Suoni Nel Parco Nazionale D’Abruzzo, Dal 19 Al 24 agosto, Per Il XIII Civitella Alfedena Folk Festival

Per molti non ha bisogno di presentazione, ma per chi non ha mai visitato questa parte d’Abruzzo Civitella Alfedena rappresenta la scoperta di un’Italia differente – e non è un luogo comune: un borgo grazioso, antico ma vibrante, con le case in pietra del centro storico raccolte intorno alla chiesa barocca di San Nicola, immerso in un ambiente che offre attrazioni ed emozioni naturalistiche tutto l’anno. Situata alle pendici del Monte Sterpi d’Alto, sul versante che guarda il Lago di Barrea, Civitella Alfedena è parte del territorio del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise. Da oltre un decennio, è meta anche dei cultori della musica trad: per una settimana agostana le musiche e del danze del Folk Festival inondano il paese dell’aquilano. Il Festival, di cui quest’anno Blogfoolk è media partner, ci è presentato da Marco Delfino, fondatore del gruppo musicale Mantice e delle associazioni Mantice e Folk Club Latina, già componente della prima orchestra di organetti italiana negli anni ‘90, la “Bosio Big Band”, e con un’ampia attività concertistica, di didattica e divulgazione alle spalle. Dal 1999 ha l’incarico di direttore artistico del Civitella Alfedena Folk Festival, una delle manifestazioni musicali più illustri e coinvolgenti di musica nu trad del centro sud. 

Da quando l’associazione Mantice cura l’organizzazione del Festival? 
In realtà da sempre. Mantice è un’associazione regolarizzata nel 2008, ma il gruppo musicale nasce nel lontano 1983 quando faceva riferimento all’associazione Folk Club Latina. Il Festival viene organizzato come Folk Club Latina fino al 2008 poi, a causa dell’interruzione dell’attività del folk club, prosegue come Associazione Mantice. Comunque dalla nascita ad oggi sono sempre stato incaricato di curarne la direzione artistica. Ci tengo però sempre a tenere separare le due attività, quella di musicista con il gruppo Mantice e quella per l’associazione, perché penso sia corretto non sovrapporle. Pensa che come gruppo musicale ci siamo esibiti ufficialmente sul palco del festival una sola volta e nell’ottava edizione per una serata dedicata a Graziella di Prospero, la folk singer setina da cui abbiamo attinto moltissimo per il nostro repertorio (un atteggiamento professionale di cui va dato merito a Delfino. Si tratta di un costume sconosciuto a molti festival folk italiani, dove spesso il direttore artistico, se musicista, “impone” la sua presenza anche on stage, ndr). 

Siamo alla tredicesima edizione, c’è una lunga storia oramai dietro il Civitella Alfedena Folk Festival. Come nasce la manifestazione? 
Nasce per caso. Io e Tiziana Spini, che con me è fondatrice del gruppo musicale Mantice, trascorrevamo spesso le vacanze estive a Civitella Alfedena. Abbiamo iniziato a proporre all’amministrazione comunale delle piccole iniziative. Qualche nostro concerto, dei piccoli laboratori ecc … L’amministrazione comunale si è da subito dimostrata interessata alla musica folk e le tradizioni popolari, quindi ci ha invitato a presentare proposte, soprattutto per il periodo estivo. Per qualche anno, perciò, con un piccolo finanziamento a disposizione, abbiamo organizzato iniziative che hanno suscitato molto interesse. La svolta avviene nell’anno 2000, quando l’amministrazione decide di investire una cifra più consistente per la programmazione di una settimana dedicata al folk. Nasce così in quell’anno la prima edizione ufficiale del Civitella Alfedena Folk Festival, che registra un grande successo di pubblico. La strada sembrava spianata verso una crescita naturale, invece l’anno dopo il Festival appena nato ha rischiato di morire. Divergenze di idee all’interno dell’amministrazione sulla programmazione estiva hanno prodotto un consistente taglio di risorse per il Festival. Ma a questo punto scatta la grande solidarietà da parte di molti amici musicisti che offrono le loro prestazioni accontentandosi di simbolici gettoni presenza e rimborso spese. Quindi riusciamo a garantire una programmazione di livello pari a quello dell’anno precedente, nonostante il ridottissimo impegno economico. Da qui, c’è stata la vera svolta: ancora un grande successo di pubblico, e da quel momento, anno dopo anno, il Festival cresce fino al 2010, quando raggiunge la sua massima potenzialità, festeggiando il decennale di attività con doppia programmazione di spettacoli e laboratori. Inoltre, se all’inizio poteva sembrare un’alternativa ad una programmazione estiva di eventi vari, destinati ad un pubblico di villeggianti, con il trascorrere degli anni, oltre che un evento culturale, il festival folk diventa anche un veicolo per il turismo. Sempre più persone alloggiano a Civitella per l’occasione, al punto che l’evento viene posticipato dalla settimana di Ferragosto a quella successiva, storicamente meno turistica e quindi con maggiore possibilità di ricettività per i partecipanti alla manifestazione. Tutto ciò premia la lungimiranza di chi ha creduto al progetto e puntato su un evento culturale, inizialmente non certo commerciale, ma che nel tempo è cresciuto, e pur mantenendo l’aspetto culturale, ha contemporaneamente favorito la crescita di un’economia importante per un paese di solo 300 residenti. 

Un festival finanziato pubblicamente, ma si avvale anche di sponsor? 
Il Festival è interamente finanziato dall’amministrazione comunale di Civitella Alfedena. Non ha mai ricevuto contributi pubblici da altri enti. Non ha sponsor che contribuiscano economicamente. 

Come è regolato l’ingresso del pubblico? 
Tutti gli spettacoli sono gratuiti, ma per i laboratori chiediamo solo un simbolico importo di iscrizione pari a 15 €. Da qualche anno per le serate a teatro chiediamo al pubblico un contributo volontario che, anche se piccolo, ci permette di coprire alcune spese. 

Che impatto ha avuto la crisi di questi ultimi anni sul Festival? 
Dal 2011, per le ragioni note a tutti, i Comuni soffrono i tagli da parte del Governo centrale che inevitabilmente ricadono anche sulla manifestazione. Ma la volontà di “resistere” e di non rinunciare ad un evento diventato così importante, conosciuto e apprezzato a livello nazionale , c’è sia da parte nostra che da parte del sindaco che cerca e trova le risorse per poterlo portare avanti. Le difficoltà sono moltissime ma vengono risolte sempre con l’obiettivo di risparmiare e di ottimizzare al massimo le risorse a disposizione. 

Come accennavi, non si tratta solo di una rassegna musicale, ma ci sono altre attività collaterali… 
Nella mia idea c’è sempre stata la volontà di non programmare una rassegna musicale ma un Festival. Per me le due cose sono molto diverse. Il Festival deve trasmettere un’atmosfera piacevole durante tutto il suo periodo. Per una settimana dalle 9 di mattina alle 3 di notte si è immersi nella musica popolare. Dalle piazzette, dai vicoli dalle case in pietra escono suoni di organetti, zampogne tamburelli: sono gli allievi dei laboratori che si esercitano. Nelle panchine negli angoli o fuori dai bar musicisti suonano e cantano in session improvvisate. Questo anche dopo lo spettacolo serale in quella ormai tipica situazione, ovviamente spontanea, che qualcuno ha definito “il dopo festival”. E li si fanno spesso le ore piccole suonando, cantando, ballando e sorseggiando “genzianella” o “ratafia”, tipici liquori locali.

Considerata la collocazione di Civitella, ci sono anche escursioni naturalistiche? 
La natura è sempre presente, il paese è un gioiello immerso nel Parco Nazionale d’Abruzzo e sovrasta il lago di Barrea. Dal paese stesso partono diversi sentieri naturalistici e la sera spesso si incontrano cervi o volpi che ormai indisturbati girano in paese. 

Che ricettività esiste a Civitella per chi vuole raggiungerla per partecipare al festival? 
Il paese è di per sé turistico, quindi è organizzato per ricevere molti turisti. Ci sono svariate possibilità, dal campeggio appena fuori dal paese e raggiungibile a piedi, all’albergo 4 stelle, dai bed & breakfast agli affittacamere e agli appartamenti. Naturalmente bisogna prenotare in tempo perché in quella settimana c’è un grande afflusso di partecipanti. 

Quante presenze avete registrato, mediamente, in passato? 
Difficile da quantificare. Le serate sono volutamente sempre molto differenti. I concerti serali si svolgono a teatro, che contiene 230 posti a sedere ed è ormai diventato insufficiente. Molti stanno in piedi e molti fuori. La notte dei tamburi del venerdì sera, diventata caratterizzante del Festival, registra un’affluenza a volte impressionante. L’idea è stata quella di creare un corteo sonoro, una ludica banda formata da musicisti, partecipanti ai laboratori ed altri che, guidati da un trampoliere e con il pubblico al seguito, attraversi tutto il paese, sostando in alcune piazzette per assistere a brevi spettacoli musicali o teatrali, spesso session improvvisate nate nei giorni precedenti. Oramai da diversi anni siamo costretti a “dirigere il traffico” e le piazze non riescono più a contenere tutto il corteo… Veramente impressionante. La serata poi termina nella piazza principale, li non abbiamo problemi di spazio, per ballare tarantelle, pizziche, saltarelli, tammurriate, ecc… fino a tarda notte. 

L’interesse del pubblico si mantiene costante? 
Non registriamo una flessione, anzi un incremento anche se lieve. Ciò vale soprattutto per gli spettacoli serali, mentre per i laboratori più o meno il numero delle iscrizioni è costante. 

Che tipo di pubblico interviene? Giovani o agée? Villeggianti o anche cultori della musica tradizionale, musicisti che raggiungono la località abruzzese? 
Il pubblico è un mix di varie tipologie. La percentuale maggiore è formata da appassionati della musica popolare che in quella settimana vengono appositamente per il festival, per partecipare ai laboratori o per i concerti serali. Una buona parte, poi, sono villeggianti abitudinali presenti perché magari hanno una casa di proprietà o perché amanti della natura. Un’altra parte, infine, sono i villeggianti delle zone limitrofe che la sera vengono ad assistere agli spettacoli. Poi ci sono i residenti. I giovanissimi non sono molti: l’età media è sui 35-40 anni. 

Dal tuo osservatorio hai visto cambiamenti in questi ultimi anni nel pubblico, per fascia d’età, tipologia? 
No direi che mediamente è lo stesso. Noto una presenza maggiore dei giovani, ma poca cosa.

Parliamo degli stage: quante persone partecipano, mediamente? 
L’anno scorso abbiamo avuto 130 iscrizioni, stesso numero anche due anni fa. Ovviamente la maggiore affluenza è sui corsi di danza, tamburi a cornice e canto. Anche l’organetto, comunque, se la cava bene, l’anno scorso hanno aderito 15 persone, più o meno come due anni fa. 

I corsi sono a numero chiuso? 
Sì, sono a numero chiuso, anzi spesso sforiamo il numero massimo ma sempre dietro deroga dell’insegnante. Rivolti a principianti o a strumentisti già avviati? Generalmente a entrambi; è poi l’insegnante che li divide in gruppi e diversifica le parti. 

C’è il coinvolgimento della comunità locale? O il festival è un evento per i visitatori? 
La comunità locale è molto presente e partecipativa soprattutto nella serata conclusiva dedicata alle serenate e ai canti d’amore. Per me questa è stata la serata più difficile sulla quale lavorare. Comunque la formula adottata ormai da diversi anni ora funziona. Nella caratteristica Piazza del Mercato il pubblico viene catturato da un’atmosfera suggestiva e direi quasi intima. Le anziane del paese per giorni si prodigano nella preparazione di dolci che offrono a tutto il pubblico dopo aver servito un piatto caldo di pasta e fagioli, il tutto accompagnato ovviamente da buon vino. Musicalmente la serata si divide in due parti, la prima più artistica con l’esibizione di qualche gruppo in semiacustico e la seconda più “libera”, aperta a chi voglia portare una serenata al pubblico. La serata si conclude verso mezzanotte con tre tipiche serenate locali cantate da tutti, anziani compresi. Una situazione molto emozionante e direi quasi commovente. 

Sul piano artistico, come vengono scelti i gruppi e i musicisti per il live set e per gli stage? C’è una visione di fondo? 
Vengono scelti in base a diverse caratteristiche. Principalmente la qualità artistica, rapportata ovviamente al budget a disposizione, che però deve soddisfare la linea musicale che fin dalla prima edizione ho voluto dare al Festival. Obiettivo della manifestazione è quello di offrire nelle varie sere proposte musicali molto diverse tra loro. Dare cioè la possibilità al pubblico di ascoltare il più ampio ventaglio possibile di “forme musicali”, se così le possiamo definire. Con il termine “folk” oggi dobbiamo intendere un genere musicale dove convivono forme anche molto distanti tra loro che credo vadano tutte rispettate e considerate. Negli anni passati abbiamo ospitato dai rappresenti della tradizione “pura” ai gruppi di folk revival e folk contemporaneo. Inoltre ho sempre cercato di differenziare le aree di provenienza e dedicare una serata ad un gruppo estero. Per i laboratori cerco di ottimizzare i costi utilizzando come insegnante un musicista impegnato nel concerto serale, ma questo solo quando è possibile. 

Novità, quest’anno, rispetto al passato? Com’è articolato il festival? 
Segue la linea degli altri anni, serate molto diverse tra loro sia per genere che per aree geografiche, volutamente non ho preso in considerazione gruppi che propongono pizziche, perché già spopolano nel resto d’Italia, e come danza ho scelto il ballettu siciliano, sicuramente meno conosciuto, di cui si occuperà Margherita Badalà. Come novità, avremo due laboratori un po’ più specifici sulla chitarra battente e sul mandolino, curati da Felice Zaccheo. Poi ancora il canto con Sara Modigliani, i tamburi a cornice con Arnaldo Vacca, l’organetto con Alessandro Parente. Infine “Ritmando”, un laboratorio ritmico rivolto ai bimbi dai 7 ai 15 anni, che aggrega esercizi di movimento e coordinazione, attività di riciclo e creatività, pratica strumentale libera e strutturata, studio di alcune tradizioni ritmiche del mondo, libera espressività e vocalità…, il tutto curato da Antonio Franciosa. Un'altra novità è un secondo gemellaggio: dopo il successo di quello dello scorso anno, chiesto da Gastone Pietrucci, con il Monsano Folk Festival, quest’anno sarà la volta del Folk Festival “Suoni dalla Murgia”. 

Ci presenti il cartellone del Festival? 
Il programma di quest’anno prevede il 19 agosto due concerti: Patrios ed Elva Lutza. Il primo è un nuovo ensemble molisano che recupera brani della tradizione popolare, in particolar modo del centro e sud Italia, riproponendoli in chiave moderna, pur valorizzando gli strumenti della cultura etnica molisana quali zampogna, ciaramella e organetto, che sono affiancati a strumenti moderni, dando forma a nuove sonorità apprezzabili non solo ad un pubblico amante della musica popolare. Lo spirito dei sardi Elva Lutza non è certamente quello del revival o della semplice riproposta, ma è una rielaborazione in cui jazz, musica contemporanea e musica popolare si ritrovano ad essere parenti acquisiti, dando vita a una performance assolutamente originale dove possano convivere doina rumena e il ballu tundu, gavotta bretone e mille altri input musicali, fra cui, ovviamente l’improvvisazione. Ha da poco festeggiato i 40 anni di canto la straordinaria Mireille Ben, che si esibirà in quartetto (20 agosto): la formula del racconto e del canto rimane sempre la traccia principale sulla quale si muove il suo gruppo, ma il nuovo percorso vuole lasciare più spazio alla fantasia dei musicisti, e offrire ai ballerini, sempre più numerosi, una scelta di balli diversificata. Non hanno bisogno di presentazione i pugliesi Uaragniaun (21 agosto), guidati da Maria Moramarco, voce potente e antica, che raccontano le ancestrali storie del popolo delle pietre, le miserie e le nobiltà dei "cafoni all’inferno": uomini, bestie ed eroi della civiltà contadina pugliese. Il 22 agosto toccherà al quintetto di Raffaello Simeoni, con un spettacolo dedicato alle liriche popolari dell’Alto Lazio. Canti di viaggio e pellegrinaggio, storie di incontri fantastici immersi in ambienti naturali di straordinaria bellezza, sono i motivi con cui Raffaello Simeoni costruisce una trama narrativa di grande commozione poetica. Ad accompagnare Simeoni, vielle, lire, ribeche, doppi flauti e pive suonate da Gabriele Russo e Goffredo Degli Esposti, notissimi interpreti di musica medievale con l’Ensemble Micrologus. Poi ci sono le percussioni di Arnaldo Vacca e le chitarre di Cristiano Califano. 
Il 23 sarà la volta della “Notte dei Tamburi”, a cui ho accennato prima. Guidato dallo storico trampoliere Pompeo, il composito corteo, partendo dal Museo del Lupo attraverserà le vie del centro storico, con una sosta in alcune piazzette, dove si assisterà a brevi spettacoli di ballerini, musicisti, teatranti ed artisti di strada. Al termine del percorso il corteo musicale raggiungerà piazza S. Lucia dove, sul ritmo del tamburo, sarà possibile suonare e ballare fino a tarda notte. Infine, per la serata conclusiva, sabato 24 agosto, Sara Modigliani, voce storica del folk romano, accompagnata da Felice Zaccheo al mandolino e chitarre, proporrà delle serenate nella piazza del Mercato. È la serata simbolo del Folk Festival, in cui abitanti e pubblico si uniscono in un unico coro creando un’alchimia unica tra suoni colore e calore. La serata proseguirà con altri ospiti per terminare intorno a mezzanotte con le tre “tradizionali” serenate cantate dai civitellesi e da tutto il pubblico. È il risultato di una lunga collaborazione tra gli anziani del paese e il gruppo Mantice, nata con l’obiettivo di riscoprire e riproporre, soprattutto alle nuove generazioni, sia alcuni tipici canti locali e sia melodie provenienti da aree diverse. Il tutto nel rispetto delle tradizioni del paese e con la precisa volontà che la riproposta rimanga sempre un evento genuino riducendo al minimo la sensazione di esibizione pubblica. 

Ci sono margini di crescita del festival? O ritieni che questa sia la dimensione appropriata? 
Credo che ormai da diversi anni il Festival abbia raggiunto la sua giusta dimensione. Non ambisco a grandi situazioni perché non sarebbero sostenibili ma soprattutto perché cambierebbero le caratteristiche e gli obiettivi della manifestazione. Il teatro contiene solo 250 persone ma è il luogo più adatto per la maggior parte delle situazioni. Pensa che alcuni gruppi hanno preferito suonare completamente in acustico ed è andata benissimo. Certo per gruppi che propongono un repertorio basato sulla danza il luogo non è ideale perché non consente al pubblico di ballare ma per quello c’è la notte dei tamburi. Il Festival trasmette un’atmosfera e un’aria “famigliare”, a Civitella ci si sente un po’ come a casa propria o come in una grande festa con tanti amici intorno. Pensa che un amico musicista, con cui ho un legame musicale quasi fraterno, l’ha definito il festival degli affetti. No, spero veramente che intanto continui, cosa per niente scontata visto la situazione nazionale, ma che rimanga così: genuino, semplice e confidenziale. Che le persone che lo conoscono continuino a partecipare, e chi invece non c’è mai stato, trovi l’occasione per venirci a trovare. Sono sicuro che non se ne pentirà. 

Ciro De Rosa 


Informazioni
PRO LOCO - UFFICIO TURISTICO
Piazza Plebiscito - Civitella Alfedena (AQ)
Tel. 0864.890194 - www.comune.civitellaalfedena.aq.it - uffturiscivitella@tiscali.it
Segreteria del festival: mantice@fastwebnet.it
Marco Delfino: 339 2327810 - Tiziana Spini: 328 0136395
Programma dettagliato su www.mantice.net