Kareyce Fotso è figlia di uno scultore e di una imprenditrice che ha lavorato anche come prefica. Nata nella zona rurale di Bandjoun e cresciuta a Yaoundé, la capitale del Camerun, dopo aver studiato biochimica, si è dedicata al teatro, alla produzione audiovisiva e alla musica. Suona chitarra, sanza e percussioni e questa è la sua quinta fatica discografica. Le sue canzoni venate di blues veicolano una marcata sensibilià sociale.
Il suo nuovo album prende il nome da un tradizionale cerchio di guarigione femminile. Ha le sue radici nella crescente violenza contro le donne: circa cento femminicidi nel 2024 e 2025, omicidi di cui non si aveva memoria in precedenza. Di fronte a questa emergenza, Kareyce Fotso ha interpellato la madre e una matriarca di 96 anni, l'ultima a aver difeso nel Camerun occidentale la tradizione gwà, le riunioni con cui le donne rispondevano alla violenza domestica, incontrandosi al fiume o nei campi per condividere le loro esperienze attraverso canti e balli, e per esprimere il loro dolore. Dopo la danza, ogni vittima si gettava tra le braccia delle altre donne, dicendo: ‘Mi affido a voi’. Un marito incendiò la casa di una donna che partecipava alla gwà, scatenando una rivolta nel villaggio in cui questo avvenne: per la prima volta, le donne celebrarono la gwà pubblicamente e denunciarono gli abusi. Fu così che la gwà divenne un rituale capace di coscientizzare le persone e placare la violenza. Colonizzazione, religione cattolica e esodo rurale hanno inciso sulla vita pubblica e, pur esistendo ancora, la gwà è diventata un modo di celebrare il parto, perdendo la sua essenza originaria, la lotta per la libertà.
Sollecitata dall’aumento dei femminicidi, Kareyce Fotso ha avuto l’idea di produrre un documentario e ha creato un gruppo privato Facebook chiamato Gwà, uno spazio di ascolto che invita le donne ad esprimersi senza sentirsi giudicate e mette a disposizione un servizio di assistenza: oggi conta 30.000 partecipanti. Fotso è stata profondamente colpita dalle testimonianze: ha lavorato al documentario, a una mostra fotografica, a una raccolta di poesie; ha provato a selezionare le dieci più toccanti e ne ha tratto ispirazione per le dieci canzoni raccolte nell'album cui ha collaborato Blick Bassy. A RFI Musique, Fotso ha raccontato: di avergli affidato “tutta la direzione artistica. Io avevo gli ingredienti – i testi, le melodie – ma non sapevo come metterli insieme. E lui mi ha suggerito di aggiungere un trombone qui, una chitarra lì… Ho pensato subito a lui, e quando gli ho presentato il progetto, è stato come se lo avessimo già pianificato: mi ha consigliato di suonare blues, ed era proprio quello che volevo fare perché le canzoni gwà che la matriarca mi cantava avevano un suono blues. ‘Gue Wô’ parla delle donne che hanno avuto la forza di andarsene. In ‘Motemo’ racconto la storia di una donna nata da uno stupro e la cui madre è stata cacciata dal villaggio dove nessuno osava affrontare lo stupratore. Parlo anche delle donne che vivono controllate dai loro aguzzini. Nel libretto dell'album, ho inserito la foto di una donna seduta con ferite sulla schiena, incapace di andarsene nonostante la porta sia aperta”.
kareycefotso.bandcamp.com/album/gw
Alessio Surian
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