Hasa - Mazzotta – Novilunio (Ponderosa Music&Art/2 Be Music 2017)

Era la sera del 28 agosto del 2008 quando nella suggestiva cornice della Masseria Santa Lucia nelle campagne di Alessano (Le), ascoltammo per la prima volta la voce di Maria Mazzotta all’interno dell’interessante progetto Il Viola di Maria. Insieme a lei, c’erano Valerio Daniele alla chitarra, Rocco Nigro alla fisarmonica, Manuela Selinaro alle percussioni e Redi Hasa al violoncello. A colpirci fu proprio l’incontro tra voce e violoncello che risaltava nelle originali architetture sonore dell’ensemble e che riascoltammo su disco, due anni dopo, in “Di rosso e di blu”. Le tante ore trascorse insieme a provare e i tanti concerti condivisi sullo stesso palco in diverse formazioni pian piano hanno fatto sbocciare nel violoncellista albanese e nella cantante salentina il desiderio di incrociare i rispettivi background artistici in un duo. Traendo ispirazione l’uno dall’altra, scambiandosi repertori ed idee, hanno intrapreso un viaggio sonoro comune, attraversando le tradizioni delle rispettive terre d’origine, dal Salento ai Balcani fino a toccare i Carpazi, sperimentando le potenzialità espressive della voce l’una e quelle del violoncello l’altro, tra dissonanze e ardite armonie, virtuosismi ed evocazioni poetiche. Da allora di strada, Redi Hasa e Maria Mazzotta ne hanno fatta tanta, e nel 2014 hanno dato alle stampe il loro disco di debutto “Ura”, un incontro denso di emozioni e suggestioni che gli ha fruttato l’apprezzamento della critica e del pubblico che ha affollato ed affolla i loro concerti. L’aver perfezionato sempre di più la loro affinità musicale e la loro complicità nelle esplorazioni sonore ha fatto sì che, a tre anni di distanza, intraprendessero un nuovo viaggio dando alle stampe il loro secondo album “Novilunio” nel quale hanno raccolto dieci brani che, nel loro insieme disegnano le traiettorie di un nuovo cammino tra tradizione ed innovazione. Nel corso di una doppia intervista il violoncellista albanese e la cantante salentina ci hanno raccontato la genesi di questo nuovo disco, soffermandosi sulle ispirazioni e le architetture sonore dei vari brani, senza dimenticare il loro personale approccio alla ricerca.

Sono trascorsi due anni da "Ura" e ben sette dal vostro incontro in musica. Come nasce "Novilunio"?
Maria Mazzotta - Nasce dall’esigenza di spingerci oltre nella nostra ricerca e cimentarci nella scrittura, nella composizione, nel tentativo di creare un nostro linguaggio musicale. 
Redi Hasa – Ha preso vita dal bisogno di raccontare, ricercare, emozionarsi ed emozionare!

La caratteristica peculiare della tua voce è quella di spaziare attraverso linguaggi musicali differenti. Come si è evoluto il tuo approccio vocale in questi anni?
Maria Mazzotta - Credo che la ricerca sulla voce sia infinita. Sono partita dalla mia tradizione, quella del Salento e più in generale del Sud Italia, per poi esplorare la tradizione dei Balcani, ricchissima di sfaccettature. A volte ho trovato delle similitudini con la mia tradizione, spesso mi ha portato lontanissima da questa. Negli ultimi quattro anni, grazie all’incontro con il coreografo e ballerino Miguel Angel Berna, mi sono potuta cimentare nel repertorio della jota aragonese, che per certi versi mi ha riportato alla mia tradizione. Un anno fa ho avuto la fortuna di incontrare Shadi Fathi, una grande anima e una musicista iraniana eccezionale che mi ha aperto la strada verso un mondo sconosciuto e molto lontano.

Quali sono stati i tuoi riferimenti a livello di approccio al canto?
Maria Mazzotta - Di riferimenti ce ne sono tantissimi, da Esma Redzepova a Yldiz Ibrahimova, Meredith Monk, Bobby McFerrin, ma anche Mina, Mia Martini. 

Quanto è stato importante per te l'esperienza maturata nelle principali formazione della scena musicale salentina?
Maria Mazzotta - É stata molto importante, per diversi aspetti. Ho imparato tanto e ho avuto la possibilità di esibirmi in scene musicali importanti confrontandomi con vari artisti di fama internazionale.  

Come si è evoluta la vostra ricerca musicale negli ultimi anni ed in parallelo come è cambiato il tuo approccio al violoncello?
Redi Hasa - Novilunio nasce dal bisogno di raccontare, ricercare, emozionarsi ed emozionare! Tutti e due ci nutriamo di musica e siamo sempre alla ricerca della bellezza e dell’emozione. Diventiamo due bambini felici quando troviamo qualcosa che ci fa vibrare, che sia la musica dal mondo o qualcosa che ritroviamo in noi stessi. Il mio approccio con il violoncello è sempre in evoluzione, come un fiume che scorre veloce ma in cui ogni giorno ritrovo me stesso.

Recentemente, accanto alla ormai consolidata collaborazione con Ludovico Einaudi, si è aggiunta la tua partecipazione all'ultimo album di Robert Plant. Ci puoi raccontare questa esperienza? Quanto ti ha arricchito lavorare con la voce dei Led Zeppelin?
Redi Hasa - Da piccolo ero un rockettaro. Suonavo il basso elettrico in una band rock anni ‘70 e i Led Zeppelin erano tra i nostri miti. Suonare con lui mi ha fatto riscoprire quel periodo della mia vita, Robert è una leggenda ed è stata una splendida esperienza anche per la sensibilità che ha dimostrato. Poter incontrare elavorare con questi mostri sacri ti arricchisce moltissimo. Ne sono davvero felice.

Passi con disinvoltura dalla musica contemporanea a quella tradizionale salentina, fino a toccare la world music. Chi è oggi Redi Hasa come musicista?
Redi Hasa - Come detto prima, sono sempre in movimento. Sempre alla ricerca di me stesso nel suono del mio violoncello. Non etichetto nulla, mi piace sperimentare, ricercare, spingermi oltre i limiti e le barriere. Ogni esperienza è diversa dalle altre e fa parte del mio percorso, ancora oggi in continuaevoluzione.

Rispetto al disco di esordio come si è indirizzato il tuo lavoro di ricerca sulla voce?
Maria Mazzotta - Nella mia ricerca vocale cerco spesso di confondere l’ascoltatore, ossia eseguire i brani, di diversa provenienza, in modo tale che all’ascoltatore non sembri sia la stessa persona a cantare. In questo disco, essendo diversi brani inediti, mi sono concentrata sull’identità e l’interpretazione da dare ad ognuno di questi. Inoltre, avendo scelto di inserire due testi in francese, ho dovuto lavorare molto su questa lingua completamente nuova per me.

Ci puoi raccontare come avete indirizzato il vostro lavoro in fase di arrangiamento dei brani?
Redi Hasa - Siamo molto collaborativi nella fase di arrangiamento, ci sentiamo, osserviamo ed ascoltiamo l’un l’altra. Il lavoro scorre fluido, semplice e ci emoziona sempre.

Quanto è stato importante nel definire il sound del disco il contributo dei musicisti che hanno collaborato alle sessions?
Redi Hasa - Definire il sound del disco è stato un lavoro fondamentale ma anche molto delicato, che abbiamo affrontato con grande cura. Nel momento in cui i brani e la struttura musicale sono chiari, inizia il lavoro per definire i suoni e dare un’impronta decisiva. Abbiamo voluto con noi tanti amici e ospiti per condividere questo viaggio. Ad esempio, nel caso di "Capufrisca", con Riccardo e Federico Laganà, abbiamo creato un set di percussioni “casalinghe”. I suoni sono nati in studio, portando davanti ai microfoni attrezzi e materiali che non sono propriamente degli strumenti musicali: cartoni, bidoni, stoviglie, forchette, mestoli, legni, ferraglia, pentole etc. I due fratelli hanno fatto vibrare tutti questi strumenti improvvisati insieme ed il risultato è stato "Capufrisca". Abbiamo avuto l’onore ed il piacere di ospitare Bijan Chemirani (percussioni mediorientali), Mehdi Nassouli (percussioni e voce, dal Marocco), Giorgio Distante (tromba, da Cisternino), la banda dei fiati con Emanuele Coluccia (sax), Andrea Perrone (tromba), Vincenzo Grasso (clarinetto), Gaetano Carrozzo (trombone), Ovidio Venturoso (gran cassa).

Quali sono state le ispirazioni alla base di "Novilunio"?
Redi Hasa - Novilunio è una finestra, ed il nostro sguardo cerca di scoprire cosa c’è dall’altra parte. La curiosità di sentire le storie e i canti del mondo. Ci siamo ispirati a tutto ciò che ci ha emozionato e dalle esperienze fatte nel nostro percorso. 

Quali, invece, le identità e le differenze rispetto al vostro disco di debutto in duo?
Redi Hasa - Se nel primo disco ci siamo basati fondamentalmente su brani tradizionali, riarrangiandoli, Novilunio è la presa di coscienza del nostro sound identitario. Ed il risultato sono i brani inediti. Novilunio siamo noi, è la nostra espressione più pura.

Nel disco brani originali si mescolano a tradizionali e due brani in lingua francese. Come avete scelto i brani da inserire nel disco?
Maria Mazzotta - Per i brani inediti è Redi che propone le melodie, scegliamo quelle che ci piacciono e ispirano di più e su quelle lavoriamo. Nel disco solo 2 brani sono tradizionali, non a caso uno italiano e l’altro albanese. La scelta della lingua francese è venuta per diversi motivi. Sicuramente avevo voglia di omaggiare questa lingua, visto che vivo in Francia da qualche anno. Il valzer “Aux Souvenirs” mi ha fatto subito pensare ad un bal francese, mentre «contine» è un brano dal testo provocatorio ma spensierato nella melodia e leggero nel suono del francese. 
Redi Hasa - Sono i brani che hanno scelto noi. È stato un percorso di un anno nel quale abbiamo continuato a confrontarci, provare, mescolare e creare. Siamo davvero contenti del risultato.

Come hai impostato il lavoro in fase di scrittura delle musiche?
Redi Hasa - Quando scrivo le musiche entro nel mio mondo. Il silenzio intorno a me è la strada per perdermi nel suono. Per Novilunio ho scritto pensando alla voce di Maria, che mi da il via per addentrarmi nel viaggio. I brani iniziano a prendere forma quando li proviamo insieme.

Il disco parte dal Salento con "E' Tiempu" e al Salento ritorna con la conclusiva "Libro d'Amore". È una casualità o è stato dettato dalla scelta di dare una circolarità al tutto?
Maria Mazzotta – “E'tiempu” ha una linea melodica vicina alla tradizione salentina, il testo è in dialetto, ma racconta dell’amore tra due persone di culture diverse, e anche l’arrangiamento, grazie al contributo di Bijan Chemirani e Mehdi Nassouli, evidenzia un apertura verso altre culture. Quindi dal Salento si parte e al Salento si ritorna con «Libro d’amore» che rappresenta il disordine, il caos dal quale si passa per ritrovare l’ordine e l’equilibrio.

"Aux Souvenirs" è impreziosita dall'arrangiamento di Emanuele Coluccia. Com'è nato questo brano?
Redi Hasa - Avevo questa melodia in mente e mentre la suonavo, immaginavo attorno un villaggio, una festa di piazza con una cassa armonica ed una banda. Ma senza una localizzazione geografica. Poteva essere in Salento, dove io sono, o in Francia, dove vive Maria da quattro anni. La collaborazione con Emanuele, che conosco da più di 9 anni, e con il quale abbiamo suonato in Bandadriatica, mi sembrava perfetta per il brano. Avevo in mente il suono della banda e l’ho subito chiamato. Conoscendo la sua scrittura, nulla verrebbe potuto completare meglio il brano.

Maria, com'è nata "Capufrisca", il cui testo è firmato da te?
Maria Mazzotta - “Capufrisca” è un brano che da tempo aveva composto Redi, poi un giorno come per magia è venuto il ritornello «stai friscu cu la capu, quai lu sule te dae a ncapu» che era esattamente il mio stato d’animo di quel momento. Da qui l’idea di alternarci io e Mehdi Nassouli raccontando ciascuno della propria gente e della propria terra. 

Redi, ci puoi parlare del tradizionale albanese "25 Trecce". Come mai avete scelto di rileggerlo?
Redi Hasa – “25 Trecce” è un brano che ascoltavo da piccolo e con il quale sono cresciuto. Rappresenta la mia terra, la mia storia e le mie tradizioni originarie. È un brano a cui tengo molto.

Una delle gemme del disco è lo strumentale "Woodroom". Com'è nato questo brano?
Redi Hasa – “Woodroom” è il nome dello studio della Real World dove abbiamo registrato il disco. È pura improvvisazione, immersa nella bellissima atmosfera delle campagne inglesi. Lo studio risuonava magnificamente, mi ha ispirato molto. Mi sono semplicemente abbandonato alle note con il mio violoncello. Ed è nato «Woodroom».

Da dove è nata la scelta di interpretare "'Cu Ti Lu Dissi" di Rosa Balistreri?
Maria Mazzotta - Da diversi anni interpreto le canzoni di Rosa Balistreri, per me la sua voce ha un messaggio molto forte ed è importante ricordarla ed omaggiarla.

Maria, dal tuo progetto solista "Il viola di Maria" arriva "Il Mondo di Rosso e di Blu". Come mai hai deciso di rileggerla in questa nuova versione?
Maria Mazzotta -  “Il mondo di rosso e di blu” è un brano a cui sono molto legata, cantarlo è come pregare o meditare. Dalla precedente incisione sono cambiate tante cose in me, ho versato lacrime, acquisito consapevolezze e forse anche un po’ di saggezza. Ricantarla con la maturità di oggi potrebbe caricare la mia preghiera di armonia, equilibrio e pace, cosi da aumentarne l’effetto. 

Concludendo, come saranno i concerti in cui presenterete “Novilunio”?
Maria Mazzotta - In poche parole: semplicemente da non perdere. Il resto lo scoprirà chi verrà a vederci.



Hasa - Mazzotta – Novilunio (Ponderosa Music&Art/2 Be Music 2017)
“Il tempo concreto di tutti, il tempo che ci esalta e ci spreca, si rigenera a ogni novilunio, quando la luna nuova chiama a raccolta sogni antichi e forze diurne per iniziare ancora una volta daccapo. Niente come il novilunio simboleggia con altrettanta potenza questo nuovo inizio, il viaggio che ricomincia, il destino che si ricrea”. Così si legge nelle note di copertina di “Novilunio”, secondo album del duo composto da Redi Hasa e Maria Mazzotta e che segue a tre anni di distanza il pregevole debutto “Ura”. Laddove il precedente partiva dal dialogo tra la tradizione musicale salentina e quella albanese per dipanarsi attraverso imprevedibili quanto i fascinosi sentieri della sperimentazione, questo nuovo lavoro ci svela come il duo abbia spostato più avanti il confine della sua ricerca, immergendosi in brillanti interazioni con altre sonorità e linguaggi. Come il novilunio rappresenta il nuovo inizio della fase lunare, allo stesso modo le corde del violoncello di Hasa e la voce intensa della Mazzotta intraprendono con questo album un nuovo viaggio sulle rotte che collegano il Salento ai Balcani, non senza qualche sorprendente divagazione nei suoni world. Prodotto da Alberto Fabris e registrato da Tim Oliver negli studi della Real World di Londra, il disco raccoglie dieci brani, in larga parte originali, nei quali il duo è accompagnato da un folto gruppo di strumentisti che si alternano al loro fianco, composto da: Bijan Chemirani (bendir, daf, zarb, cymbals), Mehdi Nassouli (guembri, karkabas, bendirr, tarr e voce), Giorgio Distante (tromba), Emanuele Coluccia (sassofono), Vincenzo Grasso (clarinetto), Andrea Perrone (tromba), Gaetano Carrozzo (trombone), Dino Donateo (tuba), Ovidio Venturoso (percussioni), Manuela Selinaro (cymbals), Federico e Riccardo Laganà (percussioni e recycled tools). L’ascolto rivela un lavoro dalle originali costruzioni melodiche nelle quali Redi Hasa e Maria Mazzotta danno vita ad un susseguirsi continuo di incroci ed attraversamenti sonori che si apre con l’interplay tra violoncello e tamburo in quell’esempio di tradizione in movimento che è la pizzica “E’ Tiempu” con la voce di Maria Mazzotta ad imprimere alle liriche di Claudio Prima un’atmosfera antica ed allo stesso tempo moderna. Si prosegue con il suggestivo valzer “Aux Souvenirs”, cantata in francese e giocata su un crescendo strumentale che dalle note del violoncello ci conduce ai suoni della banda, guidata da Emanuele Coluccia. Se nella trascinante “Capufrisca” le radici musicali di Maria e Redi si incontrano con le percussioni dell’iraniano Bijan Chemirani e di Mehdi Nassouli della confraternita mistica Gnawi, nella rarefatta title-track scopriamo il lato più cantautorale del duo. Il poetico canto d’amore tradizionale albanese “25 Trecce” ci introduce alla preziosa sequenza con la ironica filastrocca in francese “Contine”, l’improvvisazione per violoncello solo “Woodroom” e la gustosa rilettura di “Cu ti lu dissi” dal repertorio di Rosa Balistreri, ma è ne finale che il disco trova il suo vertice in quel gioiello che è “Il Mondo di Rosso e di Blu” proveniente dal repertorio de Il Viola di Maria e la brillante pizzica “Libro d’amore” intessuta tra strofe tradizionali e melodie originali.  “Novilunio” è, dunque, un disco prezioso racchiudendo in sé le evocazioni e il lirismo dell’incontro tra voce e violoncello e le sperimentazioni sonore di due tra i più brillanti talenti della scena musicale salentina.



Salvatore Esposito

Foto di Chiara Fersini (1,2,3) e Marina Antonioli (4,5,6,7)

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