Oggi ascoltiamo un album che non si può considerare un puro e semplice prodotto da vendere, ma una vera e propria ricerca etnomusicologica.
Per parlare di “Sounds of Malawi Vol. 1” bisogna, naturalmente, andare in Africa. Nel 2024 Harlan Steinberger, ingegnere del suono, produttore e direttore dell'etichetta discografica Hen House Studios, ha trascorso dieci giorni presso i Jacaranda Studios, alla periferia di Blantyre nel Malawi, e, collaborando con Luc Deschamps, direttore della Jacaranda Foundation e del Jacaranda Cultural Centre, nonché console onorario francese in Malawi, e con Waliko Makhala, musicista, etnomusicologo e polistrumentista malawiano, esperto nella salvaguardia degli strumenti tradizionali del Paese, ha registrato un gran numero di artisti malawiani. C’è da dire che Steinberger frequentava il Malawi già dal 2009, lavorando con artisti e producendo album diversi. Ma questo viaggio è stato qualcosa di diverso: nel corso dei dieci giorni Steinberger ha registrato ben diciotto gruppi e un totale di ottantacinque brani. Quando si è sparsa la voce della sua iniziativa, cantanti pieni di speranza si sono presentati con il desiderio di poter registrare. Selezionare i brani pare sia stata un'impresa estremamente difficile, ma Steinberger ha deciso di pubblicare quattordici canzoni tratte da quelle sessioni nell'album di nostro interesse, cioè una raccolta pensata per mettere in luce la varietà della musica di radice malawiana. C’è da dire che il progetto si basa anche su un’iniziativa già esistente: la rassegna live "Sounds of Malawi" organizzata ogni giovedì dalla Jacaranda Foundation sul palco dell'Alliance Française de Blantyre, diventata negli anni un punto di riferimento sia per il pubblico locale sia per i visitatori stranieri interessati alla musica del Paese. È da questo bacino di artisti, spesso mai passati da uno studio di registrazione vero e proprio, che nasce la selezione dell'album. Tra i brani più rappresentativi ci sono “Moto Wayaka”, brano d’apertura che invita alla resilienza nei momenti difficili, interessante per i fraseggi della chitarra elettrica dal suono pulito e arricchito con un pedale del volume che ritarda gli attacchi di alcune note, “Nsanje” della cantante Keturah, famosa dal 2023 per il suo disco omonimo in America e in Europa, “Moto Kumapiri” della rock band Goma, un brano caratterizzato da un intreccio di chitarre dal sapore jazzistico e una sezione ritmica particolarmente elaborata. Figurano poi i Kasambwe Brothers, ex musicisti di strada del quartiere Ndirande di Blantyre, noti per costruire da sé i propri strumenti, qui presenti con una versione dal vivo di "Mtima Wanga". Spazio anche a voci meno note fuori dal Malawi: Eunice, proveniente dal teatro di Blantyre, colpisce con l'intensità vocale di "Uchindere"; il giovane Kefasi firma l'orecchiabile “Iwe Mwana”, mentre Ben Mankhamba, musicista e capo tradizionale del villaggio di Chingalire, presenta con "Anajere" uno dei brani più riusciti dell'intera raccolta. Un capitolo a parte merita Giddes Chalamanda, che a novantacinque anni realizza con “Linny Ho” la sua prima incisione professionale, dopo decenni sul banjo costruito artigianalmente e dopo che lo stesso brano era già diventato virale sul TikTok malawiano. Completano il quadro Boniface Ndamera and The Lucky Stars, con le composizioni del chitarrista non vedente Boniface Ndamera a fondere sonorità del sud e del centro del Paese, Nyago con la delicata “Mwana Akalira”, Vanessa Litta con “Chikondi”, Ibbu Snowden con l’acustica “Thalaveni” e Winnie Msowoya, che in “Thilamanya” restituisce le forme di canto responsoriale tipiche delle pratiche comunitarie del Paese.
Il progetto costituisce una documentazione che non pretende di offrire un’immagine definitiva della musica malawiana, ma di dare l’opportunità di ascoltarla a chi, fuori dal Malawi, non conosce queste sonorità. In più, un filo conduttore dei brani è quasi sempre la chitarra e per chi la ama sarà un motivo in più per lasciarsi guidare fino in fondo da questo disco.
Francesco M. Tommasino
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