Neha! – Svetu (CPL-Music, 2026)

Le Neha! nascono in Slovacchia nel 2020 come sestetto polifonico vocale femminile. Fondate dalla cantante e operatrice culturale Zuzana Vranka Žiaková, schierano Belinda Rašnerová, Denisa Parobeková, Mária Valentová, Kristína Kluvánek e Sára Halíková. Il loro nucleo a cappella integra la propria trama sonora avvalendosi di percussioni e di contributi esterni (beatboxing, violoncello e arpa). Si sono imposte all’attenzione con le loro esibizioni al World Music Festival di Bratislava, al Aux Heures d’Été festival di Nantes (dove hanno svolto una residenza artistica), al club A38 Ship di Budapest, all’Atmosféra festival e all’Alkantara Fest in Sicilia e a Marathon of Music di Brno. Con il Radically tender tour hanno portato la loro musica negli insediamenti Rom della Slovacchia Orientale. Il nome scelto, traducibile come “Tenerezza”, fa da preludio a “Svetu” (Al Mondo o Per il Mondo), album di debutto registrato nel 2024 e pubblicato nella primavera del 2026 per l’etichetta tedesca CPL-Music, con la produzione di Anton Popovič. Il lavoro attraversa dieci brani della tradizione europea, prevalentemente di area balcanica, rielaborati attraverso una bella stratificazione armonica. L'equilibrio tra le singole timbriche restituisce un suono organico e compatto, evidente fin dall'iniziale "Konopa", un canto d’amore slovacco sostenuto unicamente da ritmiche percussive e battito di mani. L’arpa accompagna il tenero canto ucraino “U Lisi” (Presso la foresta) che descrive l’amore tra un usignolo e un cuculo. Le dinamiche mutano nel tradizionale bulgaro "Bre Petrunko", caratterizzato dalle impennate e le accelerazioni vocali e dal beatbox di Emil Smoliga. Di pari compattezza vocale è "Domačine", brano serbo di ringraziamento per l’ospitalità. Rotta verso la Spagna sefardita con "Mi Dimandas” (Le mie richieste) cantata in ladino e reso con solennità dal sestetto. Dopo le richieste della sposa, sulla stessa scia è il canto nuziale slovacco “Oddavac še budu” (Mi sto per sposare). Ritorno in Bulgaria con “Izgrejala mesečinka”, più incisivo sul piano dello sviluppo canoro. La voce del violoncello accompagna il sestetto nell’avvolgente “Zozulenka" (Il cuculo), una folk song ucraina sulla perdita della figura materna, esplicitamente dedicato ai Paesi colpiti da conflitti. Splendida la performance segnata da sottili variazioni sullo sviluppo canoro all’unisono nel celebre, anche dalle nostre parti, canto bulgaro “Dilmano Dilbero”. Si accommiatano con il passo danzante di “Rumelaj”, canto rom proveniente dalla regione rumena della Rumelia. Sotto un incedere vivace, il testo nasconde il lamento di un giovane dal cuore spezzato da una donna definita una “superba prostituta”. È qui che, nelle note del booklet, le Neha! chiariscono la loro posizione: nell’impossibilità di riscrivere la storia di un mondo che ha maltrattato, umiliato e sottomesso la figura femminile, dichiarano l'intento di riprendersi la propria forza e libertà, cantando il brano “con orgoglio e rispetto per tutte le donne, qualunque sia il modo in cui cercano di tirare avanti nella vita". “Svetu” si ascolta con gran piacere. Le Neha! si presentano come un ensemble dalla solida tecnica e da una spiccata coesione vocale. Tuttavia, la “tenerezza rivoluzionaria” dichiarata dal gruppo non esprime ancora appieno il proprio potenziale innovativo. Le premesse per osare di più ci sono tutte: resta da vedere se, in futuro, il sestetto proporrà uno scatto in avanti più audace e sperimentale. 


Ciro De Rosa

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