Kroton Jazz Festival, Crotone, 10 - 13 agosto 2026

Il concerto è iniziato con una dedica a Miles Davis nel centenario della sua nascita: il sassofonista ha eseguito “Générique”, brano tratto dalla colonna sonora di “Ascensore per il patibolo”, film cult del 1957 del regista francese Louis Malle, di cui Davis registrò i dieci brani in una sola notte. Subito dopo l’inizio del concerto, una gradita sorpresa: tra il pubblico c’è Sergio Cammariere, cantautore di Crotone, che viene invitato da Di Battista a salire sul palco. Insieme al quintetto esegue “Cantautore piccolino” e una versione di “Summertime” con un’introduzione al piano scritta da Bill Evans. Si continua con “Caruso” di Lucio Dalla. Il sax soprano di Di Battista si fa voce lirica con il suo fraseggio hard, spinge nel registro sovracuto dello strumento dialogando con la tromba del bravissimo Matteo Cutello e con una sezione ritmica che ben sostiene le sue incursioni. Al sassofono contralto esegue “Via con me” di Paolo Conte. La struttura del brano, a forte vocazione jazzistica, offre diverse chiavi di lettura. Il quintetto esegue il pezzo con un’energia swing. Si ascoltano armonie ellingtoniane che, negli assoli, si trasformano in fraseggi veloci tipici del “bebop”. Questo avviene grazie al virtuosismo di Di Battista, al dialogo intenso con la tromba e soprattutto alla sezione ritmica, che sostiene bene l’andatura bizzarra del leader. Di Battista rompe la quarta parete: insieme a Matteo Cutello scende dal palco e, improvvisando, crea momenti di grande complicità con il pubblico. Infine, i cromatismi de “La dolce vita” di Nino Rota e “Deborah’s
Theme”, brano della colonna sonora di “C’era una volta in America” di Ennio Morricone, sono i pezzi con i quali Di Battista chiude la prima serata del Kroton Jazz Festival. Il lungo applauso del pubblico è un diretto riconoscimento alla sua empatia e alla sua generosità. Nella seconda serata, formazione classica per il quartetto di Emma Smith, accompagnata da una solida sezione ritmica: Sam Watts al piano, Conor Chaplin al contrabbasso e Andreu Pitarch alla batteria. La cantante britannica è una delle voci più poliedriche della scena jazz internazionale; oltre alle sue produzioni, il suo repertorio è quello tipico dei grandi classici del “Great American Songbook”. La serata, a parte qualche riverbero nelle cuffie della cantante che l’ha costretta a fermarsi per qualche minuto, scorre in maniera estremamente fluida grazie all'empatia che riesce a stabilire con il pubblico e alla sua flessibilità vocale, che in tutta naturalezza rivela la sua estensione, passando da note basse quasi parlate a note acute e dimostrando un grande controllo. Così, uno dopo l’altro, propone i grandi classici jazz: da “April in Paris” – interpretato nella versione vocale da grandi artisti come Ella Fitzgerald, Sarah Vaughan e Frank Sinatra, e in quella strumentale da Charlie
Parker e Thelonious Monk – a “Ev’ry Time We Say Goodbye”, celebre brano di Cole Porter, fino a “Estate” di Bruno Martino. Quest’ultimo, divenuto ormai uno standard jazz internazionale, offre con la sua melodia malinconica il terreno fertile ideale per la sua voce calda, scura e soffiata. A fine concerto, la cantante lancia un appello a tutti gli appassionati di musica: “Comprate i dischi!”, e critica le grandi piattaforme digitali “che sono buone per far uscire la tua musica, ma non buone per supportare gli artisti”. Emma Smith tocca un problema reale: le piattaforme di streaming offrono grande visibilità ma pagano cifre irrisorie agli autori. L’acquisto di dischi resta un modo concreto per sostenere la musica. Musica fisica per il terzo appuntamento del festival con uno dei massimi esponenti della scena jazz-funk contemporanea: il Vincen Garcia Quintet, con il leader al basso, Manu Pardo alla tromba, Victor Jimenez al sax tenore, Andoni Narvaez alla chitarra e l’instancabile Benjamin Wirjo alla batteria. Il basso, regista silenzioso che di solito fa da ponte tra la batteria, l'armonia e la melodia, nella musica di Garcia è il centro gravitazionale attorno al quale convergono tutti gli altri strumenti, che diventano pilastri fondamentali nel dialogo continuo con il
leader. Impossibile ascoltare la sua musica restando seduti: il suo irresistibile groove, la velocità di esecuzione e la forte presenza scenica, sua e di tutti i componenti del gruppo, formano un vero e proprio generatore di energia, il vero motore dello spettacolo. Vi sono attimi di tregua quando esegue “Keep Calm”, brano tratto dal suo ultimo lavoro discografico “Vivace”: in questo pezzo i suoni legati del basso e l'uso massiccio dello slap richiamano le linee tipiche del fondatore della fusion moderna, Jaco Pastorius. “Right Now” chiude il concerto, lasciando il pubblico in piedi a catturare tutta l’energia sprigionata da Vincen Garcia e dalla sua band. Serata conclusiva del festival con il trio Correnteza, caratterizzata dal suono caldo e profondo di uno dei massimi esponenti del clarinetto mondiale, Gabriele Mirabassi. Ad arricchire la formazione si intrecciano le tessiture ritmiche e armoniche della chitarra di Roberto Taufic e la naturalezza interpretativa della voce intima e trasparente di Cristina Renzetti. Un concerto raccolto e intenso per questo ensemble atipico, capace di muoversi tra i grandi autori della musica brasiliana, da Jobim a Caetano Veloso. La ricerca etnomusicologica e antropologica rappresenta il fulcro della loro
esibizione, con una forte attenzione alle culture migratorie tra l’Italia e il Brasile. Il trio dedica l’inizio del concerto a un brano di Gianmaria Testa, “Ritals”, nel quale si racconta con grande poesia la storia, le fatiche e i sacrifici dei migranti del nostro Paese. L’ora del concerto scorre via fluida con i brani della tradizione brasiliana ed esecuzioni legate alle grandi interpreti della canzone italiana, da Mia Martini a Ornella Vanoni. Subito dopo, a chiudere il Kroton Jazz Festival 2026, l’esibizione di Danilo Rea e Dado Moroni, due grandi musicisti del pianismo internazionale. Le armonie classiche di Rea dialogano con il tocco percussivo di Moroni: in costante interconnessione tra loro e con gli ottantotto tasti dei due pianoforti, in un continuo scambio di ruoli, i due rileggono i grandi standard jazz ma anche i grandi successi della musica pop/rock. Dai brani dei Radiohead e dei Beatles, come “Come Together”, fino a “Singin’ in the Rain”, una delle canzoni più famose del cinema, resa immortale da Gene Kelly nella sua danza sotto la pioggia. Si chiude così la rassegna crotonese, dedicata al rapporto tra la musica jazz, il cinema e la canzone d’autore. E, proprio in tal senso, avremmo voluto ascoltare qualche brano del crotonese Rino Gaetano, le cui opere nascondono naturalmente strutture armoniche e sfumature timbriche tipiche del jazz. 

Nicola Coniglio 

Foto di Giuseppe Franco (1, 2, 3), Croton Jazz (4, 5, 6)

Posta un commento

Nuova Vecchia