Ra di Spina – Ra di Spina (Sponda Sud/Bulbart, 2022)

Scrivendo di “Qualcuno sulla Terra” di Eugenio Bennato e Le Voci del Sud avevamo raccontato di come il cantautore flegreo avesse lasciato progressivamente spazio alle voci, riservandosi un ruolo quasi da maestro concertatore. Protagoniste di quel disco erano le voci di Laura Cuomo e Francesco Luongo che dall'incontro con Sonia Totaro dei Taranta Power hanno dato vita al progetto Ra di Spina del quale presentiamo in anteprima l’album omonimo, in uscita il prossimo gennaio e che, nelle vesti di produttore Ernesto Nobili. Composto da sei brani, il disco dipinge un raffinato affresco sono e culturale dell’Italia Meridionale, spaziando dalla Campania alla Sicilia, passando per la Calabria e la Puglia. Il disco si apre dalla Calabria, con la rivisitazione di “Matajola”, scandita da un suggestivo incastro vocale, in cui ogni sfumatura timbrica contribuisce, insieme con un tempestoso pattern ritmico, a regalare densità al pezzo. Ci spostiamo nell’arcipelago Campano con “Procidana”, omaggio non solo alla tradizione marinara di Procida, ma anche alla grandezza di Concetta Barra, probabilmente l’interprete più famosa di questo brano. In questo caso, a saltare all’orecchio, sono le cupe increspature dell’elettronica che creano un interessante contrasto atmosferico con la limpidezza delle voci. L’utilizzo dell’elettronica è determinante anche in “Ninna Nanna di Carpino” con le sue trame che si snodano lungo un sinuoso tappeto, su cui poggiano, splendide ed eleganti, le tre voci. A fare da contrappunto all’atmosfera incessante è una drum machine la cui figurazione riprende il battito di un cuore. Con i colori sofferenti di “Surfarara” e di “Canti dei Salinai”, brani mutuati dalla tradizione dei canti dei lavoratori delle miniere di zolfo e delle saline, approdiamo sulle coste siciliane, alla riscoperta delle registrazioni che Alan Lomax fece durante le sue campagne di ricerca sul campo negli anni Cinquanta. Nel primo caso, una acquosa base di elettronica, contrappuntata dalla voce profonda della Cuomo, sposta la canzone su climi scuri e sofferenti, splendidamente resi anche dalle interpretazioni, dense di pathos, della Luongo e della Totaro. Su “Canti dei Salinai” c’è, inconfondibile, la zampata di Alfio Antico, vera e propria divinità del tamburo a cornice: il suo contributo colora ritmicamente un episodio già sorretto dall’esplosiva ed elegante esuberanza delle voci. A chiudere il lavoro ci pensa “Matarrese grottesca”, “favola popolare musicata, fra gli altri, da Antonio Infantito e i Tarantolati di Tricarico”, resa qui con un ossessivo pattern ritmico e una infuocata, tessitura vocale. Concludendo, siamo di fronte ad un lavoro che omaggia, nella sua grandezza, il Sud. Lo fa mettendo al centro la sua voce e le sue voci, in quello che, già solo per questo motivo, è un disco profondamente politico, di pura resistenza culturale e musicale. 


Giuseppe Provenzano

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