Mohammad Syfkhan – I am Kurdish (Nyahh, 2024)

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Oltre a svolgere la professione di infermiere chirurgico, il curdo-siriano Mohammad Syfkhan aveva una fiorente carriera di musicista a Raqqa dove con la sua band, gli Al-Rabie, teneva concerti e suonava a festival, matrimoni e feste private con un vasto repertorio di canzoni curde, arabe, turche, proprie composizioni e pure qualche motivo occidentale. In seguito, tre anni dopo lo scoppio della guerra in Siria un immane disastro si abbatte sulla sua famiglia, quando Fadi, uno dei suoi figli, è ucciso dall’ISIS. Forzati dalle minacce seguite al tragico evento, Mohammad e la sua famiglia sono costretti a lasciare il Paese. Gli altri tre figli maschi raggiungono la Germania, mentre lui con la moglie Huda, insegnante, e la figlia Noor, dopo un periodo in Grecia, si è trasferito in Irlanda nell'ambito di un programma di insediamento per rifugiati nel 2016. Oggi, a Carrick-on-Shannon, i Syfkhan hanno acquistato una relativa tranquillità. Mohammad non si tira indietro nel denunciare quanto il credo fondamentalista sia ben lontano dagli insegnamenti di amore e comprensione che considera il vero messaggio dell'Islam. Usa la musica come strumento di integrazione nella comunità locale, tenendo concerti e suonando in cerimonie ed eventi della comunità curda e siriana, in Irlanda e in Germania. Nel 2023 ha supportato i Lankum alla Cork Opera House, ha collaborato con artisti irlandesi del calibro di Martin Hayes e Cormac Begley e con il poeta e drammaturgo Vincent Woods. Ha suscitato grande interesse della critica irlandese e britannica, il debutto discografico da solista del cinquantasettenne musicista, che è stato pubblicato da Nyahh Records, https://nyahhrecords.bandcamp.com/merch piccola ma intraprendente etichetta indipendente della contea di Leitrim, fondata da Willie Stewart, incontrato dal musicista siriano proprio durante una festa comunitaria. Stewart era il DJ della serata, Syfkhan gli ha chiesto di poter collegare il suo bouzouki al mixer per suonare dal vivo e Willie è stato subito catturato dalle note riempipista di Mohammad. 
Arrangiatore delle otto tracce, Syfkhan canta e suona il bouzouki; in tre tracce lo accompagnano due musicisti di Leitrim, il compositore, improvvisatore, e sassofonista Cathal Roche e la compositrice, improvvisatrice e violoncellista Eimear Reidy. Scritta da Radwan Abdullah, “Do you Have a Lover or Not?” è la fulminante apertura, che si sviluppa in un crescendo di ritmo dance, enfatizzato dalle percussioni elettroniche; non meno efficace “I Am Kurdish”, scritta dallo stesso Mohammad, voce dai vividi accenti, e di cui l’autore rivela: “Questa canzone possiede tristezza e speranza. Ho scritto le parole di 'Az Kardam' [Io sono curdo] a partire dalla tragedia che ho vissuto e le ho dato una melodia adatta. Ogni volta che la canto, dico a chi mi ascolta: “Questa è la nostra vita, e ringraziamo il Signore”. Il sax di Roche e il violoncello di Reidy entrano in “A Thousand and One Nights”, versione strumentale della ben nota composizione del cairota Baligh Hamdi, interpretata anche dalla diva Oum Kalthoum. Del suo repertorio Mohammad dice: "Suono e canto molte canzoni egiziane, irachene, del Golfo, yemenite, marocchine, algerine, giordane e palestinesi, oltre a canzoni curde e turche. Questo è il mix di musica che mi ha accompagnato dal mio Paese". Risplende la sua voce ispirata e umbratile in “Put a Coffee in a Glass/Sare the night, you go!”, canzone molto diffusa nella diaspora curda. Clima più intimista e avvolgente nel tradizionale “Do not Bow”. Il solo di bouzouki fa da preludio all’incalzante “I Adore These Eyes”, del grande cantautore curdo Mihemed Elî Şakir, prima che le note prendano il largo e il ritmo diventi implacabile. “Wasted years”, invece, è uno strumentale dal tratto psycho-anatolico, per bouzouki elettrificato, sax e percussioni campionate. Infine, c’è la versione strumentale di “Laylim Ley”, una delle più note canzoni turche composta a metà degli anni Settanta su musica di Zülfü Livaneli (le liriche sono del poeta, scrittore e giornalista Sabahattin Ali, 1907-1948, trucidato dai servizi turchi dell’epoca), interpretata da tanti artisti anatolici tra cui, di recente, anche dagli Altin Gün. I trenta minuti di “I am Kurdish” costituiscono solo un assaggio della musica di Mohammad Syfkhan, che ha ancora molto da dirci ed insegnarci. 


Ciro De Rosa

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