Saulius Petreikis – Ritualai (Saulės muzika, 2026)

Polistrumentista e compositore lituano, classe 1984, Saulius Petreikis ha alle spalle una solida formazione classica spesa tra la scuola musicale di Plateliai e il conservatorio Stasys Šimkus, per giungere al conseguimento del baccellierato e del master in tromba classica presso la Lithuanian Academy of Music and Theatre. Partendo da questo background, nel corso degli anni ha dato vita ad un instancabile percorso di ricerca attraverso le culture musicali del mondo, approfondendo la musica persiana e il ney con Mohammad Rasooli, il flauto bansuri indiano con Ernestas Epifanov, il canto raga con Marianne Svašek, le modalità armene con il maestro Jivan Gasparyan e le peculiarità del folklore baltico con Janis Muktupāvels. Petreikis suona oltre cinquanta strumenti a fiato, molti dei quali antichi e legati alla tradizione baltica e lituana, e ha pubblicato undici album solisti, partecipando a oltre cinquanta produzioni di altri artisti, oltre a prestigiose collaborazioni teatrali, cinematografiche e orchestrali. Le sue performance dal vivo sono caratterizzate da un’energia eccezionale e da improvvisazioni capaci di infondere vitalità, abbattendo i confini tra la musica folk tradizionale e i linguaggi della world music sperimentale. Questa tensione costante verso la ricerca e l’esplorazione di nuovi territori sonori è alla base del suo nuovo album “Ritualai”, album nato tra il 2023 e il 2025 durante in lunghi tour tra Europa, Nord America e Lituania, e concepito come una riflessione sull’ordine interiore necessario per attraversare un tempo dominato dal cambiamento. In un’epoca contrassegnata da frenetici spostamenti e continui mutamenti, il disco celebra il valore dei piccoli riti quotidiani intesi come ancoraggio spirituale e luogo del ritorno a casa. Si tratta, dunque, di un album profondamente personale, ma dal punto di vista sonoro le composizioni sono molto lontane dall’intimismo. I “rituali” evocati da Petreikis sono gesti semplici e quotidiani – la preghiera, la colazione in famiglia, una passeggiata nella natura, una storia raccontata prima di dormire – capaci di restituire una direzione quando tutto sembra muoversi. Il disco traduce questa idea in una materia sonora che mette in dialogo identità baltica, sensibilità nordica ed energia celtica, affidandosi a strumenti arcaici come cornamuse, lumzdeliai, corni e ghironda, ma collocandoli dentro una dimensione contemporanea e spesso cinematografica. Registrato a Vilnius, "Ritualai" si avvale di una ampia tavolozza strumentale e timbrica nella quale Saulius Petreikis si alterna tra lumzdeliai (flauti tradizionali lituani), tin whistle, cornamusa, ghironda, corni, flauto di Pan, armonica, tromba, trombone, scacciapensieri, flauto bansuri, fischietto ad acqua, steelpan drum, armonium, percussioni e apporti vocali. Al suo fianco, Donatas Petreikis plasma l'ossatura degli arrangiamenti muovendosi tra chitarre acustiche ed elettriche, fisarmonica, tastiere, percussioni e voce, sostenuto da una sezione ritmica d'eccezione composta dal basso elettrico di Artūrs Duckis e dal bodhrán di Kevin Meehan, il cui tocco imprime un’inconfondibile pulsione celtica. Il quadro cromatico è arricchito dalle tastiere di Rahel Talts Petreikis, dalla fisarmonica di Liutauras Janušaitis, dalle chitarre elettriche e steel di Toke Lynggaard Larsen e dalle ricamate linee ad arco del violino di Vytautas Mikeliūnas, mentre le delicate risonanze vocali di Vytautė Pupšytė completano la trama espressiva dell'opera. L’ascolto si apre con "Ritualas", dove i fiati stendono una trama contemplativa che sfocia nel fluido incrocio sonoro di "Santaka". La sensibilità compositiva di Donatas Petreikis brilla nella successiva "Kur suteka saulės", caratterizzata da eleganti e ariose trame acustiche, mentre "Navajo sapnas" evoca suggestioni oniriche immerse in risonanze ancestrali. La narrazione prosegue verso la meditativa "Krantai", punto di approdo che introduce il respiro corale di "Vėjai pučia", brano arricchito dalle liriche firmate da Saulius, Donatas e Dovilė Petreikienė. Il lirismo delicato di "Rūtelė" lascia poi il passo all'impatto ritmico di "Perkūno šokis" - secondo episodio composto interamente da Donatas --, in cui le percussioni richiamano la potenza del dio del tuono. Il legame con la tradizione popolare lituana si stringe nei canti "Eiliom susėdom" e nella bucolica "Žalioj girelėj", che attingono ai testi del folklore locale, per poi culminare nell'atmosfera sacra e festiva di "Ei, Kalėda, Kalėda". Il cammino si chiude infine con la sognante "Sapnai kaip žvaigždės", dove il canto e i fiati si disperdono come polvere stellare nel cielo. “Ritualai” è, dunque, un disco sulla permanenza: su ciò che rimane quando luoghi, orari, aeroporti e palcoscenici cambiano continuamente. La risposta di Saulius Petreikis non è nostalgica, ma sonora. Ritrovare casa significa tornare a quei gesti, a quei timbri, a quelle melodie capaci di riannodare l'individuo alla comunità, alla natura e alla memoria. E proprio per questo il suo viaggio musicale, pur profondamente radicato nella Lituania, finisce per parlare una lingua sorprendentemente universale. sauliuspetreikis.bandcamp.com


Salvatore Esposito

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