Terrae – Approdi (Autoprodotto, 2020)

Il progetto Terrae nasce nel 1993 dall’incontro tra un gruppo di artisti pugliesi di estrazione differente ma accomunati dal desiderio di dare vita ad una formazione aperta, a geometrie variabili, che coniugasse le esperienze musicali maturate, le ricerche sul campo e le connessioni con il cinema e il teatro. Ben saldi alle radici della loro terra, hanno intrapreso una esplorazione sonora a tutto campo attraverso la musica popolare dell’Italia Meridionale per approdare ad una visione non filologica delle riletture, ma piuttosto aperta alle intersezioni con altri suoni. Il risultato di questo cammino sono stati venticinque anni di concerti in Italia ed all’estero con diversi progetti portati in scena e ben sette dischi all’attivo tra cui meritano certamente una citazione l’audiolibro “Bari Sole e Cerase” e “Figliadorrè Vita Immaginaria Di Una Brigantessa”. Nell’anniversario dei cinque lustri di onorato percorso artistico, Terrae hanno dato alle stampe “Approdi”, album antologico che raccoglie ben ventuno brani tra inediti in studio e live che documentano le tappe di uno straordinario viaggio, facendo risaltare l’evoluzione del loro approccio alla musica tradizionale. A riguardo nelle note di copertine si legge: “A di là della ricognizione documentaristica di questo disco, è piaciuta l’idea di rivelare, con trasparenza e serenità, il cambiamento che ci ha attraversato in questo quarto di secolo. Tutto ciò, però, ci è sembrata una virtù di cui essere fieri, un patrimonio da tutelare, un monile prezioso da custodire, un’eterogeneità da difendere e da salvare”. L’ascolto svela come quella disomogeneità, verso la quale ci mette in guardia il gruppo, sia il punto di forza del disco. I vari brani rappresentano, infatti, i tasselli di un più articolato mosaico che ci consente di cogliere nella sua interezza l’opera compiuta da Capri Chiumarulo, Paolo Mastronardi ed Alessandro Pipino, da sempre impegnati nella ricerca di nuovi attraversamenti sonori in cui spiccano ora la voce di Loredana Savino, cantante tra le più talentuose e rappresentative della scena pugliese, ora di diversi amici musicisti a testimoniare la straordinaria capacità di dialogo del gruppo. Ad aprire il disco è la registrazione originale del 1994 dello strumentale “Terza Danza” nei cui echi di suoni world si colgono in nuce le istanze sonore del gruppo. Si prosegue con “Taranterra” e il tradizionale garganico “Carpinese” estratti dal videoconcerto “Indie Italiane” del 2005 in cui il progetto Terre si presentava in vormazione allargata con Roberto Ottaviano (sax soprano), Pippo D’ambrosio (percussioni), Vince Abbracciante (fisarmonica), Nando Di Modugno (chitarre) e Giorgio Vendola (contrabbasso) che ritroviamo anche in quel gioiello che è la rilettura di “Antidotum” di Athanasius Kricher. L’intensa e poetica “Apuliae” e l’onirica “Ninna nanna del fiume” ci schiudono le porte alla bella versione dal vivo di “Scitt’rà” tratta dal concerto tributo ad Enzo Del Re tenutosi a Bari nel 2011 ed inclusa nel cd allegato al libro “Lavorare con lentezza – Enzo del Re, il corpofonista” di Timisoara Pinto. La piccola suite tratta dal “Figliadorrè Vita Immaginaria Di Una Brigantessa” e composta da “L’imboscata”, “Epilogo” e “Brigante se more” ci conduce a “Ninna nanna modugnese” estratta dal primo disco e proveniente dalle ricerche sul campo condotte da Raffaele Macina alla fine degli anni Ottanta. Se “Tuppe tuppe allu portone” dal repertorio di Matteo Salvatore spicca per i preziosi contributi di Alessandro Pipino e Loredana Savino, la successiva “Jata viende” di e con Tonino Zurlo è una perla di rara bellezza per intensità e poesia. Uno dei vertici del disco arriva con “Luna lunera”, outtakes da “Bellafronte e altre storie” nella quale giganteggia Loredana Savino alla voce, magistralmente accompagnata da Paolo Mastronardi (chitarra), Alessandro Pipino (pianoforte, fisarmonica), Anila Roshi (violoncello), Silvio Teot (percussioni). Si torna in Salento con la rilettura del tradizionale “Ferma Zitella” per spostarci nel territorio appulo-lucano con “Cupa Cupa” con Maria Moramarco degli Uaragnaun che canta le strofe in gravinese e Loredana Savino che le interpreta in murgiano. La canzone villanesca “Jacque d’amore” risalente al XVI secolo ci accompagna verso il finale in cui scopriamo la rilettura del canto di lavoro foggiano “Pe’ nu murì”, recuperata da Silvano Spadaccino, la splendida “Penelope”, affidata alle voci delle Faraualla ed accompagnata da un recitato dieeeeeee Anna Garofalo e “U pile du cane” dal repertorio di Anonima GR. La gustosa bonus track "Canzone di Pulcinella nudo” tratta dallo spettacolo “Pulcinella Regina Nel Paese Dell’indomani” che vede protagonista Rocco Capri Chiumarulo alla voce, la chitarra di Vito Mannarini ed il bouzuki irlandese di Paolo Mastronardi chiude un disco di grande pregio nel quale si intrecciano suoni, colori e forme d’arte differenti. Da non perdere. 



Salvatore Esposito

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