Maarja Nuut - Une Meeles (Autoprodotto, 2016)

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Di Maarja Nuut abbiamo parlato su “Blogfoolk” in occasione del suo esordio discografico, “Soolo”, pubblicato del 2013 . Nel 2014 agli showcase del Womex, la violinista e cantante estone ha impressionato pubblico e operatori con il suo solo act, che attinge alle suggestioni del patrimonio folklorico baltico, costruendo un suono folk minimalista elettroacustico elegante ma deciso, che incastra linee melodiche di violino (padroneggia sia la tecnica classica sia gli stili tradizionali) ed improvvisazione, canto ed elettronica. Un recupero della memoria musicale in chiave contemporanea ispirato dalle storie folcloriche e dalle forme musicali popolari della sua terra, dalla natura che la circonda, ma anche dai suoi studi musicali, tra i quali la struttura ritmica della musica indostana: insomma, è una musicista che non è rimasta impantanata nel mondo degli archivi etnofonici. Se vi sono cari i paragoni, il nome più prossimo a cui pensare è la compositrice-violinista avant-garde ceca Iva Bittová. Maarja Nuut, nata nel 1986 nella cittadina di Rakvere, realizza un formidabile e sorprendente secondo atto della sua carriera discografica. Le dodici composizioni di “Une Meeles” – tradotto in inglese come “In the Hold of a Dream”, coprodotto da Maarja con Kaur Kenk e registrato a Tallinn l’estate scorsa e pubblicato a giugno 2016 – esplorano le potenzialità delle sfumature oniriche, da intendersi come il superamento di un’eccessiva e delimitante razionalità, racconta l’artista nelle interviste. 
Il disco si annuncia con l’ipnotico minimalismo di “Kargus” per voce, bordone e una linea melodica di violino. Il tradizionale “Hobusemång” è costruito in forma canora responsoriale, dominato dalla tensione incessante creata da stratificazioni di archi e loop: davvero un brano notevole. Invece, in “Sammud” c’è l’uso del pizzicato appoggiato ad un ritmo composito realizzato con la registrazione dello strascicamento di piedi. Si ripete il loop vocale con effetti magnetici in “Ödangule”. L’iterazione pizzicata di “Kellatoas” e il suo finale di drone acuti meritano un ascolto attento; cercate, poi, la seduzione delle dissonanze di “Kiik tahab kindaid”, prima di lasciarvi cullare dalle arcate violinistiche boreali della ‘canzone’ “Südisulis linnukene”. Gli archetti si incrociano nella danzante “Eeva & Maarja labajalg”, dove Maarja duetta con Eeva Talsi. Con “Vaals” e “Jaa-ti-daa” ritorna la struttura di pizzicato e sillabe astratte del canto intimista di Maarja. Dopo la danza “Kuradipolka”, mai scontata nello sviluppo del tema, l’album sfocia nel lirismo di “Vaga linnuken”, una canzone in un certo senso convenzionale, ma dall’ambientazione che incanta. Musiche folk? Musiche attuali? Fate voi: resta che “Une Meeles” è un lavoro notevolissimo. Info su www.maarjanuut.com


Ciro De Rosa 
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