Civitella Alfedena Folk Festival, 19 – 24 agosto, Civitella Alfedena (AQ)

Accoglie un festival folk da tredici anni Civitella Alfedena, grazioso borgo affacciato sul lago di Barrea, incastonato alle pendici del Monte Sterpi d’Alto, all’interno del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise. Una settimana che crea una piccola comunità musicale, piuttosto che attrarre valanghe di visitatori che potrebbero portare al collasso un paese di poche centinaia di anime, la cui popolazione aumenta sensibilmente nel corso della stagione turistica. Appeal di una location, dove chi non ha ancora rinunciato ad emozionarsi per le cose genuine, può imbattersi in cervi che brucano liberamente per le strade, avvistare la lince o una coppia di lupi all’interno delle rispettive aree faunistiche; per non dire che Civitella è avamposto per notevoli escursioni montane. Succede che alla sera, conclusa la parte concertistica ufficiale della manifestazione, si possano ascoltare serenamente in strada o in qualche locale, magari sorseggiando genzianella, gli stessi musicisti impegnati, insieme ad altri convenuti, in una session fatta solo per il piacere di suonare. È stato denominato “il festival degli affetti”, dicono Tiziana Spini e Marco Delfino – componenti dell’associazione Mantice nonché musicisti dell’omonimo gruppo di Latina (cfr. http://www.blogfoolk.com/2011/11/mantice-incontri-e-racconti.html) – che sono gli artefici di questo piccolo miracolo culturale (non il solo in Italia, ben inteso), finanziato da un’amministrazione comunale che crede risolutamente nel valore della cultura. 
Civitellesi e paesani delle località circostanti, villeggianti melomani, musicisti, cultori del folk, ma anche turisti curiosi affollano i concerti gratuiti che si tengono nel centro culturale di Civitella, dotato di un auditorium (di capienza più o meno pari al numero ufficiale di abitanti) e gli spettacoli in strada. Un equilibrio raggiunto lunghi anni di impegno, che contempla elevata qualità artistica e dimensione umana della manifestazione, tenendo lontane le tentazioni di trasformare l’evento, come è accaduto altrove, in una pacchiana sagra con tanto di bancarelle o in un raduno di giovani alla ricerca di (s-)ballo popolare. A Civitella, non capita di imbattersi in sciami di neo-folkettari “pizzicaioli”, di suonatori di djembé (o dell’ultimo strumento “etnico” à la page), o peggio ancora, di neofiti tamburellisti monotòni. Un festival che, pur mantenendo il senso della misura, ha ancora margini di crescita ecosostenibile, attraverso il coinvolgimento dell’Ente Parco, per non dire delle altre istituzioni locali. Avendo a disposizione un budget più ampio, si potrebbero allestire showcase o concerti acustici mattutini o pomeridiani, che si tradurrebbero in una sorta sonorizzazione non invasiva dell’ambiente, o ragionando su concerti sempre in acustico nelle aree montane di escursione. Della genesi della manifestazione e del suo sviluppo, abbiamo già parlato con Marco Delfino all’interno di Blogfoolk (cfr. http://www.blogfoolk.com/2013/07/suoni-nel-parco-nazionale-dabruzzo-dal.html), che non a caso ha scelto di essere media partner di questa manifestazione, cosicché qui diamo conto di cosa è avvenuto nei giorni di un festival, rafforzato da laboratori di percussioni, affidati ad un grande nome dei tamburi a cornice, come Arnaldo Vacca, di mandolino, diretto da Felice Zaccheo, di organetto con Alessandro Parente, di ballettu siciliano con Margherita Badalà. Ancora, c’è stato uno stage dedicato ai bambini, diretto da Antonio Franciosa, e, non da ultimo, il corso di canto corale, colonna portante del festival da parecchi anni, con docente Sara Modigliani, voce storica del folk revival italiano. 
Il programma musicale è stato aperto dal gruppo molisano di recente formazione Patrios. L’ensemble (percussioni, organetto, zampogna molisana, ciaramella, flauti, basso, chitarra ritmica, voce femminile) di Christian Di Fiore e Antonello Iannotta si muove all’interno di sonorità che sposano materiali di tradizione popolare e d’autore (Tesi, Sparagna) ad accenti blues, arrangiamenti molto energici e vitali. In altre parole, repertorio in parte scontato, ma non poche potenzialità per devono portare ad una migliore messa a fuoco di un progetto, d’altra parte, nato da pochissimi mesi. La seconda parte della serata è stata all’insegna di un musica più d’ascolto con il trio Elva Lutza: Gianluca Dessì, Nico Casu e la splendida voce di Ester Formosa. Chi scrive, ritiene che il loro album d’esordio sia stata la più incisiva novità nel panorama folk & world italiano del 2012: lontana sia dalle sirene della canzone d’autore sia dalla forzata ricerca di ridondanze strumentali: minimale, poetico e di squisita levatura musicale, al contempo. A Civitella Alfedena, la band sarda ha confermato queste doti in un concerto fascinoso. Non potevano non sbancare la scena anche gli Uaragniaun, in formazione di ottetto, che hanno presentato le loro storie di “Malacarn”, altro album superlativo dello scorso anno musicale trad italiano. 
Conosciamo la sensibilità artistica, la classe e l’umanità della band murgiana, e poi, quando Maria Moramarco canta, sono secoli di cultura contadina che prendono voce. Un’altra voce storica è salita sul palco civitellese, Mireille Ben, in quartetto, che includeva l’ottimo polistrumentista Patrick Novara. Racconto e canto rimangono la traccia seguita dall’ensemble che combina tecnica strumentale a contegno scenico. Un incontro tra suoni rinascimentali e mondo popolare laziale ha caratterizzato il concerto del quintetto di Raffaello Simeoni (voce, organetto, ghironda), che annovera le colonne dei Micrologus, Gabriele Russo e Goffredo Degli Esposti (viella, nyckelharpa, ribeca, flauti, zampogne e cornamuse), la chitarra di Attilio Costa e le percussioni di Arnaldo Vacca. Un set dalle forti suggestioni, imperniato su liriche e danze popolari che si trasformano strada facendo, per l’ampio ed accorto uso di distorsori, assumendo espressività rock (con ogni probabilità il progetto si concretizzerà in un disco entro la fine dell’anno). Il week-end civitellese ha messo in scena i momenti nei quali si realizza più forte il senso di vivere insieme la manifestazione.
Venerdì 23 è stata la volta della “Notte dei Tamburi”. È indubbio che di “Notti di…” pullula l’Italia folkettara e non, ma qui non c’è scimmiottamento di eventi stra-mediatici, piuttosto si persegue una ritrovata ritualità con un corteo che, capeggiato dal trampoliere Pompeo, ha attraversato le vie del centro storico, sostando in alcune piazzette del paese. Nella prima stazione, abbiamo ascoltato una tammurriata, eseguita da Raffele Inserra (maestro e costruttore, che non ha bisogno di presentazioni) e dal giovane Catello Gargiulo: scampoli di tradizione popolare del napoletano nella forma più nitida. Seconda sosta, deliziata da villanelle interpretate dalla brava Nora Tigges, accompagnata da Felice Zaccheo. Nella terza, un breve set dei molisano-calabresi Alberi Sonori. Al termine del percorso, di fronte al municipio, è seguita una rappresentazione teatrale ispirata alla Canzone di Zeza. Poi protagonisti plettri, tamburi e organetti per una nottata di suoni e balli proseguita fino a oltre le due. La serata conclusiva, sabato 24 agosto, è ancora un trionfo del senso di comunità. Titolo del programma: “Te l’ho portata la serenata”. 
La raccolta piazza del Mercato si illumina con le classiche serenate romane interpretata dalla voce preziosa di Sara Modigliani, accompagnata dal versatile e sempre efficace Felice Zaccheo (suo partner nel gruppo Canzoniere di Roma) a mandolino e chitarra. All’interno del concerto c’è stato spazio anche per una breve esibizione dei partecipanti al laboratorio di canto condotto dalla stessa Modigliani. Questa è davvero la serata simbolo del Festival, in cui abitanti e pubblico trovano una comunanza nei suoni e nei cibi (pasta e fagioli, squisite frittelle e dolcini vari, vino) cucinati e offerti dal vicinato. Ancora scalda il cuore una serenata cilentana, cantata da Catello Gargiulo, che sulla fisarmonica traspone sapientemente moduli di zampogna, accompagnato al tamburello da Inserra. La chiusura, intono alla mezzanotte, con le tre “tradizionali” serenate, interpretate dalla Donatina, istituzione canora locale, dai musicisti e dal pubblico. 


Ciro De Rosa