David Munnelly – Aonair (Appel Rekords, 2018)/Damien O’Reilly – Dúchas (Raelach Records, 2019)

L’organettista di Mayo, uno dei magnifici Accordion Samurai, si propone con un album paradigmaticamente intitolato “Aonair”, ovvero “da solo”, “solitario” in irlandese. Qui, David non presenta materiale tradizionale della sua contea nativa, di cui è uno squisito esecutore, ma mette in programma dieci composizioni scritte di suo pugno, in cui dà saggio della sua attitudine ad abbracciare altre culture musicali ma soprattutto ad allargare l’orizzonte sonoro del suo organetto. Da buon musicista irlandese, Munnelly è dotato di forte senso della melodia, che resta il fulcro del suo lavoro. Si produce, tuttavia, in soluzioni che esplorano le possibilità espressive dello strumento (effetti percussivi e di mantice, utilizzo della meccanica dello strumento e altro ancora), inserisce suoni ambientali, improvvisa e ci infila anche parti vocali. Dagli ampi intrecci di “Knowing”, notevole numero d’apertura del disco, alla conclusiva “Visitor” si ascoltano continui cambiamenti di tempo, di umori e di echi musicali (musette, danze, marce, musica antica). La soavità di ”Lily” è ispirata all’arrivo della prima nipotina; nella title-track, altro episodio di punta del disco, le dita giostrano sui bassi aggiuntivi del Castagnari. “Emanuelle” emana effluvi francesi, mentre “Dejà Vu” fa un interessante uso del vibrato. Emblematico il titolo “Sos” (“Pausa” in irlandese), dove Munnelly sceglie di risparmiare le note… La successiva “Corazon” è impregnata di nuovo di sapore esotico e… di caffè. Si giunge, quindi, a “Someone”, tributo alla città di Utrecht, in cui David vive da un po’ di tempo, complici le campane della città olandese suonate dalla campanara municipale Malgosia Fiebig. Spicca ancora “Transparent”, che si sviluppa tra valzer e reel con aperture jazz. Munnelly si congeda con un altro brano ispirato dal viaggio: questa volta ad Heidelberg. Info sul sito davidmunnelly.com
Come “Aonair”, è un bel sentire anche “Dúchas” (“Patrimonio”), che segna il debutto solista del trentaduenne Damien O'Reilly (melodeon in RE e organetti in SI/DO e SIb), organettista di Corofin, nel Nord Clare, accompagnato dal piano del fratello Padraic, dalla chitarra di John Blake e dal bouzouki di Caoimhín Ó Fearghail. Registrato a Lissycasey nel Clare, il disco è co-prodotto dal suonatore di concertina Jack Talty, direttore della label Raelach. Damien suona l’organetto da quando aveva nove anni. Fa parte della generazione cresciuta a dosi massicce di De Danann, Bothy Band, Tony McMahon, Noel Hill ed altri capisaldi musicali degli anni ‘70 e ’80 del secolo scorso, che a un certo punto ha deciso di comprendere quali erano le fonti di quella «gran bella musica». Così, si è rivolto ad ascoltare i magnifici solisti dei primi decenni del Novecento e si è dedicato all’apprendimento della fiorente musica locale, grazie anche all’influenza del fratello Padraic (quest’ultimo già con i Turas e leader della Ennis Céilí Band) e dei genitori, provetti danzatori. Le session e il circuito dei festival hanno, poi, rafforzato repertorio e fonti d’ispirazione per lo strumentista. Nel 2007 Damien ha inciso un album con la band Cruinniu; oggi dirige il Corofin Traditional Festival. Lo stile vivace e ritmico di County Clare domina questo eccellente album di musica tradizionale irlandese che comprende tredici tracce (jig, slip jig, reel, barndance, fling, arie e marce). Damien ha dato vita a un disco fresco, che scorre via che è un piacere. Se proprio volete segnarvi gli episodi migliori – ma è solo una questione di gusto personale – prestate ascolto all’iniziale set di reel “Farrell O’Grada/The Flogging Reel”, il medley di jig “The Maiden that Jigs in Style/Triall Mhic Shiacais ar Luimneach”, i fling “Mary Brennan’s Favourite/ Uncle Jerry’s /Come back to Connemara”, la slow air in solitario “An Ciarraíoch Mallaithe”, il set di single jig “Maidhc Dainnín Ó Sés Slide/Sweet Marie/Tà an Coilleach ag Fógairt an lae”. www.raelachrecords.com 


Ciro De Rosa

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