Celina da Piedade – Ao Vivo na Casinha (Sons Vadios, 2021)

Canta e suona la fisarmonica l’artista nativa di Setúbal dalla sostanziosa carriera artistica alle spalle, nonché docente all’Istituto di Etnomusicologia-Centro di Studi di Musica e Danza di Lisbona. Di lei abbiamo scritto in occasione del suo precedente lavoro, “Sol”. Questo quarto album è stato registrato in concerto alla Casinha, lo studio della band rock lusitana Xutos & Pontapés, durante il confinamento sociale dell’agosto 2020, quando l’esibizione live venne trasmessa anche in streaming. A pubblicare “Ao Vivo…” è l’etichetta indipendente portoghese del circuito folk Sons Vadios che, non parca di produzioni di pregio, lo scorso anno ha proposto anche “Matriz”, il nuovo lavoro della cantante Sara Vidal, disco che merita senz’altro attenzione. In “Ao Vivo…” Celina è accompagnata da una piccola band acustica, comprendente Filipa Ribeiro (voce, percussioni e glockenspiel), Nilson Dourado (chitarra), Sofia Neide (contrabbasso) e Sebastião Santos (batteria), con ospite Ana Santos (violino e viola), la quale è anche autrice di due brani. Da Piedade è una folksinger moderna, ricercatrice, interprete e compositrice, parte di una generazione che, attenta alla memoria, intende restituire i temi della tradizione rurale in maniera schietta e diretta, propendendo per orchestrazione e arrangiamenti che conferiscono nuovo respiro ai repertori popolari. La sua carriera professionale di artista e di didatta rispecchia questa sua ferma volontà di trasmettere in maniera dinamica il patrimonio musicale di tradizione orale. Così la quasi totalità della scaletta, che si compone di dodici tracce, porta alla ribalta il canzoniere dell’Alentejo; otto brani sono stati pubblicati per la prima volta dalla cantante, il cui colore e calore vocale si mettono subito in bella mostra nell’iniziale “Andorinha”, dedicato alla rondine, assurta a simbolo di amore e fedeltà. Secondo motivo vincente è “Ceifera”, scritta con Alex Gaspar: si tratta di un omaggio alle donne che hanno lottato e continuano a lottare per i loro diritti, inciso per questa occasione pur essendo da tempo inserito nel suo repertorio concertistico. Il brano porta la dedica al Grupo Coral as Ceifeiras de Pias (di cui non possiamo che consigliare “Cante no Feminino”, pubblicato da Tradisom). Altro omaggio lo troviamo con “Laranja da China”, dedicata alle comunità danzanti (Celina è coautrice di un volume sulla danza, “I cadernos de Dança do Alentejo”). I successivi “Limoeiro” e “Saias da Moda” sono stati composti con il già citato Gaspar, che è uno dei partner artistici della cantante. Ci si sposta nella regione di Trás-os-Montes per “Saia da Carolina”, celebre folk-song che i bimbi imparano fin dall’asilo, altro cavallo di battaglia di da Piedade dai tempi del gruppo Uxu Kalhus. Ci si lascia inevitabilmente prendere dalla volteggiante “Valsa Almofariz”, firmato da Ana Santos, l’unico strumentale del lavoro, che prosegue con un arrangiamento ben riuscito di un altro celebre brano, “Coradinha”, mentre “Calimero e a Pêra Verde” è un set comprendente due pezzi, il primo è stato composto da Pascale Rubens del duo belga Naragonia, il secondo proviene dal dal Basso Alentejo. Oltre, c’è l’ironia di “As Cobrinhas d'Água”, un altro tradizionale alentejano che sfocia in “Tricot”, composizione scritta da Ana Santos e dalla stessa Celina, da apprezzare per l’andamento sinuoso del violino. Si balla alla grande con il corridinho dell’Algarve “Rebola a Bola”. Se non basta, a suggello dell’edizione fisica del disco arriva la “faixa bónus” “Além daquela Janela”, versione a cappella in cui la carismatica Celina duetta con Filipa Ribeiro. 


Ciro De Rosa

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