Nana Osei Twum Barima – Journey to the Unknown (Zephyrus, 2026)

Col suo primo album, Nana Osei Twum Barima, cantante e polistrumentista ghanese, ci offre una delle rare occasioni ascoltare il seperewa (o sanku), liuto-arpa Akan può avere da 6 a 14 corde. È riconoscibile per la cassa di risonanza squadrata, in legno, corde (oggi) in nylon e un suono morbido ed è stato a lungo protagonista della musica ghanese, prima di venire messo in ombra da chitarre ed altri strtumenti occidentali. Risale almeno al XVII secolo e probabilmente ha origine nel Sahel settentrionale. Da qui ha trovato la sua strada nelle corti Ashanti e poi anche nei villaggi nelle cerimonie che accompagnano funerali e matrimoni. Negli utlimi anni, maestri come suo zio, Osei Korankye, si sono dedicati al recupero e alla documentazione, anche a livello accademico, dello strumento. Nelle mani di Nana Osei Twum Barima, il seperewa diviene un efficace veicolo per ritmi come Kunduma and Nwomkro, ma anche per collaborazioni con altri musicisti che, come lui, vivono in Belgio. Qui l’Ancienne Belgique (Bruxelles) ha documentato una parte del concerto del febbraio scorso. “Proseguo la tradizione, ma la suono anche a modo mio”, è l’approccio del cantante che, col suo album, rielabora una fase della sua vita segnata da perdite improvvise, migrazioni e resilienza: da un’infanzia immersa nella musica all’arrivo, da solo, a Bruxelles con nient’altro che i suoi strumenti. “Non avevo un piano preciso, ecco perché è un viaggio verso l’ignoto. A volte ci si perde, ma forse nella giusta direzione. Ho perso mio padre il 1° gennaio 2017. È stato uno shock. Siamo cinque fratelli, quindi quel lutto mi ha chiesto di diventare adulto”. All’epoca frequentava ancora le scuole superiori e avrebbe voluto diventare geologo, pur essendo nato in una famiglia di musicisti. Proprio il bisnonno, Kwabena Agyarko, è stato protagonista del rinato interesse per il seperewa. Pur non avendo intenzione di intraprendere una carriera musicale professionale, Nana Osei Twum Barima ha capito di dover seguire la “chiamata” che gli è arrivata con un sogno: “Ero in una foresta e cercavo un albero per costruire lo strumento. Poi ho visto il mio bisnonno, che mi ha dato il pezzo di legno perfetto. Quando mi sono svegliato, sapevo di dover seguire la musica”. Incoraggiato dalla nonna Abena Korankyewa, a sua volta una formidabile musicista, Nana Osei Twum Barima si è dedicato completamente a quella strada. “Quando le ho detto che volevo continuare a suonare il seperewa, mi ha detto: ‘Ora posso morire in pace', e poi mi ha benedetto e ha iniziato a registrare cose per me, perché voleva offrirmi tutte le sue conoscenze prima di morire”. Il loro rapporto è celebrato in “Moni”, suonata insieme alla contrabbassista Lara Rosseel, e cantata nella lingua Sefwi della regione nord-occidentale del Ghana: “Moni era il nome che davamo a mia nonna. Ci ha cresciuti, e questa canzone è un omaggio a lei”. Punteggiano il brano il tintinnio incessante del dawuro (campana di metallo), il suono nitido della zucca-shaker Axatse e gli accenti poliritmici del tamburo Dondo. Dopo aver studiato musica e danza africana all’Università di Winneba, Nana Osei Twum Barima sentì il desiderio di lasciare il Ghana e, senza un piano preciso, arrivò in Belgio: il senso di solitudine mentre si inzuppa di pioggia davanti alla stazione centrale di Bruxelles divenne il seme del suo primo singolo, “Belgium and Rain”, con la partecipazione dell'ottantunenne veterano del blues di Gent, Roland Van Campenhout. La pioggia, che un tempo gli rievocava i ricordi di quella prima notte disorientante, è gradualmente diventata un simbolo di resilienza: “Ho capito che avrebbe piovuto comunque, quindi dovevo solo imparare ad amarla”, afferma. La voce calda di Van Campenhout si fonde con quella di Nana e incontra seperewa: il brano sintetizza così sia I vissuti personali, sia una forma di omaggio a Gent, città che è divenuta casa. I primi mesi nelle Fiandre furono tutt'altro che facili: proprio durante questo periodo perse morirono la nonna e alcuni cari amici rimasti in patria. Nel momento più difficile, pensò di arrendersi, ma sua madre lo incoraggiò a perseverare. Questo periodo difficile ha ispirato il secondo singolo, “Message to My Ancestors”, con la partecipazione del suonatore di sitar Nicolas Mortelmans. Ricorda Nana Osei Twum Barima: “L’ho scritto quando mi sentivo in lotta. Chiedo ai miei antenati: è questo il senso della vita? Perché non ce l'avete detto?”. Una melodia intonata dal sitar, essenziale e introspettiva, apre il brano e si accompagna con il canto in lingua Twi e con il goje, violino dell'Africa occidentale a una sola corda. Il brano sviluppa poi un'atmosfera più tesa, come se l'interrogativo divenga più pressante. “Until When”, aperto dal canto del gallo, è l’occasione per duettare con l'artista burkinabé Kaito Winse, residente a Bruxelles: il canto racconta il villaggio in cui Nana Osei Twum Barima è cresciuto, circondato allora da foreste rigogliose e ruscelli limpidi. Ora è segnato dall'attività mineraria e dalla distruzione ambientale: “Avevamo tutto ciò di cui avevamo bisogno... ora la terra è distrutta”. Il dolore si riflette nelle note del flauto Peul suonato da Kaito Winse che amplifica il senso di perdita. Il nucleo emotivo dell'album rimane la morte del padre, un senso di perdita ancorta più profondo di cui canta in “Nipa”: “Sento di non avergli dimostrato l'amore di cui aveva bisogno quando era in vita. Dovremmo apprezzare le persone finché sono vive... quando se ne vanno, è troppo tardi”. Restando in ambito familiare, con “Odo” Nana Osei Twum Barima esprime tutta la sua gratitudine allo zio Osei Korankye, anche per averlo sostenuto durante gli studi dopo la morte del padre. Osei Korankye che suona con lui nel brano e canta una verità semplice quanto difficile da capire: solo quando ci amiamo avremo tutti successo. I cinque minuti del terzo brano “Owea” fanno apprezzare le affinità del il seperewa con la kora e riescono a concentrare e veicolare quegli elementi corali e responsoriali che raccontano una comunità capace di dialogo al proprio interno e con il territorio che abita, unendo le diverse frequenze e poliritmicità in un percorso condiviso che rende tangibile l’armonia e l’amicizia. nanaoseitwumbarima.bandcamp.com/album/journey-to-the-unknown


Alessio Surian

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