Joseph Tawadros – Conversations with Jack featuring Jack DeJohnette with Yacouba Sissoko and James Tawadros (MGM, 2026)

Venticinque brani fra i due e i sei minuti, registrati l’anno scorso nell’arco di due giornate negli Utopia Studios a Bearsville. Siamo a due passi da Woodstock, nella valle dell’Hudson nella parte settentrionale dello Stato di New York, quindi a due passi dalla casa del compositore, batterista e pianista Jack DeJohnette. Questa vicinanza ha permesso a Joseph Tawadros, egiziano, di base a Sydney, di riallacciare la collaborazione musicale con DeJohnette. Il primo a metterli in contatto era stato John Abercrombie e ne era nato un ottimo album in quintetto, “The Hour of Separation” (2011), registrato per la Enja nel 2010 a Sydney con suo fratello James Tawadros a riqq e bendir e John Pattituci al basso (poi sostituito da Drew Gress in parte del tour che fece conoscere la loro musica). Tawadros e DeJohnette erano rimasti in contatto e intenzionati a sviluppare un progetto in duo. Qundici anni dopo, la musica registrata negli negli Utopia Studios e raccolta in “Conversations with Jack” raggiunge quasi gli ottanta minuti, materiale sufficiente per pensare a due album; Joseph Tawadros ne ha tratto un percorso organico che, innanzitutto, rende omaggio a Jack DeJohnette, morto il 26 ottobre 2025: in queste registrazioni lo si ascolta in una delle sue ultime sessioni in uno studio di registrazione. L'album è stato realizzato senza partire da un repertorio precostituito. L’idea è stata quella di far incontrare i musicisti nelle condizioni migliori per poter sviluppare un dialogo reciproco. Nelle parole di Tawadros: “Non mi sono presentato con della musica già pronta. Volevo semplicemente vedere quanto sarebbe stato organico il processo creativo. Meno chiacchiere e più azione. Lasciarsi guidare da ciò che il destino permette di creare”. DeJohnette aveva descritto il suo ruolo da batterista anche come la capacità di offrire contributi da “colorista”, attento ad offrire varietà di timbri e direzioni sonore. Il lavoro si apre con una sequenza di quattro brani ben congeniati fra loro nell’intrecciare groove ed energia alternata a sequenze più intime, attraverso un arco narrativo che risveglia i sensi con “Egyptian Groove” per poi approdare all’introspezione in “A Melancholic Storm”. Il quinto brano, “Tell Me What You Feel”, è aperto dalla kora del maliano (di base a Brooklyn) Yacouba Sissoko che ha partecipato a una decina di brani nella seconda giornata in studio. Questo brano è dedicato al sentito dialogo fra kora e oud, con un delicato equilibro negli spazi e nel sostegno che i due strumenti sanno offrirsi reciprocamente. Il successivo e vivace "Remember How We Danced?" è il primo ad includere (in trio) anche il preciso e inventivo lavoro al riqq di James Tawadros. È seguito da "A Sad Dream" in cui DeJohnette estende la sua poetica di “coloritore” anche a tastiere e sintetizzatore; più avanti suonerà anche il disco armonico. Il dialogo fra oud e kora si propone nella successiva suite di tre brani – legati da un comune incipit melodico – che vanno dalla nostalgica "Memories Of Home" (allargato alle percussioni, all’articolata "Safe Space" per finire con la gioiosa "Pure Happiness". Altri due brani, "Nubian Dance", più vicino allo spirito tarab e il riflessivo "In Loving Memory" mettono in evidenza il dialogo con la kora; il resto dell’album permette a Tawadros e DeJohnette di spaziare liberamente disegnando stanze affettive diverse, dalla "Pure Happiness", all’energia di "In The Pocket", alla delicatezza di "Almost A Lullaby". Poco prima del finale c’è spazio anche per un assolo di batteria in "Just Jack". Il tutto all’insegna di un approccio aperto e votato ad attento ascolto reciproco, come testimonia il brano più esteso, “Free Spirits”. 


Alessio Surian

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