Veronika Varga – True Picture (CPL-Music, 2025)

Laureata in canto popolare e pedagogia musicale presso l’Accademia di Musica Liszt Ferenc di Budapest, la cantante e contrabbassista Veronika Varga ha iniziato il suo percorso artistico con la musica tradizionale ungherese per poi aprirsi all’area balcanica e greca, anche attraverso il suo lavoro con band come Babra, BudaPesme, VreMea Válkània, Esperia e il progetto a cappella Lemonokipos. Oltre all'attività concertistica, conduce workshop di canto creativo e collabora con testate giornalistiche. “True Picture” è l’esordio a suo nome, che si pone come ritratto intimo della sua ricerca musicale. “Veronika significa 'immagine vera' – dice la cantante – questa è l'essenza del piccolo mondo musicale che ho creato, popolato da sogni, natura, femminilità e melodie d'amore. Condivido una parte preziosa del mio io più autentico e della musica che vive in me. Benvenuti nella mia realtà onirica – il mio realismo". Il programma, sviluppato in dodici tracce, propone canti tradizionali ungheresi e greci, eseguiti principalmente con voce, contrabbasso e tamburitza basso. È un variegato repertorio che attraversa ninne nanne, canti d'amore e canti nuziali, proposti in arrangiamenti essenziali con la partecipazione di musicisti ospiti come Ion Curteanu (cimbalom), Benedek Réti (fisarmonica) e l'ensemble a cappella Lemonokipos (Fruzsina Hódi, Sára Zolnai e Ilka Kisgyörgy). La voce di Veronika restituisce, con duttilità tecnica animata da un’efficace quanto misurata impronta interpretativa, le due ninne nanne ungheresi – le prime due tracce dell’album – “Angylka” (Piccolo Angelo), per voce sola con passaggi di overdubbing, e “Álmody szépet” (Dolci sogni), accompagnata dal contrabbasso, provenienti rispettivamente dalla regione dell’Alföld e dalla Transilvania. Il suo raffinato segno vocale si impone in “Hajnal” (Alba), adattamento del canto d’amore tradizionale della regione transdanubiana intitolato “Álom esett a szememre” “Un sogno è sceso sui miei occhi”), dove il contrabbasso rappresenta la seconda voce. Nella successiva “Esi koimaa” (Tu dormi), un canto greco originario dell’Asia Minore, è il tamburitza basso ad accompagnare il canto di Veronika. Dalla Moldavia ecco “Titok” (Segreto), in cui voce e tamburitza sono in dialogo serrato. La tracklist prosegue con uno dei passaggi più significativi del lavoro: "Ti thalassa, ti galani" (Il mare, l’azzurro), un canto marinaro del Dodecaneso che emoziona per la limpida polivocalità delle quattro Lemonokipos. “Liliomaszál” (Giglio), che affianca un testo ungherese di area moldava alla traduzione in greco di Giorgos Moysidis, possiede un senso drammatico mentre il cordofono tamburitza disegna frasi giocando su più livelli di tecnica strumentale. Varga valorizza tutte le differenti connotazioni custodite nei diversi brani: nel successivo motivo, “Menny” (Cielo), una folk song ungherese di carattere religioso, entra il cimbalom di Curteanu — musicista di formazione classica, di origine moldava — a costruire una trama digressiva a carattere pianistico. Si ritorna in Grecia con “Afino geia” (Vi saluto), il lamento della sposa dalla Penisola Calcidica, caratterizzato dalla fisarmonica di Réti che riempie lo spazio con bordoni e linee sinuose, mentre la voce si arricchisce di inflessioni melismatiche attraverso austeri effetti multitraccia. Segue ancora un lamento nuziale, questa volta ungherese transilvano, “Feher galamb” (La colomba bianca), per voce e contrabbasso, mentre “Baba” (Bambino) è un’improvvisazione vocale stratificata su un fondale di contrabbasso e tocchi di cimbalom. L’elemento più sperimentale emerge nella traccia che chiude l’album, “Csond” (Silenzio), aperta da registrazioni ambientali dei suoni mattutini della città di Vác; qui Varga, su melodie folkloriche cipriote e ungheresi, recita frammenti di poesie di Sándor Weöres, János Pilinszky e Anna Kövecses. “True Picture” si impone per la sua essenza intima. Varga mette al centro l'esperienza umana e i suoi interrogativi esistenziali fondamentali: aneliti d’amore, senso materno, nostalgia e solitudine si intrecciano alla ricerca della propria collocazione nel mondo, fino a toccare, con estrema grazia, la leggerezza della morte. 


Ciro De Rosa

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