Leonard Cohen – Thanks For The Dance (Sony/Columbia Records, 2019)

Durante la realizzazione domestica di "You want it darker" vennero registrate anche queste tracce vocali che però non erano organiche alle tematiche di quel progetto e quindi rimasero, escluse dal disco, a giacere in cantina. Ora Adam Cohen le ha affrontate, sembra per una promessa fatta al padre prima del 7 novembre 2016. Credo non ci siano dubbi sul fatto che esistano senz'altro più enigmi nell'ombra di un essere umano che cammina nel sole che in tutte le religioni passate, presenti e future. Leonard Cohen aveva scelto "La Fiamma" come titolo della sua ultima raccolta di poesie; luce e calore sono i due parametri fondamentali della fiamma che all'interno di ogni religione possiamo trovare associati, separati o perfino opposti. Nell'ebraismo, la religione di Cohen, Dio sceglie le fiamme per mostrarsi: il rogo dell'Oreb, la colonna di fuoco che guida Israele nella notte, la cima fiammeggiante del Sinai. La Bibbia è sempre presente nella sua opera, fin dall'inizio. Ora, si può credere o no, Abramo e Sara potrebbero anche non essere mai esistiti ma la loro storia ha cambiato il mondo. Anche la verità letteraria spesso non si basa sui fatti: neppure Amleto è mai esistito come figura storica ma grazie alla penna di William Shakespeare non finisce di rivelare qualche cosa che sta nascosto in fondo alla esperienza dell'essere umano e alla sua misteriosa natura. Anche le memorie, quella personale che non è quella storica ed entrambe che non sono quella letteraria, se mescolate insieme cambiano il mondo. E la poesia, secondo Jorge Luis Borges trae origine dalla guerra più famosa d'ogni tempo e quindi dalla bellezza impareggiabile di Elena di Troia, che di questa guerra fu l'inconsapevole causa. Poesia nata da una guerra a sua volta nata da bellezza: da tutto questo è formata la poesia di Leonard Cohen. 
E la sua voce, da cui tutto parte, è il filo che conduce ad ognuno di noi. La musica di questo disco si risolve in un'atmosfera creata dal figlio in onore al padre con il rispettoso e delicatissimo suono di altre voci, oud, piano, chitarre, scacciapensieri e mandolino, più il Coro sinagogale Shaar Hashomayim e quello berlinese Cantus Domus. Tutti i musicisti coinvolti hanno portato un servizievole contributo: Javier Mas, Jennifer Warnes, Daniel Lanois, Beck, Leslie Feist, Damien Rice, Bryce Dessner, Richard Reed Parry, Dustin O’Halloran, Avi Avital, Silvia Pérez Cruz. Nella nostra vita tutti noi incontriamo Elena, Marianne, Giovanna d'Arco e dobbiamo sforzarci a cercare la nostra maschera reale tra le tenebre nella molteplicità delle figure umane. Nostra fortuna è aver incontrate Poesia e Musica che continuamente ci proteggono dalla violenza con la loro maschera di parole e suoni. "Thanks for the Dance" è un disco brevissimo. Una ultima mezz'ora con la voce di Leonard Cohen. Ignoro in che forma questi testi fossero destinati a diventare canzoni, a parte "The Hills" che conoscevo con il titolo di "The Book of Longing" e "Puppets", entrambe presenti, diversamente musicate, in una lontana cassetta registrata da Cohen al Mt. Baldy davanti a una tastiera e che ricordo aver clandestinamente ricevuta nel 2006 da qualche amico lontano. "Happens to the Heart", "Moving On", "Thanks for the Dance", "Listen to the Hummingbird" e in parte anche "It's Torn" appartengono al recentissimo ultimo libro di poesie "The Flame" mentre dal precedente "Book of Longing" (2006) sono tratte "The Goal", "Puppets" e "The Hills" che cambia titolo e ordine delle strofe, tralasciandone una, probabilmente per prendere le distanze da un malessere umano che ora appare improvvisamente tanto lontano quanto irrilevante: "ho percorso il cammino dal caos all'arte, il desiderio il cavallo, la depressione il carro". 
Il testo apriva anche il disco di Philip Glass "Book of Longing" (2007), dove la voce di Cohen lo recitava accompagnata dalle orchestrazioni dirette dal Maestro Michael Riesman. Queste nell'ordine le canzoni:
"Happens to the Heart": "...avevo una gattina in cucina e una pantera in cortile*...ho aperto tutte le finestre ma la casa, la casa è buia...ho studiato con questo mendicante, era lercio, aveva cicatrici fatte dagli artigli di molte donne che non era riuscito ad ignorare, nessuna favola qui, nessuna morale, nessuna allodola che canta, solo un lercio mendicante che benedice ciò che accade al cuore..."
"Moving On": (rivolgendo probabilmente il pensiero un'ultima volta alla compianta Marianne Ihlen) "amavo il tuo volto, amavo i tuoi capelli, le tue magliette e i tuoi abiti da sera e il mondo, il lavoro, la guerra li ho mollati tutti per amarti di più, ora te ne sei andata, come se mai ci fosse stata una tu che spezzò il cuore e lo rifece nuovo...".
"The Night of Santiago": ricalca la poesia spagnola “La Casada Infiel” ("La Sposa Infedele") di Federico Garcia Lorca, per sua stessa ammissione il proprio poeta di riferimento. Anche questa composizione in lingua inglese, inedita nell'interpretazione del suo autore, era già apparsa nel libretto del "Book of Longing" di Philip Glass con le voci soprano, mezzo-soprano e tenore rispettivamente di Dominique Plaisant, Tara Hugo e Will Erat e la musica di Glass. 
Cohen non canta tutte le strofe inizialmente composte, ne esclude sei e non ne rispetta l'ordine. La Notte di Santiago è quella del 25 luglio, commemorazione dell'Apostolo Santiago ovvero San Giacomo Maggiore, il venerato Santiago Matamoros degli spagnoli, il Santo che con i suoi ripetuti e miracolosi interventi nella lotta contro i Mori, favorì la sconfitta degli Arabi impedendo loro la conquista della Spagna e quindi dell’intera Europa cristiana. La poesia di Lorca narra che in quella notte "si spensero i lampioni e si accesero i grilli, i seni della ragazza si aprirono come rami di giacinti, gli alberi crescevano senza luce d'argento sulle loro cime mentre un orizzonte di cani latrava da molto lontano dal fiume e le sue cosce erano per metà piene di fuoco e metà piene di freddo…mi comportai da quello che sono, un autentico gitano ma non volli innamorarmi perché aveva marito e mi disse che era ragazza quando la portai al fiume". Il testo di Leonard Cohen, con la consueta ironia, inizia così: "mi disse che era vergine, il che non era quello che avevo sentito in giro ma io non sono l'Inquisizione e la presi in parola" per concludere con: "le ho dato qualcosa di carino e ho aspettato che sorridesse, non sono uno zingaro che intristisce una donna; ha mentito a riguardo la sua vita, i bambini e il marito, tu sei nato per fare le cose giuste, perdonami, io no".
"Thanks for the Dance": chiudeva "Blue Alert", disco prodotto da Cohen nel 2006 ed affidato alla voce della cantante hawaiana Anjani Thomas. La ricordo la prima volta, dietro la tastiera e a far da corista, con un grande fiore bianco tra i capelli, a Milano, il pomeriggio del 24 marzo 1985 al Teatro Orfeo (il gruppo arrivava da Varsavia ed erano previsti due concerti nella stessa giornata: uno alle 17 e uno alle 21, io ero presente al primo e Cohen entrò e ci salutò dicendo "Ah, voi siete quelli che vanno a letto presto la sera"). La canzone, rispetto alla poesia presenta un attacco iniziale differente:"Thanks for the dance/I'm sorry you're tired/The evening has hardly begun/Thanks for the dance/Try to look inspired/One two three, one two three, one".
Il frammento scritto di suo pugno di "It's Torn" (composta nell'estate del 2007 a Montréal) recita così: “...ti togli i sandali, ti scuoti i capelli. È lacerato dove stai ballando, è lacerato ovunque. È lacerato a destra, è lacerato a sinistra ed è lacerato nel centro che pochi possono accettare...vieni a raccogliere tutti i pezzi sparsi e persi, la menzogna in ciò che è santo, la luce in quel che non lo è.…”.
"The Goal": "...mi muovo con le foglie, scintillo con le cromature, sono quasi vivo, sono quasi a casa...".
"Puppets": "pupi tedeschi bruciarono gli ebrei, pupi ebrei non ebbero scelta, pupi avvoltoi mangiano i morti, di cadaveri pupi si nutrono...gli innamorati pupi nella loro beatitudine non si curano di tutto questo, il pupo lettore scuote la testa, porta a letto la sua moglie pupa, la notte pupa viene giù a recitare l'epilogo del giorno pupo"
"The Hills": "...a chi userà quel che non ho potuto essere, a lei apparterrà il mio cuore, impersonalmente, lei percorrerà il sentiero e vedrà cosa intendo, la mia volontà è spezzata in due e in mezzo c'è la libertà, per meno di un secondo si scontreranno le nostre vite, sospeso l'infinito, spalancata la porta e allora lei sarà creata per uno come te, quel che nessuno ha fatto lei continuerà a farlo, verrà, io ci credo, verrà e guarderà, è questo il desiderio, è questo il libro...troppo bianco il mio foglio, troppo scarso il mio inchiostro, il giorno non vuole scrivere quel che la notte ha abbozzato..."
"Listen to the Hummingbird": "ascolta il colibrì di cui non puoi vedere le ali, ascolta il colibrì, non ascoltare me, ascolta la farfalla che vive tre giorni soltanto, non ascoltare me, ascolta la mente di Dio che non ha bisogno di essere, ascolta la mente di Dio, non ascoltare me".



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* dove Fabrizio de André teneva un cannone ne "La Domenica delle Salme"

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