Led Zeppelin, ricordo personale, simbologie, successo internazionale e riflessioni attuali

Nella plenitudine culturale del tempo e in sintonia con le mode giovanili anglosassoni, agivano con sapiente magia sonora e, con criterio, facevano convivere diversi stili musicali, libertà sfrenata, irriverenza, moderna tecnologia, espressività, edonismo, spettacolo, droga, sesso, mitologie, esoterismi simbolici, virtuosismo (vocale e strumentale) e molto altro. Sono passati diversi decenni ma, come spiegheremo, alcuni studi sulla filosofia rinascimentale hanno riacceso ricordi giovanili, i quali ci hanno stimolato a realizzare la nuova “Vision”, dedicata alla musica rock. Uscimmo frastornati e al contempo emozionati dal quel concerto del 1979, pensando a quanto le loro canzoni fossero capaci di far vibrare intensamente un affiatato ed eterogeneo pubblico internazionale. Quali le ragioni di tanto successo? A fine luglio di quell’anno, eravamo andati a Londra, ospiti di amici. Vistosi cartelloni annunciavano la presenza dei Led Zeppelin in una rassegna musicale che si sarebbe tenuta a Knebworth. I biglietti erano esauriti già da qualche tempo. Con un amico decidemmo di recarci sul posto il giorno dell’esibizione. Riuscimmo ad entrare al concerto serale. Una volta superate le transenne e preso posto sulla ruvida terra, davanti, dietro e di fianco, potevamo osservare una folla oceanica di giovani. A Milano avevamo ascoltato dal vivo diversi concerti, ma di simili folle avevamo sentito solo parlare o visto in filmati di festival come quelli di Newport e di Woodstock. Essere parte di quella platea giovanile faceva sentire spaesati ed euforici, figli di un mondo sonoro eterogeneo e giocosamente ribelle, a suo modo unificante. L’annuncio della Band venne accolto con un boato. Impossibile ascoltare le canzoni come avremmo voluto. Molti dei presenti conoscevano a memoria i testi e accompagnavano a tempo di musica Robert Plant. La do mi la si mi do si / do mi do do fa# re la fa# /, alle prime note arpeggiate per introdurre “Stairway to Heaven”, un generale sussulto, seguito da un intenso, quasi religioso, silenzio. Tuttavia, con l’inizio delle parole (“There’s a lady who’s shure…”), l’incanto sonoro s’interruppe, perché migliaia di giovani ripresero a intonare all’unisono con il cantante. Il giorno dopo ripartimmo alla volta della City, con i suoni e le immagini del concerto che ancora frastornavano la mente. Pochi mesi dopo, nel 1980, arrivò inaspettata la morte del batterista John Bonham. Nei decenni successivi, tornarono a suonare solo in alcune occasioni. In particolare ricordiamo i cosiddetti “Live Aid” (1985) e “Reunion” (2007). Il concerto del 1979 fu l’ultimo dei Led Zeppelin in Gran Bretagna (con la formazione storica al completo). Tuttavia, a distanza di alcuni decenni, la loro fama persiste inossidabile. Nel frattempo, il rock si è ingrigito, perdendo quella carica giocosa e furbescamente rivoluzionaria tipica dell’epoca. Ormai è divenuto argomento di studio pure in diversi corsi accademici dedicati alla cosiddetta “popular music”, la cui area di ricerca è estesa e alla quale, di tanto in tanto, dedichiamo qualche contributo come, ad esempio, nel caso dei Beatles e di Eric Clapton. Sui Led Zeppelin sono stati scritti fiumi d’inchiostro. Senza alcuna pretesa particolare, desideriamo ricordarla alla nostra maniera, provando a spiegare, in sintesi, le ragioni del meritato successo internazionale, integrate da alcune osservazioni riferite al presente.


Copyright © Paolo Mercurio - Cantante rock

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