Fausto Mesolella - Live Ad Alcatraz (Fonè Jazz/I.R.D., 2014)

Fausto Mesolella è uno di quegli artisti che non hanno bisogno di grandi presentazioni, in quanto a parlare è la loro stessa carriera, fatta non solo di grandi successi e riconoscimenti, ma anche di puro talento. Dagli esordi nella sua Caserta alla fine degl’anni Sessanta, passando per la lunga militanza con gli Avion Travel, fino alle tante collaborazioni artistiche messe in fila nell’arco di quarant’anni di carriera, Fausto Mesolella si è segnalato come uno dei chitarristi più originali e dotati tecnicamente in Italia. Proprio verso la chitarra, a partire dal 2005 con la pubblicazione del gustoso “I Piaceri Dell’Orso”, si è indirizzato il suo percorso come solista, caratterizzato da tanti apprezzati concerti in giro per l’Italia, e culminato con la pubblicazione di “Suonerò Fino A Farti Fiorire” nel 2012, che raccoglieva alcuni brani eseguiti per sola chitarra acustica. A documentare la sua attività live con i concerti per chitarra solo, è stato pubblicato di recente “Live Ad Alcatraz”, sorprendente disco dal vivo che cattura il fascino e l’unicità delle sue esibizioni. Abbiamo intervistato Fausto Mesolella per farci raccontare questo suo nuovo album, soffermandoci sul suo approccio alla chitarra, e le sue ispirazioni, senza tralasciare i progetti futuri per i quali è già a lavoro.




Come nasce questo nuovo progetto? 
Live Ad Alcatraz è figlio di un disco precedente dedicato alla chitarra che si chiama “Suonerò Fino A Farti Fiorire”, dalla cui pubblicazione ho cominciato a fare concerti per chitarra solo. Per quarant’anni non ne avevo mai fatti, poi sono stato convito a fare questo disco, ma non volevo assolutamente perché pensavo che non avesse senso. Un chitarrista non deve fare un disco di chitarre, ma dischi e basta. Poi qualcuno mi ha convinto, sono stato contento di realizzare questo primo disco con un titolo un po’ strano, che ha avuto molta fortunata tra le altre cose. “Live Ad Alcatraz” documenta l’esperienza live dei miei concerti dedicati alla chitarra, ed è stato registrato dal vivo praticamente a casa di Dario Fo, nel suo teatrino con i suoi ospiti a Santa Cristina di Gubbio, un villaggio ecologico bellissimo. 

Anche in questo disco utilizzi la chitarra in modo particolare… 
Ogni chitarrista crea il proprio approccio, io ho creato il mio. Mi faccio accompagnare sempre da un altro chitarrista, un giapponese che si chiama Akai, che lavora con me sotto ai miei piedi. Io mi registro nel momento in cui sto suonando, quindi parte quest’altro chitarrista elettronico, e suoniamo insieme. Questo è un po’ il mio modo di concepire il live di chitarra solo. 

Questo approccio ti ha permesso di esplorare sentieri nuovi della chitarra… 
Nuovi e vecchi allo stesso tempo, perché la registrazione in sync parte da Robert Fripp in tempi non sospetti. Lui utilizzava un revox che gli permetteva di registrarsi mentre suonava, e si ripeteva insieme a ciò che aveva suonato un momento prima. Fripp è stato il primo sperimentatore di questo modo di approcciare la chitarra. Sono sempre rimasto molto affascinato da tutto questo. Sono amante della registrazione e quindi anche dal fatto di potermi registrare mentre faccio un concerto, per poi suonare con me stesso.

In “Live Ad Alcatraz” sono presenti due brani a tua firma. Ci puoi parlare del tuo processo creativo alla chitarra? Cosa ti ispira solitamente? 
Tutte le canzoni che ho scritto, tra cui anche qualcuna che ha avuto fortuna, trent’anni di canzoni per gli Avion Travel, Fiorella Mannoia, Maria Nazionale, Tricarico, e Gianmaria Testa tra gli altri, nascono tutte dalla mia testa. Per me è un processo semplice, prendere la chitarra ed iniziare un po’ a giocare come dicono i Brasiliani quando suonano. Giocando con lo strumento vengono fuori delle idee. Da un po’ di anni a questa parte mi sono dedicato solo alla mia chitarra per cui ho cercato di dare voce alla musica, allo strumento, ed in modo molto naturale scrivo delle cose. “La Principessa” fa parte della colonna sonora de “Il Ladro di Bagdad” un film muto del 1924 la cui rimusicazione mi fu commissionata da La Repubblica e L’Espresso per la pubblicazione di un cofanetto con film d’epoca, progetto per il quale affidarono a vari musicisti la riscrittura delle colonne sonore. Io scelsi “Il Ladro di Bagdad”, il cui tema principale, il tema d’amore è “La Principessa” che si può ascoltare il ladro entra nel castello e per la prima volta vede la principessa, e nasce questa musica a lei dedicata. 

Qual è la connessione tra “Dago Red” con Raiz e questo progetto? 
Il progetto con Raiz è l’espansione del mio chitarrismo, perché “Dago Red” è per soli chitarra e voce, con qualche piccola sovraincisione, e qualche ospite, ma nasce in questo studio di registrazione dove sto seduto io adesso e Raiz dall’altra parte del vetro che cantava in diretta. Quindi è come se “Dago Red” fosse un altro disco di chitarra, ma questa volta con una delle voci italiane più importanti, una delle più originali, ciò mi ha consentito una sorta di prolungamento del suono andando a contattare la canzone napoletana che è una delle più grandi espressioni di musica classica del nostro tempo. Siamo andati a visitare il classico perché la musica napoletana è classica. 

In “Live Ad Alcatraz” c’è la ripresa del tema di Giulietta e Romeo… 
Anche questo brano è figlio di un altro progetto precedente perché produssi un disco con gli Avion Travel che si chiama “L’Amico Magico”, registrato con l’orchestra e in cui ho rivisitato i brani di Nino Rota per chitarra ed orchestra. In quell’occasione suonai “Il Padrino Parte Terza”, e “Giochi Addio” di “Giulietta E Romeo”, e quest’ultimo l’ho riproposto nel mio disco suonandolo per sola chitarra. E’ un tema che mi ha sempre affascinato e mi piace suonarlo. 

Sorprendente è la versione quasi psichedelica di “O’ Sole Mio”… 
Io questo brano lo vedo così, perché ho sempre pensato che fosse un mix di emozioni che arrivano da una città pazzesca che è Napoli. Non ho mai amato quelli che urlano il Do di petto nell’interpretare “O’ Sole Mio”, perché nel testo non c’è ma piuttosto c’è una sofferenza enorme. “O’ Sole Mio” racchiude una storia molto particolare. E’ una canzone rossa perché è stata scritta sul mare di Odessa non a Napoli, e solo in un secondo momento è arrivata in Italia. Chiaramente gli autori erano napoletani, ma chi ha scritto la musica si trovava con il padre violinista ad Odessa in pieno periodo di guerra, per cui guardando questo mare dalla sua finestra, si rende conto che non c’era il sole. 
Leggendo queste parole che gli avevano lasciato si mette a pianoforte e in Russia compone “O’ Sole Mio”. Questo brano fu addirittura proposto come inno nazionale, e c’è tutta una storia bellissima che è nel dvd raccontata da un professore che conosce la storia di tutte le canzoni napoletane, e mi ha regalato questo contributo su “O’ Sole Mio” che è molto affascinante. Non amo le interpretazioni urlate di questa canzone, però dentro ho voluto inserirci una contaminazione araba e una distorsione pazzesca che evoca il caos che questa città produce nei vari momenti della giornata. E’ un mio modo molto psichedelico di rileggere questo brano perché amo molto i Pink Floyd, quindi vengo da una generazione musicale, quella degli anni Settanta, che mi ha attraversato a pieno. 

Che dire poi della magnifica versione destrutturata di “Libertango”… 
E’ una versione un po’ rockeggiante per la quale mi perdoneranno gli argentini, però io in questo brano ci vedo la passione del rock. “Libertango” è stato sempre considerato semplicemente un tango, ma non è così, perché ha un anima hard rock, e così l’ho rifatta con una distorsione molto particolare. Non so fino a che punto sia giusto rileggerla così, ma per un periodo mi è piaciuto suonarla così, e la suono ancora in questo modo. Devo dire che ha molto successo, perché chi viene a sentirla riconosce in quel modo un codice di appartenenza. 

Il disco riserva anche momenti di grande poesia e parlo della bellissima versione di “Imagine” o “Somewhere Over The Rainbow”… 
“Imagine” l’ho scelta perché i Beatles mi hanno attraversato completamente, appartengono alla mia storia musicale. Ho voluto poi farla seguire da “Black And White” perché mi piace molto Michael Jackson, che ritengo sia stato uno degli artisti più grandi che ci sono stati. Omaggiarlo riportando la tematica di questa canzone su un territorio romantico, molto lento, cambiando la faccia al pezzo, trasformandolo in un qualcosa di molto evocativo, perché vorrei far riflettere anche sul personaggio. Secondo me dentro le canzoni ci sono altre canzoni, come nel caso di “O’ Sole Mio”, in cui c’è un'altra canzone. Questo è importantissimo per un esploratore come me, perché cerco di entrare nelle cose, sono un curioso della musica, magari non mi considero un musicista come gli altri, ma mi piace andare dietro il sipario per capire quale artista ci piace oltre la forma d’arte. 

Quindi è il tuo è approccio alla reinterpretazione è molto empatico… 
Certamente. In questo periodo, ad esempio, sto lavorando ad un altro progetto di esplorazione, perché ho avuto la fortuna di lavorare con uno dei più grandi scrittori italiani, Stefano Benni, con il quale abbiamo fatto uno spettacolo bellissimo in teatro durato due anni. Sono entrato in una grande simpatia con lui, e mi ha fatto dono di dieci poesie di una bellezza unica, che sto musicando. Il mio prossimo lavoro sarà voce e chitarra, con le poesie di Stefano Benni. Vado un po’ più lontano da dove sto adesso. 

Altri progetti futuri? 
Sono pienissimo. Gli Avion Travel che sono la base del mio essere musicista, accompagno Nada da venticinque anni, e lei è una delle voci più incredibili della musica italiana. Il progetto con Raiz, i concerti per chitarra solo… insomma penso che dovremmo accontentarci di quello che gira intorno. Per adesso sto lavorando su queste poesie che ritengo un regalo prezioso per l’anima. 



Fausto Mesolella - Live Ad Alcatraz (Fonè Jazz/I.R.D., 2014) 
Un applauso, e poi l’arpeggio elegantissimo di “Sonatina Improvvisata D’Inizio Estate” tratta da “Suonerò Fino A Farti Fiorire”, ci introducono a “Live Ad Alcatraz” di Fausto Mesolella, disco che raccoglie nove brani incisi dal vivo, durante un concerto presso la Libera Università di Alcatraz di Dario e Jacopo Fo, a Gubbio. Il chitarrista e compositore degli Avion Travel, fresco vincitore della Targa Tenco come migliore interprete, insieme a Raiz, per il disco “Dago Red”, dà vita ad una performace incredibile la cui forza e potenza riescono a catturare a tal punto l’ascoltatore, il quale chiudendo gli occhi, sembrerà di trovarsi proprio lì in quel teatro dove è nata questa piccola magia. Ad accompagnare Fausto Mesolella, oltre alla sua immancabile pedaliera e ai vari effetti, c’è la pedal steel del talentuoso Ferdinando Ghidelli, altro chitarrista casertano di grande talento. Ogni brano è riproposto in veste strumentale nell’originale mood che Mesolella ci ha fatto amare negli ultimi anni, in cui eleganza, raffinatezza si mescolano con un approccio chitarristico per nulla convenzionale, che evidenzia tutta la sua capacità di esplorare territori diversi dal rock al folk, dal jazz alla canzone napoletana. Il tocco elegante e l’arpeggiare cristallino di “Sonatina Improvvisata D’Inizio Estate”, ritornano in “Ai Giochi Addio (Giulietta e Romeo)” di Nino Rota, già presente ne “L’Amico Magico” degli Avion Travel nella versione con l’orchestra, e qui proposta in solitario. Vertice del disco è la straordinaria riscrittura in chiave floyiana di “O’ Sole Mio”, trasformata in una lunga suite che spazia da momenti di puro lirismo in cui la chitarra è solamente arpeggiata a lunghe distorsioni quasi progressive. Fascinosa ed accattivante è anche la rilettura in chiave rock di “Libertango” di Astor Piazzolla, che con il suo vibrante crescendo esce dai canoni delle classiche interpretazioni di questo brano. Il poetico medley che mescola “Imagine” di John Lennon e “Black Or White” di Michael Jackson, apre la strada al gospel di “Amazing Grace” in cui brilla la pedal steel di Ghidelli, ed in fine arriva l’altra perla del disco “La Principessa”, tratta dalla colonna sonora del film “Il Ladro Di Bagdad” firmata dallo stesso Mesolella, e nella cui linea melodica orientaleggiante si stagliano due assoli pregevolissimi. Chiude il disco la sublime versione di “Somewhere Over The Rainbow”, nel cui arrangiamento jazzy emerge l’onirico lirismo che ne caratterizza la versione originale. Insomma “Live Ad Alcatraz” è un disco di incredibile bellezza che esce completamente dai canoni del chitarrismo fine a se stesso per mostrarci in tutta la sua complessità la visione della musica in continuo divenire di Fausto Mesolella. Un plauso anche alla scelta di Fonè Jazz di pubblicare il disco in formato SuperAudio, e in vinile, che dimostra un attenzione non comune verso la cura del suono, e dei particolari. 


Salvatore Esposito