I finalisti del Premio Andrea Parodi 2026: Hita del Río

Dalla Colombia a Parigi, attraversando la canzone latino-americana, il jazz e il folk contemporaneo, Hita del Río ha sviluppato una cifra stilistica personale, nella quale le radici musicali dialogano con la ricerca e la poesia diventa uno strumento per interrogare il presente. Cantautrice, cantante e chitarrista, dopo gli studi musicali all’Universidad El Bosque di Bogotá e la specializzazione in canto jazz al Conservatorio di Parigi, dal 2014 è attiva nella scena musicale francese, esibendosi in festival e jazz club, tra cui il prestigioso Duc des Lombards. Al suo attivo l’album “Ya entendí” (2022) e l’Ep “Nido” (2024), progetto che rilegge le sue composizioni attraverso arrangiamenti per Big Band. Nel 2025 ha inoltre ricevuto il Premio Ibermúsicas di Composizione, riconoscimento che conferma il valore del suo percorso autoriale. Al Premio Andrea Parodi 2026 si presenta con Bambù, brano inedito che affronta il tema del confronto con gli altri, invitando a riconoscere la propria identità e il valore delle esperienze personali. Nell’intervista racconta la genesi del progetto, il rapporto con le tradizioni latinoamericane e la possibilità di rinnovare il patrimonio musicale senza necessariamente ricorrere a formule mainstream, affidando alla contaminazione e alla libertà creativa il compito di aprire nuovi orizzonti espressivi. 
facebook.com/Hitadelrio

Raccontaci del tuo progetto musicale e della tua ultima uscita discografica.
Hita del Río è il mio progetto solista, attraverso il quale, con le mie composizioni che intrecciano ritmi latinoamericani, jazz, folk contemporaneo e poesia, esploro domande, crisi, osservazioni, paragoni e riflessioni su ciò che significa vivere. Il tutto attraverso giochi di parole e, qua e là, qualche tocco di ironia e umorismo. La mia ultima pubblicazione risale al 2024, con l'Ep “Nido”, in cui le mie canzoni assumono una nuova dimensione grazie agli arrangiamenti per Big Band, fondendo in modo ancora più diretto il jazz con le nuove sonorità latinoamericane.

⁠Che brano presenterai al Premio Parodi?
Il brano che presenterò al concorso si intitola “Bambù”. È una canzone ancora inedita che prende il bambù come uno specchio in cui riflettersi, per comprendere che paragonarsi agli altri non porta a nulla di buono. È un invito a celebrare ciò che siamo, i nostri percorsi, i nostri frutti e a riconoscere i nostri punti di forza.

⁠Pensi sia possibile rinnovare la tradizione con modi vocali e stilistici che non conducono necessariamente verso forme mainstream?
Sì, credo che sia possibile, anche se non è la strada più facile. Credo che sia un percorso che debba nascere da un'autenticità profonda e da un amore per l'espressione artistica, senza imporle condizioni o limiti. Trovo importante che esistano spazi come questo, in cui si celebrano queste forme di espressione musicale, affinché il pubblico possa scoprirle, ampliare i propri gusti e arricchire la propria conoscenza musicale.

⁠Il Premio Parodi è un concorso dedicato alla “world music”. Come definisci questa etichetta? Rispecchia la tua cifra stilistica?
Per me, la world music è una forma di riappropriazione di una tradizione folklorica o di un'espressione musicale autoctona. È un'etichetta che ci suggerisce la presenza di radici culturali, sia in una forma molto tradizionale, sia attraverso la fusione con altri linguaggi musicali. È un'etichetta che invita a viaggiare e ad allargare gli orizzonti di ciò che consideriamo "convenzionale". Per me è l'etichetta perfetta per descrivere ciò che faccio, perché la mia musica è profondamente influenzata da diverse tradizioni folkloriche latinoamericane, che interpreto a modo mio e secondo la mia sensibilità. È una musica che nasce dalla mia esperienza nel mondo, si arricchisce di mille incontri e influenze e finisce per diventare una musica per il mondo.

Salvatore Esposito e Ciro De Rosa

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