Roberto Colella – Isolamente (Full Heads/Believe Digital Italia, 2020)

Segnalatosi come uno dei protagonisti più interessanti della ciurma di Capitan Capitone, guidata da Daniele Sepe, Roberto Colella è il front-man de La Maschera, band emersa nella magmatica scena newpolitana - per dirla con le parole di Federco Vacalebre - con “'O Vicolo 'e l'Alleria” e il più recente “ParcoSofia”, due pregevoli album caratterizzati da una originale cifra stilistica che li vedeva mescolare folk-rock made in USA e tradizione partenopea. Dismessi i panni del bucaniere e, forte dell’esperienza maturata sui palchi italiani ed esteri, lo ritroviamo con “Isolamente”, disco registrato nell’arco di venti giorni a novembre 2020 e che lo vede rileggere undici brani, in parte legati alla tradizione musicale napoletana, dalla canzone classica a quella neomelodica, in parte legati a luoghi, ricordi ed emozioni. Abbiamo intervistato Roberto Colella per farci raccontare questa sua opera prima come solista, pubblicata in sole quattrocento copie, senza dimenticare uno sguardo verso il prossimo disco de La Maschera, presentato in anteprima all’edizione 2019 del Premio Andrea Parodi.

Com'è nata l'idea di realizzare "Isolamente"?
Assolutamente per caso. Durante il primo lockdown mi ero divertito a suonare qualsiasi cosa avessi in casa. A novembre, quando la Campania fu dichiarata zona rossa, pensai a quale poteva essere il modo migliore per non annoiarsi e allo stesso tempo per creare nuovo intrattenimento. 
Registrare un disco in casa è stato un po’ la mia salvezza spirituale… una bella sfida da realizzare in venti giorni per uscire prima di Natale!

La stampa di 400 copie è andata sold out in un attimo, e ne è stata annunciata una seconda, di altre 400 copie. Hai scelto di pubblicare la ristampa con il nome Ernesto, come mai?
E’ dovuto ad un gioco della prima quarantena. Avendola trascorsa in completa solitudine, decisi di creare un mio alterego che prendeva vita nelle stories su instagram. Nacque una serie (In quarantena tra me&me) in cui i protagonisti erano due me che quotidianamente interagivano e litigavano (creati in maniera rudimentale col videomontaggio). Io più calmo e pacato, amante della musica colta, lui più “sprucido” e cafone. I follower lo battezzarono Ernesto. La sorpresa di un sold-out così rapido mi ha messo in condizione di stampare le altre 400 copie a nome del mio clone, Ernesto, per l’appunto. 

Con La Maschera sei abituato a registrare con il gruppo. Com'è stato ritrovarsi da solo a registrare tutto?
E’ stata un’esperienza stimolante e divertente. Ho sempre amato ogni tipo di strumento e la solitudine è stata l’occasione giusta per sperimentare un po’… ecco perché tra i credits compaiono un secchio e delle bottiglie di vetro.

Ci puoi raccontare come hai scelto i brani da rileggere? Mi ha colpito la scelta di riprendere brani che spaziano dalla canzone neo-melodica al repertorio classico napoletano...
Volevo che un disco di cover fosse in grado di raccontare qualcosa di me, delle mie radici e delle mie passioni. Per questo si parte dalla canzone melodica napoletana fino alla musica straniera. Son cresciuto con i Queen, Paul Simon, Led Zeppelin, ecc… ma al tempo stesso, nel palazzo dove abitavo, a dettar legge erano i neomelodici. La scelta è dovuta appunto a questa presa di coscienza: se da un lato le mie passioni sembrano lontane dalla mia terra, il mio vissuto non lo è affatto… 
e ho trovato che le due cose potessero convivere in armonia, bastava scardinare il dramma del pregiudizio. Non esistono canzoni neomelodiche, rock, colte, ecc. Esiste la musica, una delle cose che più mi avvicina alla libertà.

Dal punto di vista degli arrangiamenti come si è indirizzato il tuo lavoro?
Avevo poco tempo ahaha... ho lavorato facendo gli arrangiamenti in fase di registrazione. Partivo da un’idea avendo gran parte dell’arrangiamento in mente. Suonavo traccia per traccia, facendo attenzione a creare gli spazi giusti in frequenze e molte delle cose più articolate son venute fuori proprio mentre registravo. Ogni atmosfera ha bisogno del suo strumento.

Curiosa è anche la scelta di "Vou me embora vou partir" di Vitorino. Cosa ti ha colpito di questo brano?
E’ uno dei brani della tradizione portoghese che più amo. Il testo mi sembra perfetto per il momento che stiamo vivendo. Un coro di marinai canta “Me ne vado, partirò, ma ho la speranza… di girare il mondo intero, voglio andare”. Quale atmosfera migliore per chi il viaggio, nell’ultimo anno, lo ha solo immaginato? In più c’è l’amore per il maestro Vitorino (una vera leggenda della musica portoghese) ed il mio sentirmi straordinariamente fortunato ad aver avuto la possibilità di conoscerlo e l’onore di scambiare spesso due chiacchiere con lui. 

La scelta di "No potho reposare" è legata alla partecipazione de La Maschera al Premio Andrea Parodi. Cosa ti è rimasto di quell'esperienza e del contatto con la musica di Andrea?
L’esperienza al Parodi è stata meravigliosa. Elena Ledda, Valentina Casalena, Luca Parodi sono persone rare. Lì si respira musica, storia e tradizione della terra che ti sta ospitando. Scoprii gran parte del repertorio sardo proprio con la partecipazione al Premio e rimasi stregato dalle atmosfere di quelle sonorità. “No potho reposare” è a mio avviso una delle canzoni d’amore più belle mai scritte. 

“Vita Tombola” di Manu Chao è un omaggio a Maradona. Non potevi immaginare la sua prematura scomparsa quando l'hai incisa?
In realtà la registrai la sera stessa… fu un modo intimo per reagire ad uno shock. La prima cosa che pensai fu quanto il passaggio di un uomo sulla terra possa lasciare una traccia importante. Non ho mai voluto pubblicizzarla quasi come segno di rispetto, ma in quel momento avevo bisogno di esorcizzare un dolore. La musica aiuta molto anche in questo…

Tornando al Premio Parodi, lo scorso anno con La Maschera sei tornato da vincitore e avete presentato in anteprima un brano dal vostro nuovo disco. Quando uscirà? Che cosa bolle in pentola con il gruppo?
Stiamo lavorando al nuovo disco ed in realtà sono quasi pronti tutti i pezzi. Il Covid ha inevitabilmente ‘rallentato’ tutto e, purtroppo, per una band che vive di concerti, uscire con un album di inediti senza poter fare promozione e live è una sorta di suicidio. Parentesi Covid a parte, sono estremamente felice dei brani nuovi. 

Concludendo "Isolamente" lascia intendere nel titolo che è un'isola nella tua produzione. Hai pensato che questa esperienza possa essere il viatico anche per un tuo disco solista?
Il titolo vive appunto su più giochi di parole (dal napoletano “Je Sulamente” o Isolamento o Isola della mente). Non escludo nulla per il futuro, credo sia fisiologico e normale. Per il momento penso al prossimo disco La Maschera e la cosa mi eccita moltissimo… nun veco ll’ora!


Roberto Colella – Isolamente (Full Heads/Believe Digital Italia, 2020)
Lo scorso anno ha segnato in modo indelebile la vita di ognuno di noi. Siamo stati costretti a cambiare non solo ritmi ed abitudini ma anche a ripensare completamente le nostre vite. Non ha fatto eccezione il mondo della musica, già segnato dalla crisi economica generalizzata e costretto a rinunciare ai concerti, l’elemento vitale non solo nel rapporto con il pubblico ma anche dal punto di vista economico. In molti hanno assistito rassegnati a tutto questo, altri al contrario hanno cercato di reagire esplorando nuove strade. E’ il caso di Roberto Colella che con “Isolamente”, suo primo album come solista, ha dato vita ad un piccolo fenomeno musicale, essendo esaurite in pochissimo tempo le quattrocento copia in cui era prevista la stampa. Registrato a Casa Colella tra il 15 novembre e l’11 dicembre - durante il periodo in cui la Campania era stata dichiarata zona rossa - il disco vede il cantautore napoletano interpretare in completa solitudine - destreggiandosi tra una moltitudine di strumenti (Chitarre (acustica, classica, semiacustica, elettrica, 12 corde), Basso elettrico, Mandolino, Cuatro Venezuelano, Geppino, Piano, Synth, Batteria elettronica, Tammorra, Shaker, Timpano, Flauti, Sax tenore, Sax soprano, Bottiglie, Secchio) - undici brani scelti tra quelli più cari, pescando tra la tradizione napoletana classica e neomelodica ed alcuni capisaldi della musica d’autore. Quando a fine dicembre venne annunciata la pubblicazione del disco, anticipato dal singolo “Senza giacca e cravatta” di Nino D’Angelo, non ci sorprese la scelta del repertorio, perché sostanzialmente rispecchiava perfettamente il DNA artistico sia di Colella che de La Maschera. Nelle canzoni del gruppo partenopeo si coglie, infatti, il profondo legame musicale con la città, nelle sue diverse e complesse declinazioni, così come quello con la canzone d’autore italiana ed internazionale. Nelle note di copertina Colella scrive: “Abbiamo conosciuto il gelo della solitudine, il terrore di un abbraccio… abbiamo imparato termini come assembramento e distanza sociale (espressione in sé abominevole). Ci siamo sentiti dei criminali si pe’ scennere ‘a munnezza dimenticavamo a casa la mascherina! Le arti sono state declassate a beni non necessari… eppure, a me, m’ha salvato ‘a musica. Suonare, scrivere, registrare, in casa e con pochi mezzi, mi ha regalato una sensazione di libertà assoluta, trasformando la zona rossa e l’isolamento in un’isola felice”. L’ascolto rispecchia di pari passo queste parole. Sin dalle prime note del disco, Colella ci accompagna in un universo fatto di bellezza e poesia come dimostra la superba versione di “Nun t’aggia perdere”, dal repertorio di Pino Mauro, esponente di spicco della sceneggiata napoletana e trasformata in un brano di taglio cantautorale che ne esalta l’impianto lirico-melodico. Si prosegue con l’intensa “Carcere ‘e mare” di Claudio Martone tratta dal musical “Scugnizzi” e un classico della canzone neomelodica “T'agge purtato na rosa” di Marco Calone, qui proposta in una raffinata versione per chitarra e voce. Se il canto marinaro della tradizione portoghese dell'Alentejo  “Vou me embora vou partir” dal songbook di Vitorino vede Colella dividersi tra la voce principale i controcanti, “Senza giacca e cravatta” di Nino D’Angelo è un piccolo gioiello per interpretazione ed arrangiamento. La rilettura ritmata del classico della canzone napoletana “Tu ca nun chiagne” di Libero Bovio, e la toccante resa di “No potho reposare” dal repertorio di Andrea Parodi ci introducono ad uno dei vertici del disco “Te credevo sincera” di Gianni Celeste, altra figura di spicco della Napoli neomelodica, impreziosita sul finale da una gustosa citazione di “Starway To Heaven” dei Led Zeppelin. “The sound of silence” di Simon & Garfunkel ci accompagna verso il finale con l’omaggio a Diego Armando Maradona con “Vita Tombola” di Manu Chao” e quello a Pino Daniele con “Lazzari Felici” completano un disco pieno di fascino, realizzato con passione ed amore per la musica, cose sempre più rare da rintracciare in un disco.


Salvatore Esposito

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