano in un consolatorio humming in grado di assopire il dolore. “No te vayas sin saber” si distingue per un esile arpeggio di arpa che sembra riprodurre una pioggerellina primaverile e richiamare il verso che dà il titolo all’album “Vendrán suaves lluvias”, ispirato alla meravigliosa lirica “There will come soft rains” della poetessa Sara Teasdale. L’album si chiude con l’essenziale ma intensa ballad “El alma mia”, un sussurrato duetto con El David Aguilar, ispirato al tradizionale canto cardenche. Lontana dalla brumosa oscurità di “Marchita”, l’Estrada ha imparato a trasformare rabbie e sofferenze in luce: il suo non è un romanticizzare nè un edulcorare le difficoltà, ma un accoglierle con leggerezza, coraggio e a volte umorismo, vivendo con maggiore consapevolezza il potere catartico dell’arte. 


Maria Claudia Leone

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