Umbria Jazz, Perugia, 3 - 12 luglio 2026

Nella quale ogni elemento è (e non può che essere) suono, amalgamato e indissolubile, irriducibile. La componente elettronica dei brani è affidata esclusivamente a lei, mentre il reticolo musicale è teso su una strumentazione prevalentemente acustica. Il genere delle composizioni e il modo in cui sono eseguite dal vivo non esiste ancora – inutile arrampicarsi sugli specchi: forse un nuovo colpo di coda del jazz – sicuramente un altro punto a favore di Umbria Jazz. Il jazz all’ennesima potenza – molto scardinato e molto corposo – si è affacciato almeno due volte all’Arena. Prima attraverso la coppia di concerti che ha visto imperversare (la stessa sera) Charles Lloyd e Terence Blanchard feat Ravi Coltrane (a questi, tra gli altri, fanno buona compagnia, un po’ al Morlacchi e un po’ alla Sala Podiani della Galleria Nazionale dell’Umbria, Bill Frisell Trio, Peter Bernstein Quartet, Jason Moran, Hamilton de Holanda Trio, Gianni Coscia, Gabriele Mirabassi, Kurt Rosenwinkel, Brandee Younger Trio, Thomas Morgan). Poi attraverso “Tutta vita”, il film di Valentina Cenni dedicato all’incontro dei giganti del jazz italiano, che si sono poi
esibiti, guidati da Stefano Bollani: Enrico Rava, Paolo Fresu, Daniele Sepe, Ares Tavolazzi, Roberto Gatto, Christian Mascetta e Frida Bollani Magoni. L’ultimo weekend è iniziato con Gilberto Gill, che ha riportato a Perugia, senza nessuna sbavatura di stile, la sua storia musicale, accompagnato sul palco dalla sua famiglia e preceduto da Gilsons, il trio composto da suo figlio e due suoi nipoti: da Bahia al mondo, partendo dalle tradizioni espressive imbevute di timbri africani, fino a samba, bossa nova e, ovviamente, ai successi indissolubili che sono penetrati nella vita di tutti noi. Il festival – che nella serata dell’ultimo sabato ha ospitato anche Zucchero, in giro in tutta Europa per celebrare il venticinquesimo anniversario di “Baila” - ha affidato la sua conclusione a Elvis Costello e ai suoi Imposters (che si sono esibiti all’Arena, instancabili e con un assetto post-punk trascinante), al pianista americano Kenny Barron (al Teatro Morlacchi) e ad Aaron Parks (alla Podiani), definito recentemente da The Guardian “an indipendente vision” e una “fast-rising star”, per le sue capacità di scrittura ed esecuzione, ma anche per saper tenere
insieme il jazz dei suoi maestri con le atmosfere oniriche di artisti come Radiohead e Bjork. In questo ultimo week end abbiamo avuto anche la fortuna di assistere a “Le canzoni di Dario Fo”, uno spettacolo di Jacopo Fo ed Enrico Intra inserito nelle celebrazioni del centenario della nascita del drammaturgo e attore scomparso nel 2016. L’evento era molto atteso e a ragione: per il legame della famiglia Fo con l’Umbria, dove ha trovato la sua residenza “La libera Repubblica di Alcatraz”, per la struttura stessa dello spettacolo, imperniato sul ruolo delle musiche nella narrativa teatrale di Dario Fo (come si legge nelle note di presentazione: “le canzoni giullaresche, le ballate politiche, le melodie popolari che hanno accompagnato decenni di teatro, di lotta e di risata”). Infine perché riconduce dritti a questa edizione del festival, che ha posto Fo in primo piano, riportando nel manifesto “La Danza degli Zanni”. Si legge nel comunicato della presentazione dell’opera, che ha rappresentato il culmine di un processo di collaborazione con la Fondazione “Fo Rame”, “lo Zanni – Giovanni, Gianni nel dialetto veneto – è la più antica maschera della Commedia dell’Arte: il servo povero, tormentato dalla fame, sfruttato e spesso deriso, ma anche portatore di una vitalità irriducibile”. L’opera omaggia soprattutto la musica, intesa come “matrice di comunità, un linguaggio condiviso capace di unire le persone oltre ogni distanza”. Umbria Jazz quest’anno ha camminato in questo solco. Come dicevamo in apertura, seguendo la direttrice dell’eterogeneità e, con questa, sperimentando i punti comuni nelle diversità. 

 
Daniele Cestellini 

Foto di Giancarlo Belfiore (1) e David Morresi (2-6) tratte dalla pagina Facebook di Umbria Jazz

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