Amira Kheir – Black Diamonds (Contro Cultura Music/Sterns Music, 2025)

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Nata in Italia da genitori sudanesi, Amira Kheir presenta con “Black Diamonds” una proposta musicale profondamente impregnata delle sue origini africane. Da Torino, a diciotto anni è andata via e adesso è di stanza nella multiculturale Londra. “Sono venuta a Londra per studiare, ma anche perché cercavo un posto che riflettesse di più tutte le differenze e le esperienze che avevo in me” racconta l’artista. Dopo tre apprezzati album, “View From Somewhere” (2011), “Alsahraa” (2014) e “Mystic Dance” (2018) Amira è stata candidata nel 2019 come miglior artista ai Songlines Music Awards e acclamata “Diva del deserto sudanese” dal BBC World News, con “Black Diamonds” la cantante ha creato un originale sound con forti riferimenti alla musica tradizionale del Sudan ispirandosi anche al jazz, al soul e al desert blues. L’album nasce dal desiderio di valorizzare l’immenso patrimonio degli antenati, riconoscendo in esso il tesoro più prezioso, i diamanti neri del titolo: “Negli occhi dei miei antenati/c’è un messaggio che mi hanno lasciato/Nella terra degli antenati/c’è un tesoro che mi hanno lasciato/Diamanti neri/Sacri ed eterni/Attraverso l’oscurità/Mi circondano/È un potere/Illuminante/Che mi guida/Diamanti neri” sono alcuni versi della title track che guidano l’ascoltatore nel senso profondo di questo lavoro. Nelle nove tracce di “Black Diamonds”, cantate con voce potente e magnetica in arabo, in inglese e anche in italiano, si ascoltano brani tradizionali sudanesi rivisitati e canzoni di composizione originale. L’album si apre con un brano dall’impronta
“sacra”: “River” scritto dalla stessa Amira e magnificamente cantato, con arrangiamenti jazz-rock. Tra i classici della musica sudanese che entrano nella tracklist di “Black Diamonds” troviamo il secondo brano “Fi Mowdi Aljamal (In A Place of Beauty)” composto da Fadl Almula (Zingar) e Abdel-Gadir Talodi Oud, brano melodioso dalle corde profonde e sfavillanti eseguito con voce ricca di melismi; in terza posizione si ascolta la ritmata “Sudani”, scritta da Fadl Almula, che si caratterizza per la voce suadente di Amira e i cori responsoriali, un ricco finale alle corde che si apre in una cascata di note, i cui versi recitano: “Il luogo della mia nascita, la mia appartenenza e il mio terreno/Nella mia visione ci sono i miei antenati, e nel mio cuore c’è il mio popolo/Il mio Sudan, dentro il mio essere”. Ancora un brano tradizionale con la successiva “Rabie Aljamal (Spring of Wonder)”, composta da Abdel Rahman Alrayyah, e la sesta traccia “Zenuba” lunghissima e tirata, in elegante equilibrio tra generi musicali, scritta da Isa Barwi e dedicata alla figura della donna sudanese. “Ard Alafrah (Land of Happiness)” è composta da Amira Kheir con lo spoken word scritto e recitato da Nadir Ramzy, che con voce calda e sognante racconta ricordi d’infanzia e, insieme alla voce di Amira con il piano e le chitarre scintillanti, creano un sound onirico e nostalgico. Il
settimo brano è l’italiano “Ti sento” del 1985 dei Matia Bazar riarrangiata, anche questa fa parte dei diamanti neri di Amira. “Sid Redi (The One I Adore)” feat. Jally Kebba Susso alla kora, è composta da Noura e Abdel Aziz Mohamed Daoud e cantata con voce modulata che spazia ampiamente tra le ottave giocando con le melodie alla kora. Nella meditativa “Black Diamonds” anch’essa firmata da Amira, scandita dal basso vellutato e armonizzata al pianoforte, è ancora lei che canta con voce magnetica e magica. Qui si incontrano parti cantate e vocalizzi intervallati da lunghe parti strumentali al pianoforte ed archi che con sognante intensità concludono l’album. Alcuni compagni di strada di Amira sono ben collaudati: il sudanese Nadir Ramzy all’oud e spoken word, il veneto Michele Montolli, a Londra dal 2010, a contrabbasso e basso elettrico, il cileno Leandro Mancini-Olivos a tamburi, bongos sudanesi e percussioni varie. A questi si sono aggiunti in quest’album, Ant Law alle chitarre elettriche, Sam Crowe a pianoforte, tastiera, pianoforte, Fender Rhodes e synth, il gambiano Jally Kebba Susso alla kora, Aliah Brewster alla viola e Isa Najem al violoncello. “Black Diamonds” testimonia il profondo radicamento dell’artista nel patrimonio musicale della tradizione sudanese e al tempo stesso riesce a proporre un’emozionante e coerente visione sonora contemporanea. 


Carla Visca

Foto di Emma Marshall

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