Naïssam Jalal & Hazem Shaheen – Liquaa (Sonopress, 2018)

“Liquaa” significa “incontro” in arabo: è il frutto di un’amicizia nata una decina di anni fa tra Naïssam Jala e Hazem Shaheen; lei una flautista (flauto traverso e nay) parigina di origine siriana, lui un suonatore di ud nativo di Alessandria, formatosi alla scuola prestigiosa del Cairo, diretta da Naseer Shamma. I due musicisti hanno fuso la loro rispettiva sensibilità musicale in un concerto tenutosi all’Istitut Du Monde Arabe a Parigi, una sera del 2011. Dal successo di quel live è nato, poi, questo lavoro discografico intimo e meditativo, che mescola la tradizione del taqsim arabo classico con l’improvvisazione jazz. Troviamo tracce esclusivamente strumentali, i cui titoli evocativi alludono alla tragica situazione politica mediorientale; una situazione che vissuta già in altri tempi e altri luoghi assume, per questo, un carattere universale. “Gaza sous blocus”, per esempio, è una composizione di Jalal che racconta la tragedia dei palestinesi dal 1948, quando è nato lo stato di Israele, ad oggi: ascoltiamo una cadenza cupa che evoca un accerchiamento, in contrasto col suono sereno e libero del flauto. Gli strumenti poi si amalgamano in una pioggia di suoni in collera che ricordano l’intifada. La musica di Jalal e Shaheen emoziona soprattutto per il messaggio sotteso di pace e libertà espresso in maniera asciutta solamente da un flauto traverso e dalle corde del liuto. Nelle sei composizioni ricorre sempre una sensazione di raccoglimento mistico che tocca l’anima, qualunque sia la terra d’origine di chi ascolta. “Premier automne à Beyrouth” descrive un paesaggio più tranquillo, in cui le note rotonde del cordofono sembrano scandire la caduta del fogliame dagli alberi in uno scorrere vivace ma, al tempo stesso, silenzioso del tempo. Torna poi la tensione e la collera in “Zaal”, ad esempio, tenuto in piedi da una sorta di inseguimento tra i modi del maqam e le note fluide del flauto occidentale. Tutto il disco è comunque caratterizzato da un’atmosfera di “chi va là?”, in cui i suoni suggeriscono l’attesa di qualcosa, di un imprevisto come pure di un momento di inusuale quiete. 

Viviana Berardi

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