Avion Travel – Privé (Warner, 2018)

Sin dai primi passi mossi alla fine degli anni Ottanta, gli Avion Travel si sono segnalati come una delle formazioni più originali e raffinate della scena musicale italiana, tanto per la particolare cura riposta negli arrangiamenti, sospesi tra echi no-wave, canzone d’autore e jazz, quanto per la scrittura che affonda le sue radici nella tradizione musicale campana. Iniziato con il successo a Sanremo Rock 1987 con “Sorpassando”, il percorso artistico della band casertana è stato un vero e proprio crescendo rossiniano a partire dal debutto con “Bellosguardo”, a cui seguono gli apprezzati “Opplà” del 1993 e “Finalmente Fiori” del 1995, per giungere nel 1998 al Premio della Critica al Festival di San Remo con quel gioiello che era “Dormi e Sogna” e la vittoria due anni dopo con “Sentimento” che li ha proiettati verso il successo su scala nazionale. Negli anni zero è la volta del pregevole “Poco Mossi Gli Altri Bacini” e di due progetti speciali “Danson Metropoli”, dedicato a Paolo Conte, e “L’amico magico” con cui rendevano omaggio alle composizioni di Nino Rota che fanno da preludio ad un periodo di pausa del gruppo, durante il quale i vari componenti si sono dedicati ai rispettivi progetti paralleli. A nove anni di distanza dal loro ultimo album e con alle spalle il grande successo riscosso dal Retour che li ha visti ritornare insieme sul palco, gli Avion Travel hanno dato alle stampe “Privé”, album nel quale hanno raccolto dieci brani in cui spicca la partecipazione di Fausto Mesolella, scomparso lo scorso anno. Abbiamo intervistato, Peppe Servillo per farci raccontare la genesi e le ispirazioni di questo nuovo lavoro, senza tralasciare il rapporto fondamentale con il palco.

“Privé” ha preso vita dopo il grande successo del Retour e con il contributo di Fausto Mesolella…
Dal 2014 abbiamo ricominciato a suonare insieme ed il palcoscenico ci ha restituito la complicità di sempre. Nel frattempo avevamo già scelto i brani su cui lavorare, compresi quelli firmati da Fausto e avevamo cominciato a registrarli insieme a lui. Credo che a Fausto non farebbe piacere dare una veste rituale e luttuosa all’uscita di questo disco, anzi il contrario. Mi piace parlare di un disco nato insieme a lui, con quattro brani a sua firma dei quali in uno suona anche, proprio come sarebbe stato naturale ritornando insieme a suonare. La presenza di Fausto è sostanziale e non è un santino da esibire speculando sul fatto che lui sia scomparso in quel periodo.

Questo nuovo album tocca nel vivo il tema del fare canzone e il mestiere della musica. Quanto è stato permeato dalla vostra vita artistica…
E’ un album che alimenta la speranza nelle parole, intese come parola poetica nella canzone popolare. La possibilità di affidarsi a questo piccolo oggetto sia un modo per favorire le relazioni personali, di condividere un racconto fatto in musica e il valore stesso delle parole con tutti i loro limiti e la capacità e la possibilità che le parole possono essere ancora precise nel definire la nostra natura, la qualità delle nostre relazioni, riportando tutto ad una dimensione che è umana e che è quella che la canzone popolare alimenta nel momento in cui la musica diventa un valore anche condiviso, una possibilità di sogno, di conoscenza, oltre che ovviamente di emozione, divertimento e gioia.

Sono trascorsi diversi anni dal vostro ultimo disco in studio….
Nel mezzo però abbiamo realizzato due lavori particolari come “Amico Magico” dedicato alle musiche di Nino Rota e “Danson Metropoli” che rendeva omaggio alle canzoni di Paolo Conte e che è stato un lavoro molto fortunato.

In questi anni, ognuno di voi si è dedicato a progetti personali…
Io con i Solis e il teatro insieme a mio fratello, Mario Tronco con l’Orchestra di Piazza Vittorio che ha fondato e in cui suona anche Peppe D’Argenzio. Mario, tra l’altro, ha curato la produzione di questo nuovo album e del concerto che stiamo portando in tour, oltre a scrivere alcuni brani. Ferruccio Spinetti ha dato vita al progetto Musica Nuda con Petra Magoni. Tutte esperienze, insomma, che in qualche modo abbiamo cercato di riportare a casa in occasione della registrazione di questo nuovo album. Il tempo non è passato invano. Direttamente o indirettamente l’esperienza degli Avion Travel è continuata e si è ritrovata adesso intorno al nome della ditta, se così vogliamo dire. Di questo siamo molto contenti.

Parlando di progetti collaterali, mi viene in mente un brano in particolare “Come si canta una domanda” già nota nella versione incisa da Musica Nuda nel loro ultimo album…
Questo è accaduto anche con altri brani come “A Me Gli Occhi” e “Se veramente Dio esiste” che sono state interpretate dalla Mannoia e da Patti Pravo. Sono canzoni che noi non abbiamo scritto con la mano sinistra ma che consideriamo propriamente nostre e, dunque, abbiamo deciso di riproporle come è giusto che fosse. Sono canzoni che abbiamo scritto in questi anni e che sono state interpretate magnificamente da altri artisti ma ci sembrava giusto riproporle insieme agli inediti che compongono questo disco.

Come si è evoluta la ricerca sonora di Avion Travel dagli esordi, passando per il successo di Sanremo ad oggi…
Io spero che questo disco sia riuscito a realizzare un’idea di sobrietà e semplicità. Per noi il piccolo teatro della canzone di tre minuti deve avere degli spazi in cui il pubblico ripone il proprio immaginario, facendo in questo modo proprie le canzoni che proponiamo. Il tempo ti può aiutare in questo modo. La crescita non significa solo arricchimento di oggetti all’interno di uno spazio come quello della canzone ma anche l’impoverimento in ordine ad una idea di semplicità e di chiarezza rispetto al contenuto che si vuole esibire, esporre, narrare. Spero che con questo lavoro ci siamo riusciti. 

Ascoltando “Privè” nel suo complesso mi ha colpito il senso di misura che caratterizza il rapporto tra musica e parole…
Questo coincide essenzialmente con quello che dicevo prima e mi fa molto piacere che questo lavoro dia questa impressione. La canzone popolare ha una sua misura, una sua durata. Riuscire a dire delle cose inscrivendole all’interno di questa misura, vuol dire perseguire la crescita e lo sviluppo di questo oggetto che ha fatto tanto parlare di sé nella cultura del Novecento. Questa mattina ascoltavo su RadioTre una bellissima trasmissione che parlava del dualismo nel Novecento tra la canzone americana e quella europea alimentata e guidata dalla cultura francese. Ne venivano analizzate le differenze, i limiti e i valori dell’una e dell’altra. La canzone popolare ha ancora senso oggi e per quanto spesso venga utilizzata per veicolare altri contenuti resta un valore importante anche in espressioni nuove musicali che riportano al centro il valore della parola.

La storia della musica è piena di reunion la vostra mi è sembrato qualcosa diverso. E’ stato come se le vostre strade non si fossero mai abbandonate…
In questo ritorno non c’è stato certamente il desiderio di speculare sull’affetto che il pubblico ha sempre nutrito verso di noi, ma anzi c’era la voglia di rimettersi in discussione proponendo qualcosa di nuovo e, quindi, prendendosi il rischio di quello che ciò comporta. Non è stata una reunion per fare un tour o per ripubblicare vecchie canzoni. E’ stata l’occasione per rinnovare la complicità e il patto fra di noi, come quando eravamo più giovani e con una prospettiva artistica.

Dagli inizi in cui avete mosso i primi passi nella scena casertana al successo come è cambiata la percezione per la vostra musica…
Questi concerti che stiamo tenendo abbiamo toccato con mano l’affetto del pubblico che ci segue da sempre e anche quello del pubblico nuovo che questo lavoro va conquistando. In particolare a Caserta cerchiamo sempre la motivazione e la spinta, visto l’affetto che c’è per noi in città, per ritrovare il percorso di sempre. Mesi fa abbiamo suonato al TwentyNine mettendo alla prova per la prima volta le canzoni nuove con il nostro pubblico e questo è stato molto importante. Speriamo nei prossimi mesi di ritornare a suonare a Caserta con il concerto così come strutturato adesso. Una produzione ormai ultimata rispetto al primo concerto.

Quanto lavorate sui vostri brani sul palco?
Molto. Considerando il lavoro che abbiamo fatto al TwentyNine a Caserta abbiamo allestito la 
produzione per diversi giorni al Teatro di Santa Sofia e poi abbiamo debuttato a Milano, lasciando in qualche modo che le canzoni riposassero dopo la realizzazione in studio per poterle riprendere in mano a volte in un modo diverso, tradendo la scrittura del disco, a volte riproponendole integralmente e quindi approfondendole.

In “Privè” convivono due anime tematiche, una introspettiva e una più dolce…
Sono da sempre le anime del gruppo che fugge un po’ da sé stesso cercando delle avventure anche disordinate per curiosità e gusto dell’avventura. Altre volte inseguiamo l’idea di ballata sulla carta impeccabile perché è un piccolo guscio in cui cercare protezione, compagnia perché la canzone ha anche questo senso, questo valore. E’ un anima doppia e in questo senso ognuno di noi, all’interno del gruppo, recita spesso la contrapposizione per dare vita a questa dialettica che è un po’ in tutte le storie delle band rock e del pop d’autore. E’ un percorso antico che noi rifacciamo con le nostre esperienze personali.

Ovviamente non mancano canzoni d’amore…
La canzone d’amore è anche un pretesto per parlare di altro come nel caso di “Come si canta una domanda” che è una riflessione sul linguaggio…

Quanto bisogno c’è di canzoni d’amore oggi?
Non c’è bisogno solo di canzoni d’amore ma anche di altro e penso ad esempio a “Se veramente Dio esiste” che è una canzone civile al “Cinghiale” che è sulla natura e sul senso del selvatico come può essere percepito oggi, attraverso le mura delle nostre abitazioni private o ancora “Alfabeto” che pure riflette sul linguaggio. 
Spesso i temi ritornano e dipende da chi scrive avventurarsi in dimensioni che comportano il rinnovamento, un punto di vista differente. Per questo motivo penso alla canzone d’autore come l’occasione di conoscenza, di sollecitazione dei sensi e dell’intelletto. Questo vale certamente anche per le canzoni d’amore che sono un tema privilegiato ma si può trattare in modo differente…

Hai citato la canzone “Il Cinghiale” il cui testo è del poeta Franco Marcoaldi. Il rapporto tra musica e poesia quanto è importante…
Sono due specifici diversi. E’ il valore poetico che si insegue. Il linguaggio della poesia ha altri obblighi ed altri obiettivi, altri modi di procedere. Che ci sia uno scambio tra i due mondi è importante. Questa mattina sentivo parlare del lavoro fatto da grandi poeti nella canzone francese così come è successo nella grande tradizione della canzone napoletana con Libero Bovio e Salvatore Di Giacomo.

Concludendo, quali sorprese riserva il live di “Privé” agli spettatori?
Un piccolo viaggio, una piccola avventura in cui predisporsi all’ascolto perché il nostro disco crea questo tipo di relazione. L’ascolto fra le persone è una relazione a due, una dimensione dalla quale spesso si sfugge non solo nella coppia ma anche nell’amicizia, verso tutte le occasioni che ci vengono offerte di comunicazione finta o artefatta o che è morta in cui stesso che nasce. Anche nel concerto vogliamo approfondire tutto questo.



Avion Travel – Privé (Warner, 2018)
#CONSIGLIATOBLOGFOOLK

Sono trascorsi quindici anni dall’ultimo album di inediti “Poco Mossi Gli Altri Bacini” e ritrovare gli Avion Travel con un nuovo disco è come riprendere un discorso mai interrotto. Nel corso di questi anni, infatti, non ci hanno mai fatto mancare la loro musica, regalandoci progetti artistici paralleli di grande pregio dal duo Raiz & Mesolella alla collaborazione di Peppe Servillo con i Solis String Quartet, passando per Musica Nuda di Ferruccio Spinetti e l’Orchestra di Piazza Vittorio di Mario Tronco e Peppe D’Argenzio. “Privé”, questo il titolo del loro nuovo album, arriva dopo la fortunata esperienza del Retour che li ha visti ritornare insieme sul palco e raccoglie dieci brani, compositi in momenti differenti ma che, nel loro insieme, compongono un disco di altri tempi, un lavoro di grande spessore lirico, incorniciato da eleganti arrangiamenti di rara potenza evocativa in cui si staglia il timbro inconfondibile di Peppe Servillo che esalta la forza poetica di cui sono imbevuti i testi. Dal punto di vista prettamente musicale i brani si reggono sul tessuto ritmico tracciato dalla batteria di Mimì Ciaramella e dal contrabbasso di Ferruccio Spinetti, mentre l’assenza della voce melodica della chitarra di Fausto Mesolella è compensata dal perfetto interplay tra le tastiere e i fiati in cui si inserisce, in un paio di brani, la sei corde di Emanuele Bultrini. Muovendosi tra sentieri melodici e tematici differenti, il disco mescola spaccati melodici e momenti in cui il suono si fa più ruvido e teso, catturando letteralmente l’attenzione dell’ascoltatore. Aperto dalla splendida “A me gli occhi/L'incanto”, scritta originariamente per Patty Pravo nel 2002 e qui proposta in una versione dal taglio più cantautorale, il disco entra nel vivo con la bella sequenza composta dall’evocativa “Inconsapevole” e da “Come si canta una domanda”, già ascoltata nell’ultimo album di Musica Nuda, e caratterizzata dalla eccellente prova vocale di Servillo. Se “Caro Maestro”, con protagonista Fausto Mesolella, svela una architettura musicale tanto originale quanto affascinante, la successiva “Se Veramente Dio Esisti”, già nota nella versione di Fiorella Mannoia, è una perla di pura poesia per soli voce e pianoforte. La melodia solare di “Alfabeto” con il testo firmato da Pacifico, ci introduce prima alla gustosa “L’amore arancione” in cui spicca l’interplay tra contrabbasso e filicorno, e poi alla trascinante “Il cinghiale” in cui gli Avion Travel mettono in musica un testo poetico di Franco Marcoaldi. La sinuosa title-track e “Dolce e Amaro” completano un disco che ha tutte le carte in regola per diventare un classico e che, certamente, entra di diritto tra i migliori del 2018.


Salvatore Esposito
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